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Introduzione alla Scienza dell’`Aqidah

Introduzione alla Scienza dell’` Aqidah

 

 Shaykh Abdur Rahman ibn Yusuf Mangera

Traduzione a cura di `Umar Andrea Lazzaro

 

La Dottrina islamica e l’Importanza del suo Studio

 

L’`Ilm al-Tawhid, la scienza dell’unicità divina, è una delle scienze più importanti e nobili.

Non solo raffina la nostra comprensione del Creatore, dei Suoi messaggeri, e della sua comunicazione con la creazione, ma mette pure in grado di acquisire la comprensione della realtà e dello scopo di questo mondo, e delle questioni escatologiche dell’Aldilà. Questi sono infatti i tre maggiori soggetti di ogni opera di dottrina islamica:

(1) L’essere divino ed i suoi attributi (ilahiyyat)

(2) Le funzione della profezie (nubuwwat)

(3) L’escatologia e ciò che avviene dopo la morte (maghibat)

Di fronte all’odierno assalto di varie ideologie e dottrine, ed alla promozione di una illimitata libertà di pensiero, è essenziale per tutti i Musulmani, i giovani in particolare, avere una ferma padronanza sulla loro dottrina; la comprensione basilare che si acquisisce con il venire allevato in una casa musulmana è scarsamente adeguata.

Vi sono numerose prove testuali della necessità di imparare la dottrina Islamica. Nel Qur’an è scritto: “Sappi, perciò, che non c’è dio all’infuori di Allah” (Qur’an; 47, 19), ed il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) ha detto: “Di: “Credo in Allah”, e poi mantieniti risoluto” (Muslim).

Studiare la filosofia senza delle precedenti basi nella teologia Islamica è stato molte volte distruttivo per la fede di alcuni Musulmani: le persone esposte a confuse interpretazioni di metafisica ed altre complesse discipline trovano talvolta molto difficile accettare i punti della dottrina Islamica al cui riguardo erano fino ad allora inconsapevoli. Sono perciò costretti a valutare questi punti dottrinali islamici alla luce delle idee che hanno -subconsciamente o coscientemente- adottato. Per alcuni, ciò conduce ad un’immensa confusione intellettuale ed emotiva e ad un trauma che ha bisogno di anni per rimarginarsi.

Altri vengono inghiottiti dalla loro difficile situazione e diventano instancabili promotori di “riforme” e “progressivismo” nella religione. Certi casi estremi – Allah non voglio – finiscono nell’aperta apostasia. Solo i sinceri credenti che sono benedetti da Allah con la luce della vera conoscenza ed il ricorso a Lui sono salvati.

Un altro beneficio dello studiare la propria `adidah, oltre a questo livello basilare, consiste nel raggiungere una reale e vero apprezzamento della propra dottrina ed una loro più profonda comprensione, il che porta all’eliminazione dei dubbi. Uno studio ulteriore taglia anche dibattiti non necessari ed incostruttivi sulla natura della divinità come: “Dov’è Allah?”, “Quanto è potente e quanto controllo ha?”, “Allah si evolve?”, “Cos’è Allah e cosa non è”, “Cosa costituisce il vero credo?”, “Le azioni sono importanti o basta definirsi Musulmano per raggiungere la salvezza?” “I Profeti hanno la capacità di peccare?”, “Qual’è la nostra prospettiva sui Compagni?”, “Ci sono altre creazioni di Allah oltre a quando possiamo vedere?” “Cosa c’è dopo la morte?”, “Esiste l’eternità?”..

A domande come queste si può facilmente rispondere studiando libri più avanzati sulla dottrina islamica sotto la tutela di sapienti affidabili. Comunque, il vero beneficio di questo apprendimento va’ oltre qualsiasi soddisfazione intellettuale che si acquisisce in questo mondo: c’è uno scopo più alto. I sapienti, spiegando le prime regole (mabadi’) di questa scienza, dichiarano che il suo obiettivo è l’ottenimento -per la misericordia e la grazia di Allah- del successo nell’Aldilà, il compiacimento del Misericordioso, e l’ingresso nei giardini dell’eterna felicità.

 

Breve Riassunto delle Origini della Teologia Islamica

 

Le prime generazioni ebbero ben poco bisogno di forme codificate di teologia. La maggior parte delle volte, Surah al- Ikhlaṣ era sufficiente. Inoltre, durante la vita del Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) in particolare, ogni volta che si presentava una questione di fede o di dottrina, egli era lì a rispondere. Non c’era perciò bisogno di sistematizzare formalmente l’`aqidah, così come non c’era bisogno di farlo per il fiqh, il tafsir o altre scienze religiose. Quasi la stessa era la condizione all’epoca dei Compagni e a quella dei Seguaci, il periodo benedetto conosciuto come quello dei pii predecessori (salaf salihin).

Tuttavia, sebbene il credo e la pratica Islamica fosse per la maggior parte incrollabile durante questo periodo, lievi scosse segnalavano minacciosamente il terremoto che avrebbe presto fatto tremare e poi scosso la Ummah. Vedendo il pericolo che individui deviati, politici ambiziosi ed una popolazione sempre più confusa ponevano alla sacra conoscenza Islamica, i sapienti di ogni generazione successiva, in risposta alle esigenze delle rispettive epoche, compilarono e sistematizzarono norme, idee e dottrine islamiche, ed articolarono meticolosamente le discipline che conosciamo oggi.

L’origine di un rigoroso studio teologico può venir rintracciata durante il Califfato di `Uthman (radiyallahu `anhu). In quel periodo, varie idee aliene misero radici, con durata variabile, nella società Musulmana e trovarono uno zelante pubblico. Durante il periodo Abbaside, iniziato verso la metà del secondo secolo dopo l’Hijrah, l’introduzione della filosofia greca (o più precisamente ellenistica) nelle terre Musulmane portò ad accese discordie. Le neo-formata Mu`tazilah riuscì ad ottenere grande appoggio nella classe dominante, vincendo alle sue credenze diversi califfi; essi usavano il loro potente peso politico per discutere e reinterpretare molti fondamenti dell’Islam e per costringere alla conformità alle loro credenze, o almeno ridurre al silenzio ogni potenziale dissidente. Coloro che ebbero il coraggio di obiettare furono perseguitati senza pietà, in particolare l’Imam Ahmad ibn Hanbal (che Allah abbia misericordia di lui), che fu crudelmente messo alla frusta per il suo rifiutarsi di accettare false dottrine sul Qur’an. E’ in questo contesto turbolento che emersero le scuole teologiche ortodosse di Abu-l-Hasan Al-Ash`ari ed Abu Mansur al-Maturidi.

Molte delle differenze che si trovano nelle opere di dottrina islamica e teologia scolastica (kalam) sono principalmente tra, da una parte, Ash`ariti e Maturiditi e, dall’altra, Mu`taziliti, ed in misura minore Kharijiti, Jabariyya, Murji’ah ed un paio di altri gruppi. Le differenze che alcuni indicano tra gli Ash`ariti ed i Maturiditi non sono teologicamente significative ed hanno chiare ragioni storiche, cui accenneremo in più sotto; è più appropriato considerarli come due approcci alla stessa teologia e trattarli come un unico gruppo. Difatti, i sapienti fanno proprio questo, riferendosi ad entrambi i gruppi assieme come “Ash`ariti” quando li si contrappone ad altre sette. Entrambi questi due gruppi [Ash`ariti e Maturiditi] sono sempre stati reciprocamente tolleranti e non hanno mai etichettato l’altro come innovatore od eretico. E’ soltanto quando questi due gruppi sono contrapposti ai Mu`taziliti e ad altre credenze, che vediamo divergenze teologiche importanti. Uno studio esauriente di ognuno di questi due gruppi, e degli altri, e degli effetti che la loro azione congiunta ha avuto sui governi e sulle società Musulmane è stato delineato nei venerabili tomi di storia e teologia. E’ ben oltre il nostro scopo qui dare anche solo un riassunto di queste opere, ma per fornire un contesto appropriato in cui inserire al-‘Aqīdah al-Tahāwiyyah è opportuno dare una breve visione d’insieme dei maggior gruppi teologici.

 

Gli Ash`ariti

 

Il fondatore eponimo della scuola Ash`arita fu l’”Imam dei Teologi”: `Ali ibn Isma`il ibn Abi Bishr al-Ash`ari al-Yamani al-Basri (Siyar A‘lam al-Nubala’ 15:88); discendente del famoso Compagno Abu Mūsā al-Ash`ari, nacque a Basra nell’anno 260/873 e morì nel 324/935.

L’Imam Ash`ari nacque in un’epoca in cui diverse sette litigiose che si impegnavano a lanciare accuse di eresia e miscredenza ad altri Musulmani. Di queste, la Mu`tazila emerse come la ben più forte e guadagnò a sé il maggior numero di adernti, specialmente dopo aver iniziato a guadagnare il supporto del califfato.

Lo stesso Abu-l-Hasan al-Ash`ari iniziò come un Mu`tazilita: crescendo come figliastro e studente del famoso insegnange Mu`tazilita Abu `Ali al-Jabba’i (m. 303/915), divenne fermamente istruito nella loro ideologia e competente nei loro metodi di argomentazione, e fu un allenato dibattitore a braccio. Tutte queste qualità fecero di lui il candidato ideale ad essere il sapiente Mu`tazilita di punta, un posto che tenne per molti anni. Però, all’età di quarant’anni, scioccò tutti separandosi da loro e rinunciando alle loro credenze. Annunciò anche pubblicamente il suo pentimento dalle loro credenze, e quindi iniziò a difendere la vera dottrina di Ahl al-Sunnah wa al-Jama`ah cui aderivano i grandi giuristi ad i sapienti di ḥadīth del suo tempo.

Molto è stato narrato riguardo la conversione dell’Imam Ash`ari all’ortodossia. Il grande specialista di ḥadīth e storico Ibn `Asakir riporta da Isma`il ibn Abi Muhammad ibn Ishaq al-Ash`ari (che Allah abbia misericordia di lui), “Ash`ari fu il nostro shaykh ed Imam, colui in cui ponemmo la nostra fiducia. Persistette nell’ideologia dei Mu`taziliti per quarant’anni, poi si ritirò dal pubblico nella sua casa per quindici giorni. Quando uscì fuori, andò alla Grande Moschea, salì sul pulpito, e disse “O gente, mi sono ritirato da voi durante questio periodo perchè, nel mio studio delle prove [di certe questioni teologiche], mi sembrarono essere alla pari tra loro, e non riuscivo a distinguere il vero dal falso ed il falso dal vero. Chiesi perciò la guida da Allah, il Benedettissimo, l’Altissimo, ed Egli mi ha guidato alla dottrina che ho scritto in questo mio libro. Mi privo ora di tutto ciò che credevo, come mi primo ora di questo vestito”. Si tolse la veste che indossava e la mise da parte, e passò alla gente i libri; tra loro vi era al-Luma’ (Le Scintille). Quindi disse: “D’ora in poi, mi impegnerò a confutare le credenze dei Mu`taziliti ed esporre i loro errori e debolezze”.

Quando i sapienti di ḥadīth e giurisprudenza lessero questi libri, adottarono il loro contenuto e vi aderirono completamente, talmente tanto che la loro scuola di pensiero iniziò a venire attribuita a lui”.

Anche un’altro incidente, trasmesso da Qari, Taftazani, ed altri, può aver contribuito alla sua conversione. Essi riportano che lo Shaykh Abu-l-Hasan al-Ash`ari un giorno chiese al suo insegnante Abu `Ali al-Jubba’i: “Qual’è la sua opinione su tre fratelli, uno dei quali muore obbediente, un altro disobbediente, ed il terzo ancora bambino?”; quello rispose: “Il primo verrà ricompensato, il secondo punito con l’Inferno ed il terzo non verrà né punito né ricompensato”: Ash`ari chiese: “Se il terzo dice: “O Signore, perchè mi hai fatto morire ad una giovane età e non mi hai lasciato crescere così che potessi esserTi obbediente e perciò entrare in Paradiso?”. Jubba’i rispose che Allah avrebbe detto: “Io sapevo che se tu fossi cresciuto mi avresti disobbedito e perciò saresti andato all’Inferno, perciò è stato meglio per te essere morto giovane”.

Allora Ash`ari disse: “Se il secondo dice: “Mio Signore, perchè non hai lasciato morire [anche] me giovane, così non avrei disobbedito e non sarei entrato all’Inferno?” Cosa dirà allora il Signore?”. Jubba’i fu confuso. Ash`ari abbandonò la dottrina Mu`tazilita ed iniziò a confutarla e a stabilire quanto fosse stato trasmesso dalla Sunnah e confermato dalla jamā`ah, o comunità, dei Compagni e dei pii predecessori. Perciò, lui ed i suoi seguaci vennero chiamati Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah o “la Gente della Sunnah e della Comunità”. (Minaḥ al- Rawḍ al-Azhar 220, Sharḥ al-ʿAqā’id al-Nasafiyya).

 

I Maturiditi

 

Muḥammad ibn Muḥammad ibn Maḥmūd, Abu Mansur al-Maturidi, l’“Imam dei Teologi”, fu l’eponimo fondatore della seconda maggiore scuola Sunnita di teologia.

Egli nacque a Māturīd, un distretto di Samarqand, nell’odierno Uzbekistan. Oltre ad essere uno degli Imam dei fondamenti del Dīn, fu un prominente giurista della scuola Ḥanafī, avendo studiato da Naṣr ibn Yaḥyā al-Balkhī. Abu Zahra (m. 1396/1976) dice nel suo Al-Madhāhib al-Islāmiyyah: “Abu Mansur al-Maturidi ed Abu-l-Ḥasan al-Ash`ari furono contemporanei, ed entrambi erano impegnati nella stessa causa. La differenza era che l’Imam Ash`ari era più vicino al campo degli oppositori [i Mu`taziliti]: Basra era stata la città natale dell’ideologia Mu`tazilita ed il luogo in cui crebbe e da cui si diffuse, e fu anche uno dei maggiori fronti nella guerra ideologica tra i Mu`taziliti ed i sapienti di ḥadīth e giurisprudenza (fiqh).

Sebbene Abu Mansur al-Maturidi fosse lontano da questo campo di battaglia, il suo eco aveva raggiunto le terre in cui viveva, e così, vi erano Mu`taziliti in Transoxiana che imitavano i Mu`taziliti dell’Iraq. Fu Maturidi che si alzò a combatterli”.

Ciò che impariamo dalle biografie di questi due Imam è che il loro obiettivo era uno: difendere la dottrina ortodossa di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah dall’assalto degli innovatori, specialmente i Mu`taziliti. Sebbeno i loro obiettivi fossero gli stessi, certi elementi delle loro metodologie inevitabilmente furono differenti, in base alle circostanze uniche delle località in cui ciascun Imam viveva.

Alcuni sapienti hanno sintetizzato le loro differenze nel seguente modo: Ash`ari non riservò grande spazio alla ragione in presenza dei testi sacri, anche se si trattasse di testi trasmessi da un unico narratore (khabar ahad) invece che attraverso una trasmissione ininterrotta (tawatur), mentre Maturidi tentava di riconciliare tra la ragione ed i testi trasmessi (manqul) finchè fosse possibile farlo senza troppe difficoltà o senza sacrificare la correttezza. Questa sottile differenza nella metodologia non produsse alcuna incongruenza sostanziale nei loro precetti teologici, ma in effetti servì solo ad arricchire il discorso teologico esistente. Le differenze riguardavano materie ausiliarie che non avevano peso sui fondamenti condivisi, e molte di queste lievi differenze si potrebbe ridurre a mere differenze nella fraseologia. Queste due scuole sono perciò entrambe classificate come scuole ortodosse di teologia Islamica e di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah, con i Maturiditi generalmente inclusi nel nome generale di “Ash`ariti” quando confrontati con i Mu`taziliti, i Kharijiti, ed altri innovatori.

Dovrebbe essere interessante notare che la maggior parte dei seguaci della scuola Hanafi di giurisprudenza sono storicamente stati seguaci della scuola Maturidita di teologia; mentre un terzo di loro, assieme a tre quarti degli Shafi`i, tutti i Maliki ed alcuni Hanbali, aderiscono alla scuola Ash`arita. Alcuni Ḥanafī, Hanbali e Shafi`i aderirono alla scuola Mu`tazilita, e a parte un altro gruppo di Hanbali, che rimasero sulla scuola dei predecessori (salaf) nella pratica del tafwid (consegnare ad Allah la conoscenza dei dettagli delle parti ambigue [mutashabihat] dei sacri testi), molti altri aderirono all’ideologia della Hashawiyya. (Muqaddimat al-Imam al-Kawthari).

 

I Mu`taziliti

 

Isolazionisti o Coloro che Dissentono. La dottrina Mu`tazilita nacque a Basra all’inizio del secondo secolo, quando Wasil ibn `Ata’ (m. 131/748) lasciò la cerchia di Hasan al-Basri dopo una disputa teologica a riguardo di al-manzila bayn al-manzilatayn, e riguardo l’ipotesi se una persona colpevole di un peccato maggiore rimanesse un credente. Hasan Basri disse: “`Ata’ ha dissentito da noi”, e da quel momento, lui ed i suoi seguaci furono chiamati “Coloro che Dissentono”, o “Mu`tazila”.

I Mu`taziliti si definirono “Ahl al-Tawhid wa al-`Adl” (La Gente dell’Unicità Divina e della Giustizia), pretendendo che la loro teologia basasse il sistema dottrinale islamico nella ragione. I pilastri Mu`taziliti si concentravano su Cinque Principi:

(1) tawhid (unicità divina)

(2) `adl (giustizia divina)

(3) wa‘d wa wa‘id (promessa e minaccia)

(4) al-manzila bayn al-manzilatayn (il livello tra i due livelli)

(5) amr bi ‘l-ma`ruf wa ‘l-nahy `an al-munkar (ordinare il bene e proibire il male).

I fondatori ed i leader di questa setta includevano Abu ‘Ali Muhammad ibn ‘Abd al-Wahhab al-Jubba’i, ‘Amr ibn ‘Ubayd, Bishr ibn Sa‘id, Ibrahim ibn al-Nazzam, Yashama ibn al-Mu‘tamir, Abu ‘l-Hudhayl al-‘Allaf, ed Abu Bakr ‘Abd al-Rahman ibn Kisan al-Asamm. Nel tempo, la Mu`taziliyyah si divise in più di venti sotto-gruppi, come la Wasiliyyah, la Hudhaliyyah, e la Nazzamiyyah, ognuno nominato dal nome del suo fondatore, ed alcuni di loro arrivavano a considerare miscredenti gli altri sottogruppi. Comunque, tutti loro condividevano l’opposizione ad Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah in diverse credenze essenziali, una delle quali era la loro negazione degli Attributi (sifat al-ma`ani).

A differenza di Ahl as-Sunnah wa al-Jama`ah, i Mu`taziliti affermavano che Allah conosce, vuole, e vede attraverso la Sua Essenza, invece che attraverso gli Attributi di Conoscenza, Volontà e Vista. Inoltre, negavano la visione beatifica da parte degli abitanti del Paradiso. Essi credevano che Allah crea la Sua parola in un corpo e che il Qur’an è perciò creato; che la ragione può imporre il giusto e lo sbagliato ad Allah ed obbligarlo a dichiararli tali; che è obbligatorio ad Allah punire il peccatore e ricompensare l’obbediente; che il servo è il creatore delle sue azioni volontarie; e che la miscredenza e la disobbedienza non sono creati da Allah (perciò, sono anche Qadariti, vedi sotto). Non di meno, va’ ricordato che sebbene tali credenze siano corrotte ed invalide, i sapienti Musulmani ortodossi non hanno necessariamente accusato di apostasia i Mu`taziliti, né hanno ritenuto permesso dichiararli miscredenti a causa delle loro idee; ma gli hanno riconosciuto lo stato di innovatori e trasgressori.

 

La Qadariyyah

 

Libertaristi. Essi propugnavano l’idea dell’assoluto libero arbitrio, o libertarismo. L’ideologia della Qadariyyah (Qadariti) è fondamentalmente condivisa dalla Shi`ah e della Mu`taziliyya: entrambi dei quali negano che Allah crea il male, ed attribuiscono all’uomo l’abilità di creare il male. Ma‘bad ibn Khalid al-Juhani (m. 80/699) fu il primo a parlare negando il qadar (predestinazione).

 

I Khawarij (Kharijiti)

 

Separatisti o Secessori. I Khawarij (o Kharigiti) furono la prima setta a separarsi dall’Islam ortodosso. Dopo l’arbitrazione tra `Ali e Mu`awiyya (che Allah sia soddisfatto di entrambi), un piccolo numero di pietisti si separarono da loro e si ritirarono al villaggio di Harura’ sotto il comando di Ibn Wahb e vicino a Nahrawan furono raggiunti da un gruppo più ampio. Questo fu il gruppo responsabile dell’assassinio di `Ali (che Allah sia soddisfatto di lui) e del fallito tentativo di assassinare Mu`awiya ed `Amr ibn al-`As (che Allah sia soddisfatto di entrambi). Persino più estremi della Mu`taziliyya, consideravano le azioni essere parte integrante della fede e perciò ritenevano essere miscredente chiunque fosse colpevole di un peccato maggiore.

Ci furono alcune altre sette teologiche che emersero, che non ebbero la stessa influenza della Mu`taziliyyah, ma nondimeno di aggiunsero al feroce settarismo che caratterizzava quel periodo.

 

La Jabariyyah

 

Fatalisti. Il credo della Jabariyyah (Jabariti) è diametricalmente opposto a quello della Qadariyya. Ebbero una prospettiva fatalista e credevano che l’uomo non ha libero arbitrio nelle sue azioni; che l’uomo è sotto costrizione, o jabr, così come una piuma è alla mercé dei venti; e che non ha scelta nemmeno nelle sue azioni intenzionali. Un sottogruppo della Jabariyyah è la Jahmiyyah.

 

La Jahmiyyah

 

Essi erano seguaci di Jahm ibn Safwan al-Samarqandi (m. 128/745) e considerati puri fatalisti (jabariyyah). Jahm espresse le sue credenze eretiche a Termez (nell’odierno Uzbekistan) e fu ucciso da Muslim ibn Ahwaz al-Mazini a Marw (nell’odierno Turkmenistan). Come la Mu`taziliyya, rigettava gli eterni attributi divini, ma sostenevano altre credenze eretiche. Per esempio, egli era uno dei primi a dire che il Qur’an fosse creato, avendo appreso quest’idea dal suo insegnante damasceno Ja`d ibn Dirham. Altre credenze attribuitegli sono che il Paradiso e l’Inferno siano transitori. Alcune delle credenze gli sono talvolta falsamente attribuite, secondo l’Imam al-Kawthari, ed alcuni talvolta urlano il termine “Jahmiyyah” come un epiteto insultante verso qualsiasi oppositore in disaccordo con loro. Alcune credenze avute da Jahm ibn Safwan portano al di fuori dell’Islam nella miscredenza, e così pure per alcune delle credenze avute dalla Karramiyyah.

 

La Karramiyyah

 

Il loro nome e credenze sono legate ad Abu `Abdillah Muhammad ibn Karram (m. 255/868). Su di loro, Shahrastani scrive: “Essi credevano che esistano molte cose contingenti nell’essenza di Allah. Ad esempio, credono che le informazioni degli eventi passati e futuri esistano nella Sua Essenza così come i libri rivelati ai Messaggeri esisterebbero nella Sua Essenza [invece che essere tramite i Suoi Attributi]. Essi sono antropomorfisti (mujassima), poiché Muḥammad ibn Karram dichiarò che il suo dio (visto che Allah in realtà è trascendente su ciò che Gli si attribuisce) è appoggiato sul Trono; che Egli è “sopra” inteso come direzione fisica; che Egli è sostanziale; e che ci sono per Lui movimenti [fisici], spostamento e discesa, questo tra le altre idee irrazionali. Alcuni della Karramiyyah affermarono inoltre che Allah sia un corpo (jism).

La Karramiyyah si divise nel tempo in dodici sette (Shahrastani, Al-Milal wa ‘l-Nihal 1:108-109).

 

La Murji’ah

 

Coloro che rimandano, che differiscono, o Antinomisti. Essi erano un gruppo di innovatori che affermavano che la disobbedienza nella fede non danneggia, ma che Allah perdona tutti i peccati fintanto che una persona abbia fede, perciò andando all’estremo opposto dei Kharigiti. A causa delle loro credenze, spesso trascuravano i riti religiosi.

Sebbene queste sette possano oggi non esistere più come gruppi formali, alcune delle loro credenze esistono ancora e le si sentono essere propugnate da figure contemporanee che si atteggiano a riformatori. Tutta la lode si deve ad Allah, che ha preservato al Sua fede ed ha creato in essa il potere di purificarsi continuamente dalle innovazioni e da riforme spurie. Il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) ha detto: “Questa conoscenza sacra verrà portata dalle autorità affidabili di ogni generazione successiva, che la [preserverà e] rimuoverà da essa le alterazione dell’esagerato, le interpolazioni del corrotto e le false interpretazioni dell’ignorante” (Bayhaqi; Khatib al-Baghdadi, Sharaf Ashab al-Hadith).

[Tratto da “al-Fiqh al-Akbar Explained”, Mufti Abdur Rahman ibn Yusuf]

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