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Al-Fiqh al-Akbar

Al Fiqh al-Akbar

dell’Imâm Abû Hanîfa al-Nu‘mân

Traduzione a cura di Alberto Ventura. – Da un altro sito.

[Per osservare] il principio fondamentale del tawhîd e la corretta credenza è necessario affermare: “Credo in Dio, nei Suoi angeli, nei Suoi libri, nei Suoi inviati, nella resurrezione dopo la morte e nel fatto che il destino, nel bene e nel male, viene da Dio Altissimo; [e credo] che la resa dei conti e la bilancia, il paradiso e l’inferno sono tutti realtà”.

Iddio Altissimo è unico (wâhid), non nel senso numerico, ma nel senso che non ha compagni: “Di’, Egli, Dio, è Uno, Dio l’eternamente pieno, non ha generato né è stato generato, e nessuno Gli è pari”. Egli non assomiglia a cosa alcuna delle Sue creature, né cosa alcuna delle sue creature Gli assomiglia. Egli non cessa né termina [di essere dotato] di nomi (asmâ’) ed attributi (sifât) essenziali (dhâtiyya) e d’azione (fi‘liyya); quelli essenziali sono la Vita (hayât), la Potenza (qudra), la Scienza (‘ilm), la Parola (kalâm), l’Udito (sam‘), la Vista (basar) e la Volontà (irâda), mentre quelli d’azione sono l’atto creativo (takhlîq), il sostentamento (tarzîq), la produzione (inshâ’), l’insaturazione creatrice (ibdâ‘), la qualità di Fattore (sun‘) ed altri attributi riferiti all’atto.

Egli non cessa né termina [di essere dotato] di nomi ed attributi, e nessun nome o attributo è in Lui innovato: non cessa d’essere Sapiente di Sua Scienza, e la Scienza è un attributo sin dall’eternità; né d’essere Potente di Sua Potenza, e la Potenza è un attributo sin dall’eternità; né d’essere Parlante di Sua Parola, e la Parola è un attributo sin dall’eternità; né d’essere Creatore di Suo atto creativo, e l’atto creativo è un attributo sin dall’eternità; né Agente di Suo Atto, e l’Atto è un attributo sin dall’eternità. L’oggetto dell’azione (maf‘ûl) è creato, mentre l’Atto (fi‘l) di Dio Altissimo è increato. I Suoi attributi sono sin dall’eternità non innovati ed increati: chi afferma quindi che essi sono creati o innovati, chi esita o ha dubbi al riguardo, quegli è un miscredente nei confronti di Dio Altissimo.

Il Corano è Parola di Dio Altissimo scritta su fogli, preservata nei cuori, recitata dalle lingue e discesa sul Profeta – su di lui la preghiera e la pace! Il nostro articolare con parole il Corano è creato, il nostro scriverlo è creato, il nostro recitarlo ritualmente è creato, ma il Corano [in sé] è increato.

Quel che Dio Altissimo menziona nel Corano narrando le storie di Mosè e di altri fra i profeti – su di loro la preghiera e la pace! – o di Faraone e di Iblîs, tutto ciò è Parola di Dio Altissimo che ci informa al loro riguardo. La Parola di Dio Altissimo è increata, mentre le parole di Mosè e degli altri esseri creati sono create: è dunque il Corano, Parola di Dio Altissimo, ad essere increato e non le parole di quelli.

Mosè – su di lui la pace! – ha ascoltato la Parola di Dio Altissimo, così come Dio stesso afferma: “E Dio parlò con Mosè a viva voce”. E Dio Altissimo era già Parlante ancor prima di parlare con Mosè – su di lui la pace! – così come era già Creante prima ancora di creare le creature. “Non c’è cosa alcuna che sia a Lui simile, ed Egli è Ascoltante Veggente”.

Allorché Iddio Altissimo parlò a Mosè, gli parlò con quella Sua Parola che è Suo attributo sin dall’eternità. I Suoi attributi sono differenti da quelli degli esseri creati: Egli conosce diversamente da come noi conosciamo, può in modo diverso da come noi possiamo, vede in modo diverso da come noi vediamo, ascolta in modo diverso da come noi ascoltiamo, parla in modo diverso da come noi parliamo. Noi parliamo grazie a strumenti e lettere, mentre Dio Altissimo parla senza strumento né lettere: queste ultime sono infatti create, mentre la Parola di Dio Altissimo è increata. Egli è una “cosa” (shay’) diversa dalle [altre] cose: il concetto di “cosa” [Gli viene attribuito esclusivamente] per affermarLo, senza [che ciò implichi la presenza di] corpo (jism), né di sostanza (jawhar), né di accidente (‘arad), né di limite (hadd), né di contrario (didd), né di pari (nidd), né di simile (mithl). Egli possiede una mano (yad), un volto (wajh), un respiro (nafas), nonché attributi senza modalità esprimibile (bilâ kayf). Non si dica dunque che la Sua mano [simboleggia] la Sua potenza o la Sua grazia, come affermano i Qadariti e i Mu‘taziliti, poiché ciò significherebbe vanificare [la nozione stessa] di attributo: la Sua mano è piuttosto un Suo attributo senza modalità esprimibile, e [allo stesso modo] la Sua collera ed il Suo compiacimento sono due dei Suoi attributi senza modalità esprimibile.

Iddio Altissimo ha creato le cose non [a partire] da una cosa [preesistente]. Iddio Altissimo conosce sin dall’eternità le cose prima che esse siano, ed è Lui che ne ha stabilito i destini e le ha determinate. Non v’è cosa, né in questo né nell’altro mondo, che non sia per Sua volontà (mashî’a), per Sua scienza (‘ilm), per Suo decreto (qadâ’) e per Suo destino (qadar). Egli ha scritto quella cosa sulla “tavola preservata” (al-lawh al-mahfûz), ma l’ha scritta in quanto qualificazione (wasf) e non in quanto ordine (hukm). Il decreto, il destino e la volontà sono Suoi attributi senza modalità sin dall’eternità. Iddio Altissimo conosce l’inesistente (ma‘dûm) nella sua condizione di inesistente, e sa quale esso sia allorché gli dà l’esistenza, e conosce l’esistente (mawjûd) nella sua condizione di esistente, e sa quale esso sia allorché si estingue; e conosce Iddio Altissimo chi sta eretto nella sua condizione eretta, e quando quello si siede lo conosce nella sua condizione seduta, senza che ciò implichi un cambiamento nella Sua scienza o che quest’ultima venga ad essere innovata; il cambiamento e la mutazione avvengono invece nelle cose create.

Iddio Altissimo ha creato le creature esenti da miscredenza (kufr) o da fede (îmân), poi ha predicato loro e ha formulato per loro ordini e divieti. Chi è miscredente lo è dunque per proprio atto (fi‘l), per propria rinnegazione (inkâr), per propria sconfessione (juhûd) della Verità, in virtù del fatto che Dio Altissimo lo ha abbandonato; e chi crede lo fa per proprio atto (fi‘l), per propria approvazione (iqrâr), per proprio sincero assenso (tasdîq), in virtù del fatto che Dio Altissimo gli ha fornito sostegno ed assistenza.

Egli ha tratto la progenie di Adamo dai lombi di quest’ultimo sotto forma di particelle seminali (dharr), li ha dotati d’intelletto, ha predicato loro, ha loro ordinato la fede, ha vietato loro la miscredenza e quelli hanno riconosciuto la Sua signoria. Ciò è stato da parte loro [un atto di] fede ed essi sono stati generati secondo questa natura primordiale: chi dopo di ciò è stato miscredente ha compiuto un’alterazione ed un cambiamento [di tale natura], mentre chi ha creduto e assentito l’ha confermata ed ha perseverato in essa. [Dio] non costringe nessuna delle Sue creature alla miscredenza o alla fede, né le ha create credenti o miscredenti, ma come [semplici] individui; la fede e la miscredenza sono opera degli uomini, e Dio Altissimo conosce il miscredente nella sua condizione di miscredente, e quando dopo di ciò diviene credente lo conosce nella sua condizione di credente e lo ama, senza per questo che la Sua scienza ed il Suo attributo siano soggetti a mutazione.

Tutti le azioni degli uomini, in moto come in quiete, sono in realtà un’acquisizione umana (kasb), mentre è Dio il loro creatore; tali azioni avvengono tutte per Sua volontà, scienza, decreto e destino. Tutti gli atti di obbedienza (tâ‘ât) sono necessari per ordine di Dio Altissimo, perché Egli li ama, perché se ne compiace, per Sua scienza, per Sua volontà, per Suo decreto e per Suo destino, e [analogamente] tutti gli atti di disobbedienza (ma‘âsî) sono per Sua scienza, per Suo decreto, per Suo destino, per Sua volontà, e non perché li ama, né perché se ne compiace, né perché li ordina.

Tutti i profeti – su di loro la preghiera e la pace! – sono esenti da peccati minori (saghâ’ir) e maggiori (kabâ’ir), dalla miscredenza, dalle turpitudini, [anche se possono commettere] sviste e mancanze. Muhammad – su di lui il saluto e la pace – è il Suo amato, il Suo servo, il Suo inviato, il Suo profeta, il Suo puro, il Suo immacolato; egli [anche prima della sua missione] non ha adorato idolo, non ha attribuito compagni a Dio Altissimo neppure per un istante, né ha mai commesso peccato minore o maggiore.

Il più eccellente fra gli uomini dopo i profeti – su di loro la preghiera e la pace! – è Abû Bakr “il Veridico” (al-siddîq), poi ‘Umar ibn al-Khattâb “il Sagace” (al-fârûq), poi ‘Uthmân ibn ‘Affân “dalle due luci” (dhû’l-nûrayn), poi ‘Alî ibn Abî Tâlib “il Gradito [a Dio]” (al-murtadâ) – che Dio Altissimo si compiaccia di loro tutti, devoti e saldi nella verità! A tutti loro noi riconosciamo legittima autorità.

Noi non diciamo altro che bene di alcuno dei Compagni dell’Inviato di Dio. Noi non tacciamo di miscredenza un musulmano a causa di un qualche peccato, foss’anche maggiore, perché ciò non è lecito, né cessiamo [di riferire a lui] il termine “fede”, ma lo chiamiamo realmente credente, giacché è possibile che egli sia un credente [pur se] peccatore (fâsiq), e non [per questo] un miscredente.

Lo strofinamento sui calzari [in luogo del lavaggio dei piedi nel corso dell’abluzione] è una sunna, ed anche la preghiera del tarâwîh nelle notti del mese di Ramadân è una sunna.

E’ lecita la preghiera dietro qualunque credente, sia egli pio o peccatore. Noi non affermiamo che al credente i peccati non recano danno, non sosteniamo che egli non entrerà nell’inferno, e – a patto che esca da questo mondo come credente -, non diciamo che rimarrà eternamente [nell’inferno], foss’anche egli un peccatore (fâsiq), né sosteniamo, come fanno i Murji’iti, che le nostre buone azioni sono [necessariamente] bene accette, e che le nostre cattive azioni sono perdonate. Diciamo invece che colui che compie una buona azione, priva in ogni suo aspetto da difetti perniciosi e da idee futili, e non la vanifica con la miscredenza ed il rinnegamento, sino ad andarsene da questo mondo come credente, ebbene Iddio Altissimo non gliela rende vana, ma la accetta e lo ricompensa per quella.

Quanto all’autore di cattive azioni – eccezion fatta per l’associazionismo (shirk) e la miscredenza (kufr) – che non si penta sino al momento in cui muore da credente, quegli [è lasciato] alla volontà di Dio Altissimo. Se Egli vuole lo punirà con l’inferno, se vuole lo perdonerà e non gli darà mai in castigo l’inferno. Quando in un atto vi è ipocrisia il suo merito ne è vanificato, e lo stesso vale per la vanagloria.

I segni miracolosi (âyât) sono accertati nei profeti, ed i carismi (karâmât) dei santi (awliyâ’) sono reali. Quanto a quelle cose [prodigiose] che la tradizione ci dice furono o saranno proprie dei nemici di Dio come Iblîs, Faraone o il Dajjâl, noi non le definiamo né segni miracolosi né carsimi, ma è il decreto divino che [ha fatto sì che si realizzassero] i desideri di quelli, e ciò perché Dio Altissimo ha decretato [la realizzazione] dei desideri dei Suoi nemici affinché costoro ne fossero sedotti e castigati: quelli furono infatti per questo tratti in inganno ed accrebbero la loro tracotanza e la loro miscredenza, e tutto ciò è ammissibile e possibile.

Iddio Altissimo è Creatore (khâliq) ancor prima di creare e Sostentatore (râziq) ancor prima di dare sostentamento. Iddio Altissimo verrà visto nell’altro mondo ed i credenti in paradiso Lo vedranno con gli occhi corporei, senza assimilazione (tashbîh) e modalità esprimibile (kayfiyya), e senza che fra Lui e le Sue creature si frapponga distanza. La fede consiste in una affermazione esterna (iqrâr) e in un intimo assenso (tasdîq). La fede delle genti del cielo e della terra non aumenta né diminuisce in quanto all’oggetto in cui si crede, ma aumenta o diminuisce quanto [ad intensità] di certezza e di assenso. I credenti sono uguali nella fede e nel riconoscimento dell’unità divina, diversi per merito riguardo alle opere. L’islâm è sottomissione ed ubbidienza ai comandi di Dio Altissimo. Dal punto di vista linguistico vi è differenza fra fede e islâm, ma non c’è fede senza islâm, né è dato trovare islâm senza fede, essendo i due come [la coppia inscindibile] schiena e ventre.

“Religione” (dîn) è un termine che abbraccia al tempo stesso la fede, l’islâm e tutte le leggi. Noi conosciamo Iddio Altissimo così come realmente deve essere conosciuto, vale a dire come Dio ha descritto Se stesso nel Suo Libro con tutti i Suoi attributi. Nessuno ha il potere di prestare a Dio Altissimo il servizio (‘ibâda) che realmente Gli spetta nel modo in cui Dio lo ha reso capace, ma [si limita] a prestarGli servizio in conformità con quanto è ordinato nel Suo Libro e nella sunna del Suo inviato. Tutti i credenti sono uguali quanto a conoscenza, certezza, abbandono fiducioso in Dio, amore, compiacimento di Dio, timore, speranza e fede in ciò [?], mentre si differenziano in tutte queste cose prima di pervenire alla fede. Dio Altissimo è buono e giusto verso i propri servi, ed Egli, per [puro atto di] bontà da parte Sua, dona ricompense superiori a quelle cui il servo avrebbe diritto. Egli castiga i peccati con giustizia da parte Sua e perdona con bontà da parte Sua.

L’intercessione (shafâ‘a) dei profeti – su di loro la preghiera e la pace – è reale, come pure reale e certa è l’intercessione del nostro Profeta – su di lui la preghiera e la pace – nei confronti di quei credenti peccatori e verso quelli di loro che abbiano commesso mancanze gravi meritevoli di punizione. La pesatura delle azioni con la bilancia il giorno della resurrezione è reale, il bacino paradisiaco (hawd) del Profeta – su di lui la preghiera e la pace – è reale, i racconti sui contendenti in opere buone il giorno della resurrezione sono reali, e allorquando non possiedano buone azioni è reale ed ammissibile il il fatto che contro di loro vengano lanciate le cattive azioni.

Il paradiso e l’inferno creati [quel] giorno non scompariranno mai, né mai morranno le hurì (al-hûr al-‘în), né svaniranno mai i castighi ed i premi di Dio Altissimo. Dio Altissimo guida chi Egli vuole per puro favore da parte Sua, e svia chi Egli vuole per giustizia da parte Sua; l’atto di sviare è dovuto all’abbandono [di un essere da parte di Dio], e questo abbandono va interpretato nel senso che Dio non assiste il servo nel [compimento] di ciò che è a Lui gradito, ed anche questo è giustizia da parte Sua, come anche [è giusta] la punizione del negletto per la sua disubbidienza.

Non è per noi lecito affermare che Satana ruba la fede al servo credente con la forza e la costrizione, ma piuttosto sosteniamo che è il servo a tralasciare la fede, ed allora Satana gliela sottrae.

L’interrogatorio nella tomba da parte di Munkar e Nakîr ha un’esistenza reale, così come è reale il ritorno dello spirito nel corpo dell’uomo nella tomba. L’oppressione ed i tormenti nella tomba per tutti i miscredenti e per alcuni credenti ribelli hanno esistenza reale.

Tutto ciò che i dottori hanno affermato in lingua persiana riguardo agli attributi di Dio Altissimo – sia magnificato il Suo Nome – è lecito affermarlo, ad eccezione dell’uso del termine “mano” in lingua persiana. E’ dunque lecito dire “rû-i khodâ” (“il Volto di Dio”, in persiano), senza assimilazione o modalità esprimibile. La vicinanza (qurb) e la lontananza (bu‘d) di Dio non vanno intese nel senso [quantitativo] di una distanza lunga o breve, ma in quello [spirituale] della nobiltà e della gentilezza: il docile è vicino a Lui senza modalità esprimibile, il ribelle è lontano da Lui senza modalità esprimibile, e vicinanza, lontananza ed avvicinamento sono [qualità spirituali] che si verificano in chi è in colloquio intimo [con Dio]. Analogamente sono da intendere come prive di modalità esprimibili [le immagini] del vicinato con Dio nel Paradiso e dello stare fra le Sue mani.

Il Corano è stato fatto discendere sull’Inviato di Dio (sallallahu `alayhi wa sallam) ed è scritto su fogli. I versetti del Corano, in ciò che concerne il senso del loro discorso, sono tutti uguali quanto a virtù ed eccellenza. Tuttavia, alcuni di essi sono particolarmente eccellenti da recitare, mentre in altri eccellente è l’oggetto menzionato, come nel caso del versetto del trono, il cui oggetto è la Maestà di Dio Altissimo, la Sua sublimità ed i Suoi attributi; in esso si combinano l’eccellenza della recitazione e quella dell’oggetto menzionato, mentre in altri abbiamo la sola eccellenza della recitazione, come è ad esempio il caso dei racconti riferiti agli infedeli, nei quali non vi è alcun merito [riferito all’oggetto, cioè] agli infedeli. Analogamente, tutti i nomi e gli attributi divini sono equivalenti in grandezza ed eccellenza, senza alcuna distinzione [gerarchica] fra di loro.

Qâsim, Tâhir e Ibrâhîm furono i figli dell’Inviato di Dio (sallallahu `alayhi wa sallam) mentre Fâtima, Ruqayya, Zaynab e Umm Kulthum furono tutte sue figlie – che Dio sia soddisfatto di loro!

Quando ad un uomo risulta difficile comprendere una delle sottigliezze della scienza del tawhîd, è necessario che egli creda immediatamente a ciò che è corretto agli occhi di Dio Altissimo, fino a che non trovi un sapiente e lo interroghi, senza frapporre rinvii alla sua ricerca e senza scusanti alle sue esitazioni, poiché chi esita è un miscredente.

La narrazione dell’ascensione in cielo del Profeta (mi‘râj) è vera, e chi ha obbiezioni in proposito è un eretico deviato. Vere e d’esistenza certa sono anche l’uscita del Dajjâl e di Gog e Magog, il sorgere del sole ad occidente, la discesa di Gesù – su di lui la pace! – dal cielo e gli altri segni del giorno della resurrezione, così come ci sono riferiti da tradizioni autentiche.

Iddio Altissimo guida chi vuole sulla retta via!

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