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La Preservazione del Qur’an

La Preservazione del Qur’an

 

di: Mufti Muhammad Taqi Usmani

Fonte: http://www.ilmgate.org/the-preservation-of-the-quran/

Traduzione a cura di: Amal.

Dal momento che il Qur’an non è stato rivelato tutto in una volta, bensì un po’ alla volta, in base alle esigenze ed alle circostanze del tempo, non è stato possibile conservarlo come un libro scritto durante la vita del Profeta (pace e benedizione su di lui). Allah tuttavia, aveva accordato al Qur’an una distinzione tra tutte le altre scritture divine. La sua conservazione si sarebbe realizzata più attraverso la memoria che con la penna. Secondo una narrazione nel Sahih Muslim, Allah ha assicurato il Profeta (pace e benedizione su di lui) che avrebbe “rivelato a te un libro che l’acqua non può lavare”, intendendo con ciò che altri libri nel mondo perirebbero attraverso calamità mondani, come è accaduto nel caso della Torah e altre scritture divine, ma il Qur’an sarà così preservato nei cuori (memoria) degli uomini che non ci sarà alcun pericolo che venga danneggiato. Quindi nel primo periodo dell’Islam maggiore enfasi fu posta sulla memoria per la conservazione del Qur’an.

All’inizio, quando il Profeta (pace e benedizione su di lui) riceveva la rivelazione, ne ripeteva immediatamente le parole in modo che fossero conservate nel suo cuore. Allora Allah l’Onnipotente lo istruì – tramite i versetti di Surah al-Qiyamah – che non c’è bisogna di avere fretta nel ripetere le parole mentre la rivelazione veniva a lui. Il versetto recita [traduzione dei significati]:

Non agitare la tua lingua con esso, per affrettarti: invero spetta a Noi la sua raccolta e la sua recitazione”. (Surah al-Qiyamah (75:16/17).

Allah l’Onnipotente lo avrebbe Lui stesso dotato di una memoria che lo avrebbe reso incapace di dimenticare le parole della rivelazione, anche dopo averle ascoltate una sola volta. Fu così che nel momento in cui i versetti del Qur’an venivano a lui, essi rimanevano istantaneamente impressi nella sua memoria. Così il petto benedetto del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) è stato il deposito più protetto del Nobile Qur’an, nel quale non vi era la minima possibilità di errore o di alterazione.

Come questione di precauzione aggiuntiva, il Profeta (pace e benedizione su di lui) riesaminava il Qur’an con l’Angelo Jibra’il una volta all’anno durante il mese di Ramadan, e due volte durante l’ultimo anno della sua vita su questa terra. Questa revisione finale, cumulativa, del Qur’an con Jibril (pace su di lui) si chiama ‘ardah akhira. (Sahih Bukhari con Fath al-Bari 9:36).

Inoltre il Profeta (pace e benedizione su di lui) non ha limitato l’istruzione dei Suoi Compagni ai soli significati dei versetti del Qur’an, ma gliene ha fatto anche memorizzare le parole. I Compagni stessi si erano così innamorati di desiderio di apprendere e memorizzare il Qur’an, che ognuno di loro cercava di superare l’altro nell’apprendimento. Infatti, una Compagna non ha chiesto al marito altro mahr (dote), se non che lui le insegnasse il Qur’an.

Centinaia di Compagni, liberandosi da tutte le altre preoccupazioni, dedicarono la loro vita allo studio del Qur’an. Non solo lo hanno memorizzato: ne ripetevano anche i versetti nelle loro preghiere notturne. Secondo Sayyiduna `Ubadah ibn Samit (che Allah sia soddisfatto di lui), quando qualcuno migrava da Makkah al-Mukarramah ed arrivava a Madinah, il Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) lo affidava ad uno degli Ansar in modo che egli potesse insegnare il Qur’an al nuovo arrivato. Il Masjid del Profeta (pace e benedizione su di lui) riecheggiava così tanto delle voci degli studenti e degli insegnanti del Qur’an, che il Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) doveva chieder loro di abbassare la voce in modo da evitare errori. (Manahi al-`Irfan 1:234).

Gli arabi erano famosi in tutto il mondo per la loro straordinaria capacità di memorizzazione, e dopo aver brancolato per secoli nel buio dell’ignoranza avevano ricevuto la guida della rivelazione divina, una rivelazione tanto cara a loro da considerarla il bene più caro della loro vita. Chiunque con una comprensione del loro carattere ed una propensione mentale può immaginare la fatica che essi debbono aver affrontato per memorizzare il Qur’an. Dunque, in un tempo piuttosto breve, un numeroso gruppo di Compagni aveva impeccabilmente memorizzato il Qur’an; in questo gruppo erano inclusi: Abu Bakr, `Umar, `Uthman, `Ali, Talhah, Sa`d, Ibn Mas’ud, Hudhayfah ibn Yaman, Salim Mawla Abi Hudhayfah, Abu Hurayrah, `Abdullah ibn `Umar, `Abdullah ibn `Abbas, ‘Amr ibn al-`As, Mu`awiyah, `Abdullah ibn Zubayr, `Abdullah ibn al Sa’ib, `A’ishah, Hafsah ed Umm Salamah (che Allah sia soddisfatto di tutti loro). (al-Nashr fi ‘l-Qira’at al-`Ashr 1:6, al-Itqan 1:73-74, Tarikh al-Qur’an 60).

In breve, la preservazione del Qur’an nei primi tempi dell’Islam era basata sulla memoria. Questo era il metodo più sicuro e affidabile in vista delle circostanze di quel tempo, poiché il numero di persone alfabetizzate in quei giorni era estremamente piccolo e la stampa (o altri mezzi di pubblicazione di massa) non esisteva ancora. Se la conservazione del Qur’an fosse stata affidata alla scrittura non sarebbe mai stato possibile né diffondere il Qur’an su una vasta scala, né proteggerlo in modo affidabile. Invece, Allah l’Onnipotente ha benedetto gli abitanti dell’Arabia con una memoria talmente prodigiosa che persino molti arabi comuni si diceva fossero stati in grado di memorizzare migliaia di versi poetici e recitarli a volontà. Normalmente, uomini ordinari ricordavano a memoria l’estesa genealogia della loro famiglia, tribù e persino dei cavalli. La loro incredibile capacità mnemonica fu messa a pieno utilizzo da Allah per la conservazione e la tutela del Nobile Qur’an, e fu attraverso tali straordinarie facoltà intellettuali che il Qur’an è stato in grado di raggiungere gli angoli più remoti d’Arabia.

La compilazione scritta della Rivelazione

Sebbene la preservazione del Qur’an dipendeva principalmente dalla memoria dei Compagni del Profeta (pace e benedizione su di lui), essi avevano preso speciali disposizioni per mettere il Qur’an per iscritto. Sayyiduna Zayd ibn Thabit (pace e benedizione su di lui) riferisce:

“Ero solito scrivere le parole della rivelazione per il Profeta (pace e benedizione su di lui). Quando la rivelazione veniva a lui, egli sentiva un calore intenso, e gocce di sudore iniziavano a scivolare giù per il suo corpo come perle. Quando questo stato cessava, mi presentavo da lui con un osso o un pezzo di tessuto per cominciare a scrivere quello che mi dettava. Non finivo di scrivere prima di avere la sensazione che la mia gamba fosse sul punto di rottura per (il peso di) copiare il Qur’an, al punto che mi dicevo che non sarei mai più stato in grado di camminare sulle mie gambe. Quando ebbi finito lui diceva: “Leggi”. Io glielo rileggevo: se vi era un errore, lui lo correggeva, poi lo presentava alla gente”. (Majma` al-Zawa’id da Tabarani 1:156).

Oltre a Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui), vi erano anche numerosi altri Compagni che adempivano al compito di mettere il Wahi [Rivelazione] per iscritto. Alcuni di loro che meritano una menzione speciale sono: Abu Bakr, `Umar, `Uthman, `Ali, ‘Ubayy ibn Ka`b, Zubayr ibn al-`Awwam, Mu`awiyah, Mughirah ibn Shu`bah, Khalid ibn al-Walid, Thabit ibn al-Qays, ed Aban ibn Sa`id. (Fath al-Bari 09:18, Zad al-Ma`ad 1:30).

Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) riporta che era pratica benedetta del Profeta (pace e benedizione su di lui) il fatto che subito dopo la rivelazione di una certa parte del Qur’an egli ordinava allo scriba di scriverlo proprio in una specifica Surah, dopo uno specifico versetto. (Ibd.).

Dal momento che la carta era una merce rara in Arabia, i versetti del Qur’an erano principalmente scritti su lastre di pietra, pergamene di pelle, rami di palma, pezzi di bambù, foglie di alberi, ed ossa di animali. Tuttavia, a volte, sono stati utilizzati anche pezzi di carta. (Fath al-Bari 9:11, `Umdat al-Qari 20:17).

Durante il tempo del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui), era stato disposto che una copia del Qur’an venisse trascritta sotto la sua supervisione, anche se non nella forma di un libro, ma in pergamene separate. Era anche la pratica di alcuni Compagni di fare copie di versetti coranici e tenerli per il ricordo personale. Questa pratica era comune sin dal primo periodo profetico. Per esempio, prima ancora che Sayyiduna `Umar, un Musulmano dei primi tempi, avesse abbracciato l’Islam, sua sorella e suo cognato avevano in loro possesso versetti del Qur’an che avevano scritto e conservato sotto forma di manoscritto. (Daraqutni, Majma` al-Zawa’id, Zad al-Ma`ad 1:186-187).

Preservazione nell’era di Abu Bakr

Le copie del Qur’an preparate durante l’epoca del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) erano scritte su diversi tipi di materiali. Alcuni versetti erano scritti su pelle, alcuni su foglie d’albero, alcuni su ossa, etc.. Copie dell’intero Qur’an erano molto poche. Alcuni Compagni possedeva solo una sura, altri avevano cinque o dieci sure, ed altri ancora avevano solo pochi versetti. Alcuni avevano versetti assieme ai quali erano scritte anche note esplicative.

Fu per questo motivo che Sayyiduna Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) ritenne necessario, durante il suo periodo di califfato, che tutte le parti sparse del Sacro Qur’an dovessero essere raccolte e conservate. I motivi e le modalità dietro tale grande compito sono stati descritti da Zayd ibn Thabit nel modo seguente:

“Un giorno, poco dopo la battaglia di Yamamah, Abu Bakr mi mandò a chiamare. Quando venni ad incontrarlo, `Umar era presente lì. Abu Bakr mi disse: `Umar mi ha appena informato che un gran numero di huffaz (coloro che avevano imparato a memoria il Qur’an) sono stati martirizzati nella battaglia di Yamamah. Se gli huffaz continuano a incontrare il martirio a questo modo temo una gran parte del Qur’an potrebbe andare perduta. Quindi, ti propongo di svolgere il compito di raccogliere il Qur’an da luoghi differenti. Dissi ad `Umar: “come posso fare ciò che il Profeta stesso (pace e benedizione su di lui) non ha fatto?”; `Umar rispose: “Per Allah! Non è per altro che bene”, e continuò a ripetere questa frase fino a quando la luce della sua verità apparì anche dentro di me, ed ora la mia opinione è la stessa di quella di `Umar.

Dopo di ciò Abu Bakr mi disse: “Tu sei giovane e sensibile. Non abbiamo alcuna mancanza di fiducia in te. Tu sei anche stato uno scriba regolare della rivelazione durante il tempo del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui). Quindi ricerca tutti i versetti del Qur’an e raccoglili tutti assieme”.

Per Allah! Portare una montagna a loro ordine sarebbe stato per me un peso più leggero, che raccogliere il Qur’an. Gli chiesi: “Com’è che avete intrapreso un’opera che non è stata fatta dal Profeta (pace e benedizione su di lui)?”. Abu Bakr disse: “Per Allah, non è che bene”, e continuò a ripetere queste parole fino a quando Allah mi diede il discernimento di adottare la stessa opinione avuta da Abu Bakr e `Umar. Di conseguenza, iniziai a cercare i versetti del Qur’an, ed è dai rami di palma, dalle lastre di pietra e dalla memoria delle persone che ho finalmente raccolto il Qur’an”. (Sahih al-Bukhari con Fath al-Bari 9:8-11).

A questo punto, mentre affrontiamo il processo di raccolta del Qur’an, dovremmo avere una chiara percezione del metodo usato da Sayyiduna Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui). Come abbiamo accennato in precedenza, era lui stesso un hafiz del Qur’an; pertanto, avrebbe potuto scrivere tutto il Qur’an dalla sua memoria. Inoltre, c’erano centinaia di huffaz presenti a quell’epoca. Il Qur’an sarebbe comunque essere stato scritto affidando il compito a un gruppo selezionato tra loro.

Inoltre, le copie del Qur’an messe per iscritto all’epoca del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) sarebbero potute essere utilizzate da Sayyiduna Zayd per fare la sua copia del Qur’an. Ma egli, guidato dalla sua prudenza e preoccupazione, non si limitò ad uno qualsiasi di questi molti metodi. Al contrario, utilizzando tutti questi metodi simultaneamente, non permise che alcun versetto venisse incluso nella sua copia definitiva del Qur’an a meno che non avesse ricevuto testimonianze scritte e verbali a prova della sua successione ininterrotta.

I versetti che il Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) aveva organizzato fossero trascritti sotto la sua supervisione erano stati conservati dai Compagni. Sayyiduna Zayd li raccolse assieme in modo che la nuova copia poteva essere preparata a partire da essi. Di conseguenza, venne fatta una proclamazione pubblica, dicendo che chiunque fosse in possesso di un qualsiasi numero di versetti del Qur’an doveva portarli da lui. Quando gli veniva portato un versetto scritto, egli ne verificava l’autenticità in primo luogo testandone l’affidabilità con la sua memoria. Poi, Sayyiduna `Umar – che era anche lui un hafiz del Qur’an e che è provato con narrazioni affidabili che fosse stato assegnato da Abu Bakr a lavorare con Zayd al progetto -, lo testava anche lui con la sua propria memoria (Fath al-Bari 9:11). Nessun versetto scritto fu accettato finché due testimoni affidabili non avessero testimoniato il fatto che quel determinato versetto era stato scritto alla presenza del Santo Profeta (pace e benedizione su di lui). (Al-Itqan 1:10). Infine, i versetti scritti venivano confrontati con le raccolte che diversi Compagni avevano preparato per loro stessi. (al-Burhan fi `Ulum al-Qur’an di Zarkashi 1:238).

Se si tiene a mente questa metodologia funzionale che sta alla base della raccolta del Qur’an durante il periodo di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) diventa perfettamente semplice comprendere cosa Zayd ibn Thabit intendesse quando ha detto: “Ho trovato gli ultimi versi di Surah al-Bara’ah da “certamente è venuto a voi un messaggero tra di voi…” solo presso Abu Khuzaymah: essi non furono trovati presso nessun’altro tranne lui”.

Ciò non dovrebbe essere frainteso come implicare che nessun’altra persona oltre ad Abu Khuzaymah ricordasse questi versetti, o che nessun altro li avesse per iscritto, o addirittura che nessun altro oltre a lui sapesse che essi fossero parte del Qur’an. Piuttosto, ciò implica semplicemente che con l’eccezione di Abu Khuzayamah, questi determinati versetti non erano stati trovati presso coloro che erano venuti con diversi versi scritti come erano stati dettati dal Santo Profeta (pace e benedizione su di lui). Altrimenti, per quanto riguarda il fatto che questi versi facciano parte del Qur’an, ciò era noto a chiunque attraverso una successione ininterrotta. Vi erano centinaia di Compagni che conoscevano l’intero Qur’an a memoria, e quindi conoscevano anche questi versetti. Inoltre, essi erano anche presenti in forma scritta nelle raccolte complete dei versetti coranici che erano conservati da vari Compagni. Siccome egli aveva preso le precauzioni sopra indicate, egli aspettò la conferma attraverso il terzo metodo. Per quanto riguarda gli altri versetti, essi furono verificati attraverso tutti i metodi stabiliti da Sayyiduna Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui), e furono trovati essere stati scritti da molti Compagni, molti dei quali avevano portato a lui ogni versetto. Ma, tra quelli scritti separatamente sotto la supervisione del Profeta (pace e benedizione su di lui) questi versi furono trovati solo in possesso di Sayyiduna Abu Khuzaymah (che Allah sia soddisfatto di lui) e di nessun altro. (Al-Burhan fi `Ulum al-Qur’an I:234-235).

In ogni modo possibile, dunque, fu con la massima cura che Zayd ibn Thabit raccolse i versetti coranici e li trascrisse in ordine corretto su fogli di carta. (Al-Itqan 1:60) Tuttavia, ogni Surah fu scritta in fogli separati. Quindi, esso consisteva di una serie di fogli, e nella terminologia degli studi coranici questa copia è chiamata “Umm” (letteralmente, “la madre”, con il significato di “la copia originale”).

In questa copia master, i versetti coranici furono disposti secondo l’ordine stabilito dal Santo Profeta (pace e benedizione su di lui). Le Sure, invece, non furono disposte in ordine, e così ogni Surah venne scritta e tenuta separatamente. (Al-Itqan 1:60). Inoltre, tutte le sette recitazioni valide furono incorporate in questa copia. (Manahil al-`Irfan I:246-247, Tarikh al-Qur’an di Kurdi 28). La copia fu scritta in carattere hiri. (Tarikh al-Qur’an di `Abd al-Samad Sarim 43). Furono inclusi solo i versi la cui recitazione non era stata abrogata. Lo scopo di questa trascrizione era di preparare un documento organizzato con l’approvazione collettiva dell’intera Ummah, in modo da potervi fare riferimento quando necessario.

Questi fogli, che sono stati scritti su ordine di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) rimasero presso di lui durante la sua vita, poi rimasero presso di `Umar (che Allah sia soddisfatto di lui); dopo il martirio di `Umar, furono trasferiti alla custodia di Umm al Mu’minin Sayyidah Hafsah (che Allah sia soddisfatto di lei); dopo la morte di Hafsah, Marwan ibn al-Hakam li fece bruciare in quanto le copie del Qur’an ordinate da Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) erano pronte a quel tempo ed era già stato raggiunto il consenso della Ummah che era oramai obbligatorio seguire queste copie `Uthmani del Qur’an, in testo e disposizione delle sure. Marwan ibn al-Hakam pensò che fosse inopportuno lasciare in esistenza qualunque copia differente da quella in caratteri ed ordinamento. (Fath al-Bari 9:16).

Preservazione nell’era di `Uthman

Quando Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) diventò il Khalifah, l’Islam si era già diffuso nelle lontane terre di Bisanzio ed Iran. La gente che abbracciava l’Islam nelle nuove aree imparava il Qur’an dai soldati musulmani o da commercianti tramite i quali avevano trovato la benedizione dell’Islam. Inoltre, il Qur’an è stato rivelato con “Sette Recitazioni” e diversi Compagni lo avevano imparato dal Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) in base a diverse modalità di recitazione. Quindi, ogni Compagno aveva insegnato il Qur’an ai suoi discepoli in conformità con la particolare lettura che aveva imparato dal Profeta (pace e benedizione su di lui). In questo modo, le variazioni nella recitazione hanno raggiunto paesi lontani. Fintanto che le persone erano consapevoli che il Qur’an è stato rivelato con “Sette Recitazioni”, queste variazioni non causavano alcun problema. Ma quando queste variazioni raggiunsero paesi lontani e la conoscenza del fatto che il Qur’an sia stato rivelato con “Sette Recitazioni” non poté avere adeguata diffusione, iniziarono ad aver luogo dispute tra la gente: alcuni insistevano che la loro lettura era corretta e quella degli altri non lo era. Tali controversie diedero origine al pericolo da un lato che la gente potesse cadere nel grave errore di dichiarare come errate recitazioni del Qur’an che erano state invece trasmesse attraverso una successione ininterrotta.

Dall’altra parte, non vi era in alcuna parte del mondo una copia standard del Qur’an che potesse costituire l’autorità di raduno per l’intera nazione musulmana, tranne quella di Madinah che era stata trascritta da Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui). Dal momento che le altre copie erano state scritte individualmente e non vi era nessuna disposizione per incorporare in esse tutte le sette versioni di recitazione, l’unico metodo affidabile per risolvere queste controversie era quello di diffondere in tutto il mondo Islamico delle trascrizioni che incorporassero tutte le recitazioni valide. Attraverso di esse, i Musulmani potevano quindi valutare l’autenticità e la validità di ogni recitazione. Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) realizzò questa straordinaria impresa durante il periodo del suo califfato.

I dettagli di questo risultato ci sono stati trasmessi attraverso il racconto di Hudhayfah ibn Yaman (che Allah sia soddisfatto di lui), che era impegnato in una campagna militare sul fronte di Armenia ed Azerbaijan. Egli aveva notato che stavano sorgendo differenze tra le persone circa la corretta recitazione del Qur’an. Così, al suo ritorno a Madinah egli andò dritto da `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) e disse: “O Comandante dei Credenti! Prima che questa nazione cada preda del dissenso riguardo al Libro di Allah, come gli ebrei e i cristiani, devi fare qualcosa”. `Uthman chiese: Qual’è il problema?”. Egli rispose: “Ero in una missione militare sul fronte armeno quando ho visto che la recitazione delle genti di Siria, che seguono quella di Ubayy ibn Ka`ab, non era nota alle genti dell’`Iraq. Allo stesso modo, le genti dell’`Iraq, che seguono la recitazione di `Abdullah ibn Mas’ud, non avevano mai sentito parlare della recitazione fatta dalle genti della Siria. Come risultato, si chiamano miscredenti l’uno con l’altro”.

Lo stesso Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) aveva intuito questo pericolo molto prima. Egli era stato informato che persino a Madinah si erano verificati tali incidenti in cui qualcuno aveva insegnato il Qur’an secondo una recitazione mentre un altro insegnante l’aveva insegnato in base ad un seconda recitazione; quando poi gli studenti di diversi insegnanti si incontravano, sorgevano differenze tra loro e talvolta ciò coinvolgeva anche gli insegnanti, al punto che essi dichiaravano essere scorretta la lettura l’uno dell’altro.

Quando Hudhayfah ibn Yaman (che Allah sia soddisfatto di lui) attirò la sua attenzione su questo pericolo, `Uthman convocò una riunione di Compagni stimati e si consultò con loro. Egli disse: “Sono stato informato che ci sono persone che si dicono l’un l’altro: “La mia recitazione è migliore della tua”, e questo può essere portato ai limiti della blasfemia (miscredenza). Qual’è la vostra opinione a riguardo?”. I Compagni prima chiesero a `Uthman quale fosse il suo pensiero. Egli disse: “La mia opinione è che dovremmo unire tutti su una trascrizione in modo che non possa aver luogo alcuna differenza o divisione”. I Compagni approvarono e sostennero la sua opinione.

Di conseguenza Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) riunì il popolo e si rivolse a loro dicendo:

“Tutti voi vivete così vicino a me a Madinah eppure vi ripudiate l’un l’altro e differite l’uno con l’altro a riguardo della recitazione del Qur’an. E’ ovvio, quindi, che coloro che sono lontani da me si falsifichino e falsificano a vicenda molto più veementemente. Pertanto, che ognuno si unisca a preparare una copia del Qur’an da seguire, che sia obbligatoria per tutti”.

A tal fine, `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) inviò un messaggio a Sayyidah Hafsah (che Allah sia soddisfatto di lei), chiedendole i manoscritti del testo Coranico preparati al tempo di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) e che ella aveva in sua custodia. Egli promise che sarebbero stati restituiti dopo la loro copiatura. Lei accettò e li mandò a lui. Egli quindi formò un gruppo di quattro Compagni composto da Zayd ibn Thabit, `Abdullah ibn Zubayr, Sa`id ibn al ‘As, ed `Abd al-Rahman ibn Harith ibn Hisham. Al gruppo fu affidato il compito di effettuare varie trascrizioni dalla copia originale compilata da Sayyiduna Abu Bakr, con le sure disposte anche in sequenza. Dei quattro, Zayd era degli Ansar, mentre gli altri tre erano dei Quraysh. Quindi, Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) disse loro:

“Se voi e Zayd differite in alcunché nel Qur’an (ovvero, avete divergenze sul modo un cui debba essere scritta una determinata lettera), scrivetela nella lingua dei Quraysh, perchè il Qur’an è stato rivelato nella loro lingua”.

Questo compito fu essenzialmente affidato alle suddette quattro illustri personalità, ma in seguito anche altri Compagni vennero chiamati ad assisterli in modo che, secondo Ibn Abi Dawud, il loro numero salì a dodici. Erano compresi: Ubayy ibn Ka`b, Khatir ibn Aflah, Malik ibn Abi ‘Amir, Sayyiduna Anas ibn Malik e `Abdullah ibn `Abbas (che Allah sia soddisfatto di tutti loro). Questo gruppo di Compagni ha eseguito le seguenti funzioni in connessione alla trascrizione del Santo Qur’an:

In primo luogo, nella trascrizione preparata durante il periodo di Abu Bakr le sure non erano state disposte in sequenza. Piuttosto, ogni Surah era stata compilata separatamente. Questo gruppo di Compagni procedette a disporle nella loro sequenza corretta come parte di una trascrizione singola.

In secondo luogo, i versetti del Qur’an erano stati scritti in modo da accomodare nel testo tutte le recitazioni a successione ininterrotta. Pertanto, non erano stati collocati segni o puntini diacritici su di essi, in modo da poter essere letti secondo tutte le recitazioni valide. Per esempio avevano scritto ننسرها , in modo che esso potesse essere letto sia come ننشرها (nanshuruha) che come ننشزها (nunshizuha), poiché entrambe le recitazioni sono corrette. (Manahi al-`Irfan 1:253-254).

In terzo luogo, fino a quel momento esisteva una solo copia del Sacro Qur’an che fosse completa, autentica, standard ed attestata collettivamente dall’intera Ummah. Essi prepararono varie trascrizioni di questa nuova copia del Qur’an. Si ritiene generalmente che Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) avesse preparato cinque trascrizioni, ma Abu Hatim al-Sijistani ha dichiarato che fu preparato un totale di sette trascrizioni. Di questi, una fu inviata a Makkah, ed una ciascuna in Siria, Yemen, Bahrain, Basra e Kufah, mentre una fu conservata a Madinah. (Sahih Bukhari da Fath al-Bari 9:17).

Quarto, allo scopo di realizzazione il succitato compito, questi illustri Compagni tennero davanti a loro le trascrizioni che erano state scritte durante il periodo di Sayyiduna Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui). Ma, come precauzione aggiuntiva, essi adottarono lo stesso metodo di preservazione che era stato impiegato ai tempi di Sayyiduna Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui). Di conseguenza, le trascrizioni individuali conservate da diversi Compagni furono nuovamente riunite, ed è attraverso un confronto con questi manoscritti individuali che vennero preparate le nuove trascrizioni. Questa volta un versetto di Surah al-Ahzab, “Tra i credenti ci sono uomini…” (33; 23) fu trovato separatamente scritto solo da Khuzaymah ibn Thabit al-Ansari. Come abbiamo spiegato in precedenza, ciò non implica che nessun altro avesse memorizzato quel versetto. Sayyiduna Zayd ibn Thabit (che Allah sia soddisfatto di lui) afferma:

“Durante la compilazione del manoscritto non trovavo il versetto della Surah al-Ahzab che avevo udito dal Profeta (pace e benedizione su di lui). Quando lo cercammo, lo trovammo da Khuzaymah ibn Thabit al Ansari”.

Come emerge dalla narrazione di cui sopra, il versetto era ben riconosciuto dai Compagni, specialmente da Sayyiduna Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui). Inoltre, la narrazione non implica che il versetto non fosse scritto da alcuna altra parte, dal momento che era presente nei manoscritti compilati nel periodo di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui) e era anche stato incluso nei manoscritti individuali conservati da vari Compagni.

Ma come era stato fatto nell’epoca di Abu Bakr (che Allah sia soddisfatto di lui), anche questa volta tutti i documenti sparsi che erano individualmente scritti dai Compagni furono raccolti assieme. Pertanto, Zayd (che Allah sia soddisfatto di lui) ed i suoi collaboratori non trascrissero alcun versetto fino a quando non lo avessero trovato anche in quei manoscritti. Così, altri versetti furono trovati scritti separatamente presso diversi Compagni, ma questo versetto di Surah al-Ahzab non poté essere trovato come manoscritto separato presso alcuno tranne Khuzaymah ibn Thabit.

Dopo aver preparato diverse di queste trascrizioni standard del Qur’an, Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) fece bruciare tutti gli altri manoscritti che erano stati preparati individualmente dai Compagni, così che tutte le trascrizioni del Qur’an potessero diventare uniformi in termini di scrittura, di incorporazione di recitazione accettate, e di sequenza delle sure, e non lasciare spazio alle differenze.

L’intera Ummah riconobbe questo risultato di `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) con grande ammirazione, e tutti i Compagni gli estesero il loro pieno sostegno per l’impresa. Solo Sayyiduna `Abdullah ibn Mas’ud fu leggermente dispiaciuto, e le ragioni di ciò sono menzionate nella discussione sulle “Sette Recitazioni”. Sayyiduna `Ali ibn Abi Talib (che Allah sia soddisfatto di lui) disse una volta:

“Non dite nulla di `Uthman, se non il bene. Per Allah! Tutto ciò che ha fatto in connessione alla trascrizione del Qur’an è stato fatto alla presenza di tutti noi e con il nostro consiglio e consultazione. (Fath al-Bari 9:15).

Misure adottate per facilitare la recitazione

Dopo la suddetta conquista da parte di Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui), la Ummah ha raggiunto il consenso che non è lecito scrivere il testo del Sacro Qur’an in maniera diversa da quella adottata da lui. Di conseguenza, da allora in poi tutte le trascrizioni del Qur’an sono state scritte in conformità a questa copia `Uthmani, ed i Compagni e i loro Successori hanno preparato e diffuso su vasta scala le copie del Qur’an usando questo testo.

Ma il testo di queste trascrizioni del Qur’an era ancora privo di puntini e segni diacritici, il che rendeva difficile l’agevole recitazione per i non arabi. Siccome l’Islam si diffuse in lungo e in largo in paesi non arabi, si ritenne che i puntini e i segni diacritici dovessero essere inclusi in modo che la gente potesse recitare il testo con facilità. Varie fasi furono adottate per raggiungere questo scopo, una breve storia delle quali è riportata di seguito.

Inclusione dei Puntini

Non era consuetudine tra gli arabi antichi mettere i puntini sulle lettere. Gli scribi scrivevano semplicemente le parole senza segni. I lettori erano così abituati a questo stile che non avevano difficoltà a leggere gli scritti senza puntini, e potevano facilmente distinguere le lettere ambigue facendo riferimento al contesto. Infatti, era spesso considerato come un insulto includere i puntini per iscritto. Il famoso storico Mada’ini ha citato qualcuno dire: “Includere numerosi puntini per iscritto sembra voler sospettare del(la comprensione da parte) del destinatario.” (Subh al-A`sha di Qalqashandi 3:154).

Dunque le trascrizioni di Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) erano prive di qualsiasi punto, ed oltre che per il costume prevalente, lo scopo principale di tale esclusione era anche l’incorporare nel testo tutte la recitazioni a trasmissione di massa. In seguito, però, i puntini vennero aggiunti sulle lettere per la comodità dei non arabi e dei Musulmani meno istruiti.

I resoconti differiscono su chi sia stato il primo ad inserire i puntini sul manoscritto del Qur’an. Alcune narrazioni affermano che l’opera fu compiuta da Abu ‘l-Aswad al Du’ali (Al-Burhan 1:250, al-Itqan 2:171). Altri dicono che lo abbia fatto su indicazione di Sayyiduna `Ali (che Allah sia soddisfatto di lui). Altri ancora dicono che sia stato il governatore di Kufah, Ziyad bin Abi Sufyan, a chiedergli di farlo (Subh al-A`sha 3:155). Ci sono anche narrazioni che affermano che gliel’abbia chiesto `Abd al-Malik ibn Marwan (al-Itqan 2:171). Infine, c’è anche un’altra narrazione per la quale Hajjaj bin Yusef ordinò di farlo con l’aiuto di Hasan al-Basri, Yahya bin Ya’mur, e Nasr ibn `Asim al-Laythi (Tafsir al-Qurtubi 1:63).

Alcuni studiosi ritengono che il concetto dei puntini non esistesse prima della compilazione della copia del Qur’an. Ma `Allamah Qalqashandi (probabilmente il più famoso ricercatore nell’arte dei testi e degli scritti) ha confutato questa affermazione ed ha dimostrato che i puntini erano stati inventati molto tempo prima. Secondo una narrazione, gli inventori della scrittura araba furono Muramar ibn Murrah, Aslam ibn Sidrah, ed ‘Amir ibn Jadarah della tribù di Bulan. Muramar inventò la forma delle lettere, Aslam stabilì le modalità di rottura e combinazione di parole e lettere, e ‘Amir inventò i puntini. (Subh al-A`sha 3:12). Un’altra narrazione invece afferma che il credito per il primo utilizzo di puntini vada ad Abu Sufyan ibn Umayyah, il nonno di Abu Sufyan ibn Harb, che li aveva imparati dalla gente di Ambar (Ibd.). Così, i puntini sono stati inventati molto prima della compilazione delle trascrizioni del Qur’an, ma esse erano stati tenute prive di essi per varie ragioni. Chiunque abbia messo i puntini sulle lettere del Qur’an non è stato l’inventore dei puntini: egli fu semplicemente la prima persona ad usarli nel testo del Qur’an.

Segni diacritici

In principio il Qur’an era privo – oltre che di puntini – anche di segni diacritici (fathah, khasrah e dammah). Le narrazioni storiche differiscono su chi sia stato il primo ad averli usati. Alcuni affermano che essi siano stati utilizzati per primo da Abu ‘l-Aswad al Du’ali. Altri danno credito ad Hajjaj ibn Yusuf, che dissero avesse appuntato Yahya bin Ya’mur e Nasr bin `Asim al-Laythi a tale scopo (Tafsir al-Qurtubi 1:63). Tenendo in considerazione tutte queste narrazioni in questa connessione, sembra che i segni diacritici sono stati prima inventati da Abu l-Aswad al- Du’ali, ma questi segni diacritici erano diversi da quelli oggi esistenti. Per la vocale breve “a” (fathah), egli aveva posto un puntino sopra la lettera. Per la breve vocale “i” (khasrah) aveva posto un puntino sotto la lettera e per la vocale breve “u” (dammah) aveva posto un puntino di fronte alla lettera, e per rappresentare la nunazione (tanwin) usava due puntini (Subh al-A`sha 3:160). Più tardi, Khalil ibn Ahmad inventò i simboli per il colpo di glottide (hamzah) ed il raddoppio (tashdid) (al-Itqan 2:171, Subh al-A`sha 3:161). In seguito, Hajjaj bin Yusuf chiese a Yahya bin Ya’mur, Nasr bin `Asim al-Laythi, e Hasan al-Basri di inserire sia i puntini che i segni diacritici sulle lettere del Qur’an. In questa occasione furono scelte le attuali forme di segni diacritici al posto di usare dei puntini, in modo da non confonderli con i puntini propri delle lettere. E Allah sa meglio.

Ahzab e Manazil

Era usanza tra i Compagni ed i Successori completare la recitazione dell’intero Qur’an in una sola settimana. A tal fine avevano fissato delle porzioni per la loro recitazione quotidiana. Ciascuna di tale porzioni è nota come hizb o manzil (tappa). In questo modo, il Qur’an fu diviso in sette tappe, o manazil, di recitazione. Sayyiduna Aws ibn Hudhayfa afferma che una volta chiese ai Compagni come fossero stati suddivisi i manazil; essi risposero che il primo hizb consisteva di tre sure, il secondo di cinque, il terzo di sette, il quarto di nove, il quinto di undici, il sesto di tredici e l’hizb finale da Surah al-Qaf fino alla fine del Qur’an. (Al-Burhan 1:250).

Ajza’ o parti

Oggi il Qur’an è diviso in trenta parti o ajza’ (plurale di juz’). Questa divisione del Qur’an in parti non ha alcun rapporto con il significato del Qur’an. Piuttosto, la divisione in trenta parti uguali fu intesa servire come strumento didattico per i bambini. Possiamo notare, quindi, che ci sono parti in cui un juz’ si conclude con una frase incompleta. E’ difficile dire con certezza chi sia stato il primo ad introdurre questa divisione. Alcune persone credono che durante la seconda trascrizione del Qur’an, `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui) lo abbia fatto trascrivere in trenta fogli e, di conseguenza, la divisione risalga al suo tempo. Tuttavia non sono riuscito a trovare alcuna prova di questa teoria nelle opere dei sapienti antichi. Eppure, `Allamah Badr al-Din al-Zarkashi osserva che le trenta parti del Qur’an sono state nell’uso comune per lungo tempo e che esse siano abitualmente apparse nei manoscritti coranici in uso nelle scuole. Sembrerebbe che la divisione sia stata introdotta dopo l’era dei Compagni, per facilitare l’insegnamento. (Al-Burhan 1:250, Manahi al-`Irfan 1:402).

Akham ed A`shar (gruppi di cinque e sette)

Un altro segno utilizzato nelle trascrizioni del Qur’an nei primi secoli era l’immissione del segno خ o خمس dopo ogni cinque versetti, ed il segno ع o عشر ogni dieci versetti nei margini del manoscritto. La prima categoria di segni era chiamati “akham”, e la seconda, “a`shar”. Avendo di opinioni divergenti, alcuni dei sapienti antichi consideravano permessi questi segni, mentre altri li ritenevano riprovevoli. E’ difficile dire con certezza chi abbia introdotto questi segni. Secondo un’opinone, Hajjaj ibn Yusuf ne fu l’inventore. Un’altra narrazione sostiene che il Khalifah `Abbaside Ma’mun per primo ordinò che fossero segnati (Al-Burhan 1:251). Nessuna di queste opinioni sembra essere autentica, tuttavia, poiché l’idea degli a`shar sembra essere stata presente pure ai tempi dei Compagni. Ibn Abi Shaybah narra nel suo Musannaf che Masruq ha detto che `Abdullah ibn Mas’ud considerava detestabile l’immissione dei segni di a`shar nel testo del Qur’an. (Musannaf ibn Abi Shaybah 2:497).

Ruku` o Sezione

Un altro segno che è entrato in uso più tardi ed è tuttora comune è il segno del ruku`. E’ identificato dal segno ع, messo a margine a conclusione di un versetto. Nonostante tutti i miei sforzi, non sono stato in grado di individuare alcunché di autentico per aiutarmi ad identificare l’inventore del segno del ruku`, né in quale periodo sia stato inventato. Alcuni credono che i ruku` siano stati fissati all’epoca di Sayyiduna `Uthman (che Allah sia soddisfatto di lui), ma non si può provare alcuna prova autentica di questa affermazione nelle tradizioni.

Si può dire con certezza, tuttavia, che lo scopo del segno del ruku` è di determinare il numero medio di versetti che dovrebbero essere recitati in un’unità (rak`ah) della Salah. Questo è il motivo per cui è definito un ruku` (letteralmente “inchinarsi”), dato che indica il momento in cui ci si dovrebbe chinare dalla posizione eretta durante la Salah. In al-Fatawa al-Hindiyyah (1:94) è scritto:

“I sapienti hanno diviso il Qur’an in 540 ruku` (sezioni) e ne hanno messo i segni nei manoscritti in modo che il Qur’an possa essere completato nella ventisettesima notte di Ramadan nella preghiera del Tarawih”.

Rumuz al-Awqaf o Segni di Pausa

Un’altra misura utile adottata per facilitare la recitazione e la corretta pronuncia fonetica (tilawah e tajwid) fu quella di provvedere segni per indicare le pause. Questi segni sono riconosciuti come i rumuz (segni) o `alamat (simboli) delle Awqaf (pause). Il loro scopo è quello di aiutare una persona che non conosce l’arabo a fermarsi nel punto giusto durante la recitazione e quindi evitare di modificare il significato del versetto in modo non corretto. La maggior parte di questi segni sono stati inventati per primo da `Allamah Abu `Abdullah Muhammad ibn al-Tayfur Sajawandi (al-Nashr fi ‘l-Qira’at al-`Ashr 1:225). I dettagli di questi segni sono i seguenti:

ط: un’abbreviazione della parola mutlaq waqf (stop universale). Ciò implica che l’affermazione è completa a questo punto. Pertanto, è meglio fermarsi qui.

ج: un’abbreviazione della parola waqf ja’iz (stop consentito), ed implica che è permesso fermarsi qui.

ز: un’abbreviazione di waqf mujawwaz (stop consentito), che implica che è lecito fermarsi qui, ma è meglio di no.

ص: un’abbreviazione di waqf murakhkhas (stop dispensativo), il che implica che l’affermazione non è stata ancora completata ma che, siccome la frase è diventata lunga, questo è il posto per fermarsi a respirare piuttosto che interrompersi in un altro punto. (Al-Minh al-Fikriyyah 63).

م: un’abbreviazione di waqf lazim (stop obbligatorio), il che significa che se l’arresto non viene fatto è possibile che si abbia una completa distorsione del significato del versetto. Alcuni fonetisti del Qur’an hanno chiamato questo tipo di fermata anche waqf wajib (stop necessario). Si noti che il termine “wajib” qui non è in senso giuridico, e pertanto non comporta un peccato se lo si abbandona. Lo scopo del termine è quello di sottolineare che fermarsi qui è il più preferibile di tutti gli altri stop. (Al-Nashr 1:231).

لا: un’abbreviazione di la taqif (lett. non fermarsi). Esso indica che non ci si deve fermare a questo segno, ma non implica che l’arresto sia del tutto proibito, poiché ci sono alcuni punti che hanno questo segno in cui fermarsi non comporterebbe alcun problema, ed è permesso anche ricominciare dalla parole successiva. Pertanto, il corretto significato di questo segno è: “Se viene fatto uno stop qui, è meglio tornare indietro e leggere di nuovo. Non è preferibile iniziare dalla parola successiva” (Al-Nashr 1:233).

Per quanto riguarda l’origine di questi segni, è provato senza dubbio che siano stati inventati da `Allamah Sajawandi. Oltre a questi, però ci sono anche altri segni che compaiono nei manoscritti del Qur’an. Per esempio:

مع: un’abbreviazione della parola mu`anaqah. Questo simbolo è inserito in un punto in cui un singolo versetto ha due possibili spiegazioni. Secondo una spiegazione, lo stop verrà effettuata in un dato punto, mentre secondo l’altra spiegazione, lo stop verrà effettuato in un altro luogo. Quindi, uno stop può essere effettuata sia ad uno che all’altro punto, ma una volta che ci si sia fermati ad uno di essi non è corretto fermarsi anche all’altro. Tuttavia, se non ci si ferma in alcuno dei due posti, ciò pure sarà corretto. Questo è conosciuto anche come muqabalah. Fu aggiunto per la prima volta dall’Imam Abu l-Fadl al-Razi. (Al-Nashr, 1:237, al-Itqan, 1:88).

سكتة: questo è un simbolo per la saktah (pausa), il che significa che ci dovrebbe fermare qui interrompendo il suono, ma non il respiro. Questo è generalmente inserito in un punto in cui la lettura assimilata potrebbe causare un’errata proiezione del significato.

وقفة: a questo segno, chiamato waqfah, ci si deve fermare un po’ più a lungo che alla saktah (pausa), ma non bisogna interrompere il respiro nemmeno qui.

ق: un’abbreviazione di Qila ‘alahi’ l-waqf. Ciò significa che alcuni fonetisti del Qur’an identificano una sosta qui, mentre altri no.

قف: questo simbolo è la parola qif, che significa “stop” (in forma verbale imperativa) ed è inserito laddove il lettore potrebbe pensare che un arresto non sarebbe corretto.

صلى: questa è l’abbreviazione di al-waslu awla, il che significa che “è meglio recitare qui in continuità assimilata”.

صل: questa è l’abbreviazione di Qad yusalu che significa che “alcuni si fermano qui”, mentre altri preferiscono recitare in continuità assimilata.

وقف النبي: questo è segnato nei punti in cui un hadith dimostra che il Santo Profeta (pace e benedizione su di lui) si fermava qui durante la recitazione.

Stampa del Sacro Qur’an

Prima della nascita della stampa, tutte le copie del Qur’an erano trascritte a mano. A tal fine, in ogni tempo c’è stato un numeroso gruppo di calligrafi il cui unico scopo nella vita era quello di trascrivere il Qur’an. La quantità del duro lavoro svolto dai Musulmani nel trascrivere le parole del Qur’an in stili sempre migliori, ed il modo in cui hanno dimostrato il loro intenso coinvolgimento emotivo con il Grande Libro ha una lunga ed interessante storia propria che richiede un’opera a sé.

Con l’invenzione della stampa, il Qur’an fu stampato per la prima volta ad Amburgo nel 1113 AH, una copia del quale è ancora presente nel Dar al-Kutub al-Misriyyah. Più tardi, vari orientalisti organizzarono la pubblicazione di copie del Qur’an, ma esse non furono ricevute con grande approvazione nel mondo Musulmano. Mawlay `Uthman fu il primo Musulmano a far stampare un manoscritto del Qur’an a San Pietroburgo, in Russia nel 1787 dC. Allo stesso modo, un altro manoscritto fu stampato a Qazan. Nel 1828 dC, il Qur’an fu stampato in litografia su lastre di pietra nella città iraniana di Tehran. Successivamente, copie stampate del Qur’an divennero comuni in tutto il mondo. (Tarikh al-Qur’an di Kurdi 186, `Ulum al-Qur’an del Dr. Subhi Salih, con traduzione in urdu di Ghulam Ahmad Hariri 142).

Questo saggio è stato tradotto [in inglese] dal Dr. Swaleh Siddiqui e dal Dr. Muhammad Shamim come parti di “Un Approccio alle Scienze Coraniche” di Mufti Taqi Usmani e del “Ma’ariful Qur’an” di Mufti Shafi Usmani. Le due traduzioni [in inglese] sono state significativamente rivedute e quindi riprodotte come un articolo separato da [Maulana] Bilal Ali.

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