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Che cos’è un madhhab? Perché è necessario seguirne uno?

17 maggio 2012 Lascia un commento

Che cos’è un madhhab?

Perché è necessario seguirne uno?

 

Un breve saggio di Shaykh Nūh Hā Mīm Keller
Traduzione a cura di: Alī Yahyā ‘Abd al-Rahmān
.
 Il termine “madhhab” deriva da una parola araba il cui significato è “andare” o “prendere una strada” e si riferisce alle decisioni del mujtāhid in relazione ad una serie di possibilità interpretative delle regole di Allah contenute nel Corano e negli ahadīth in merito ad una particolare questione. In un senso più ampio, con madhhab si intende l’intera scuola di pensiero di un particolare imām mujtāhid, come Abū Hanīfa, Mālik, Shāfi’ī o Ahmad e, successivamente, di un insieme di studenti di elevata sapienza appartenenti alle loro scuole, che hanno analizzato le loro testimonianze e raffinato e migliorato il loro lavoro.
Il compito degli imām mujtāhid era quindi quello di organizzare le prescrizioni contenute nel Corano e nella Sunnah in particolari norme legali da applicare alla vita di tutti i giorni, che costituiscono la “giurisprudenza” (Fiqh). Il Fiqh è quindi la parte della nostra Religione (Dīn) che si riferisce alle conoscenze religiose che ciascuno di noi deve possedere, e delle quali possiamo distinguere tre aspetti.
(…)

Perché Non Mischiare tra le Scuole Giuridiche (Madhahib)

3 novembre 2010 Lascia un commento

Perchè Non Mischiare tra le Scuole Giuridiche (Madhahib)

 

Di: Shaykh Mufti Muhammad Taqi Usmani

Da: http://attalib.blogspot.com/2008/12/why-not-pick-and-choose.html

Traduzione a cura di `Umar Andrea Lazzaro.

Domanda:

 

Viene generalmente ritenuto dai Musulmani sunniti che ognuno dei Madhahib Hanafi, Shafi`i, Maliki ed Hanbali, costituendo una delle possibili interpretazioni della Shari`ah, è corretto, e nessuno di essi può essere ritenuto essere qualcosa di contrario alla Shari`ah. Ma allo stesso tempo vediamo che i seguaci della scuola Hanafi non abbandonano mai le opinioni Hanafi e non adottano la posizione Shafi`i o Maliki in alcuna questione giuridica. Anzi, essi non considerano permesso seguire l’opinione di un altro giurista in una questione particolare. Come si può riconciliare questo comportamento con la convinzione che tutti e quattro i madhahib siano corretti? Se sono tutti giusti, non dovrebbe esserci alcun problema sei i Musulmani Hanafiti seguono le opinioni Shafi`i, Maliki o Hanbali in alcune questioni particolari.

Risposta:

 

E’ vero che tutti e quattro i madhahib siano corretti, e che seguire qualunque di essi sia permesso per seguire la Shari`ah. Però, ad un semplice Musulmano privo della capacità di confrontare le argomentazioni di ciascun Madhhab non può essere permesso di scegliere tra opinioni diverse soltanto per soddisfare i suoi desideri personali. La ragione di tale approccio è duplice:

Innanzitutto, il Santo Qur’an in vari versetti ha enfaticamente ordinato di seguire la guida della Shari`ah, ed ha reso assolutamente proibito seguire i desideri personali invece delle regole della Shari`ah. I giuristi Musulmani, interpretando le fonti della Shari`ah, non hanno mai l’intenzione di soddisfare i loro desideri personali. Invece, essi intraprendono un onesto sforzo per comprendere l’intenzione della Shari`ah e basano il loro Madhhab sulla forza dell’evidenza, non sulla ricerca della comodità. Essi non scelgono un’interpretazione tra le diverse altre sulla base della sua conformità ai loro capricci personali. Essi la scelgono soltanto perché la forza delle prove li porta a farlo.

Ora, se si permettesse ad un semplice Musulmano, che non è in grado di giudicare tra le argomentazioni dei vari madhahib, di scegliere una qualsiasi tra le opinioni giuridiche senza approfondirne le ragioni che essi hanno avanzato, egli sarebbe libero di scegliere solo quelle opinioni che gli sembrano soddisfare maggiormente le sue esigenze personali, e tale attitudine lo porterà a seguire i “desideri” e non la “guida”: una pratica totalmente condannata dal Santo Qur’an.

Ad esempio, l’Imam Abu Hanifah è dell’opinione che il sanguinamento da qualunque parte del corpo invalidi il wudu’, mentre l’Imam Shafi`i crede che il wudu’ non venga invalidato dal sanguinamento. Dall’altra parte, l’Imam Shafi`i dice che se un uomo tocca una donna, il suo wudu’ viene invalidato ed egli dovrà eseguire un nuovo wudu’ prima di eseguire la Salah, mentre l’Imam Abu Hanifah sostiene che il mero toccare una donna non invalidi il wudu’.

Ora, se la politica della “scelta libera” (“pick and choose”) venisse permessa senza alcuna restrizione, un semplice Musulmano potrebbe scegliere la posizione Hanafi riguardo al toccare una donna e quella Shafi`i riguardo al sanguinamento. Di conseguenza, considererà il suo wudu’ intatto anche quando avrà combinato entrambe le situazioni, mentre in quel caso il suo wudu’ è considerato invalidato sia secondo la posizione Hanafi che secondo quella Shafi`i.

In maniera simile, un viaggiatore, secondo l’opinione Shafi`i, può unire le due preghiere di Zuhr ed `Asr; ma allo stesso tempo, se un viaggiatore intende risiedere in una città per quattro giorni, non è più considerato un viaggiatore per l’opinione Shafi`i, per cui, non può avvalersi della concessione del qasr [accorciare la Salah] né di unire due preghiere. Dall’altra parte, unire due preghiere nel tempo di una non è permesso nella scuola Hanafi, anche se si è in viaggio: l’unica concessione a disposizione del viaggiatore è quella del qasr. Ma il periodo del viaggio, secondo l’opinione Hanafi, è di quattordici giorni, ed una persona continuerà ad eseguire il qasr finché non intenda risiedere in una città per almeno quattordici giorni.

Di conseguenza, un viaggiatore che sia arrivato in una città per starvi cinque giorni non può unire due preghiere [nel tempo di una], né secondo l’Imam Shafi`i, visto che stando cinque giorni non può utilizzare la concessione, né secondo l’Imam Abu Hanifah, dato che per lui unire due preghiere non è affatto permesso.

Ma la politica della “scelta libera” porta spesso alcune persone ad adottare l’opinione Shafi`i riguardo all’unire le preghiere e quella Hanafi riguardo il periodo del viaggio.

E’ evidente da tali esempi che la scelta di opinioni diverse in casi differenti non è basata sulla forza delle argomentazioni a loro favore, ma sulla facilità offerta da ognuna. Ovviamente tale pratica equivale al “seguire i desideri” che è totalmente proibito dal Sacro Qur’an.

Se tale attitudine fosse consentita, essa renderebbe la Shari`ah un giocattolo nelle mani dell’ignorante, e nessuna regola della Shari`ah resterebbe immune dalla distorsione. Questa è la ragione per cui la politica della “scelta libera” è stata condannata da tutti i celebri sapienti della Shari`ah. L’Imam Ibn Taymiyyah, il famoso muhaddith e giurista, afferma nel suo “Fatawa”:

Alcune persone seguono una volta un imam che considera il matrimonio invalido, ed un’altra volta un giurista che lo considera valido. Essi fanno ciò solo per raggiungere il loro scopo personale e soddisfare i loro desideri. Tale pratica è proibita secondo il consenso di tutti gli Imam”.

Egli elabora ulteriormente questo punto attraverso diversi esempi quando dice:

Ad esempio, se una persona vuole la prelazione di una vendita adotta l’opinione di coloro che danno il diritto di prelazione ad un vicino contingente, ma se essi sono i compratori di una proprietà, rifiutano di accettare il diritto di prelazione per il vicino del venditore (sulla base dell’opinione Shafi`i) … e se la persona pertinente afferma che prima non sapeva (che l’Imam Shafi`i non dà il diritto di prelazione al vicino) ed è venuto a saperlo in quel momento, e vuole seguire quell’opinione da quel momento in poi, ciò non gli sarà permesso, poiché una tale pratica apre la porta al giocare con le regole della Shari`ah, ed apre la strada a decidere cosa sia halal e cosa haram in base ai propri desideri”. (Fatawa Ibn Taymiyyah, Ed. siriana;. 2: 285, 286).

Questa era la ragione primaria per la politica adottata dai giuristi successivi, che ha reso necessario alla gente comune adottare un particolare madhhab nella sua totalità. Se uno preferisce il madhhab dell’Imam Abu Hanifah, deve adottarlo in tutte le questioni ed in tutti i suoi dettagli, e se preferisce un altro madhhab, deve allo stesso modo adottarlo interamente e non deve “scegliere” tra opinioni diverse per il suo beneficio individuale.

La conseguenza della giustezza di tutti i madhahib, secondo loro [i giuristi], è che si può decidere di seguire uno qualunque di essi, ma una volta che si sia adottato un particolare madhhab, non si dovrà seguire un altro madhhab in una questione particolare per cercare comodità o per soddisfare la propria scelta personale basata sul proprio desiderio, e non sulla forza dell’argomentazione.

Perciò la politica della fedeltà ad un particolare madhhab era una misura preventiva adottata dai giuristi per prevenire l’anarchia nell’ambito della Shari`ah. Ma ovviamente, tale politica è destinata alle persone che non possono eseguire l’ijtihad per conto proprio, o che non possono valutare le argomentazioni portate da ciascun madhhab in supporto delle loro rispettive opinioni. Tali persone non possono fare nulla di meglio che seguire un particolare madhhab come un’interpretazione credibile della Shari`ah.

Ma le persone dotate delle qualifiche necessarie all’ijtihad non hanno bisogno di seguire un particolare madhhab. Essi possono derivare le regole della Shari`ah direttamente dalle loro fonti originali. In maniera simile, alle persone che non sono pienamente qualificate all’esercizio dell’ijtihad, ma sono però talmente esperte nelle discipline islamiche da poter valutare le differenti opinioni giuridiche su basi puramente accademiche senza essere motivati dai loro desideri personali, non viene mai proibito di preferire un madhhab su un altro in una questione particolare. Vi è un gran numero di giuristi Hanafiti che, nonostante la loro fedeltà all’Imam Abu Hanifah, hanno adottato l’opinione di qualche altro giurista in diverse questioni giuridiche. Tuttavia, essi sono comunque chiamati “Hanafiti”.

Tale parziale allontanamento dall’opinione dell’Imam Abu Hanifah era basato su una delle seguenti ragioni: a volte essi, dopo uno studio onesto e completo del materiale pertinente, giunsero alla conclusione che l’opinione di qualche altro Imam fosse più forte. A volte scoprirono che l’opinione dell’Imam Abu Hanifah fosse basata sulla pura analogia, ma un Hadith autentico contraddiceva esplicitamente tale opinione ed è molto probabile che quell’Hadith non fosse giunto all’Imam Abu Hanifah, altrimenti egli non avrebbe adottato un’opinione contraria ad esso.

In altri casi, i giuristi ritennero che fosse esigenza della comodità collettiva della Ummah agire in base all’opinione di qualche altro imam, che è un’egualmente possibile interpretazione della Shari`ah, ed essi l’adottarono non per perseguire i loro desideri personali, ma per venire incontro ai bisogni collettivi della Ummah ed in base alle mutate circostanze prevalenti nella loro epoca.

Questi esempi sono più che sufficienti per mostrare che i seguaci di un particolare madhhab non l’hanno mai preso come un sostituto della Shari`ah o come la sua sola versione ad esclusione di ogni altro madhhab. Infatti, essi non hanno mai attribuito ad un madhhab giuridico un rango più elevato di quanto meritasse effettivamente all’interno della struttura della Shari`ah.

Prima di concludere, vorrei chiarire un altro punto che è estremamente importante in questo contesto: alcune persone, non avendo una conoscenza sistematica delle discipline Islamiche sono spesso illuse dalla loro conoscenza superficiale basata sullo studio per conto proprio, a sua volta, la maggior parte delle volte, condotto per mezzo di traduzioni del Santo Qur’an e degli ahadith. In virtù di tale genere di studio frettoloso, essi si credono di essere maestri della conoscenza Islamica, ed iniziano a criticare i giuristi Musulmani del passato. Tale atteggiamento è completamente sbagliato e privo di qualsiasi giustificazione. La derivazione di regole giuridiche dal Qur’an e dalla Sunnah è un esercizio molto meticoloso che non può venir fatto sula base di uno studio abbozzato.

Studiando un particolare soggetto giuridico bisogna raccogliere tutto il materiale pertinente dal Santo Qur’an e dagli ahadith che si trovano in diversi capitoli e diversi libri, ed intraprendere quindi uno studio combinato di tale materiale sparso. Bisogna esaminare l’autenticità degli ahadith pertinenti alla luce dei ben stabiliti principi della scienza degli ahadith. Bisogna scoprire il contesto storico dei versetti e degli ahadith pertinenti. In breve, bisogna risolvere un certo numero di questioni complicate implicate in questo. Tutto questo lavoro richiede una conoscenza molto intensiva ed estesa che si trova raramente tra gli `Ulama’ contemporanei che si sono specializzati nella materia, figuriamoci tra la gente comune che non ha accesso diretto alle fonti originali della Shari`ah.

Il risultato di questa discussione è che siccome tutti e quattro i madhahib sono basati su basi solide, è permesso ad un `alim (sapiente) Hanafita competente adottare un’altra opinione giuridica, se egli possiede la necessaria conoscenza e capacità di entrare nel merito di ogni madhhab sulla base di un’adeguata ricerca accademica senza abbandonarsi a perseguire i suoi desideri personali. Ma le persone che non soddisfano tale condizioni non devono ardire a fare ciò, poiché questo può portare ad un pericoloso stato di anarchia nell’ambito della Shari`ah.

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Taqlid, o del Seguire un Imam in Tutte le Questioni della Shari`ah

Taqlid: Seguire un Imam in Tutte le Questioni della Shari`ah

 
Del Giudice Maulana Mufti Muhammad Taqi Usmani

  
Traduzione a cura di ‘Umar Andrea Lazzaro

 
Domanda:
Ci sono persone che dicono che il Taqlid – ovvero il seguire il madhhab di un’Imam – è haram (proibito) nella Shari`ah. Essi insistono nel dire che un vero Musulmano dovrebbe seguire solo il Corano e la Sunnah, e che seguire un essere umano nelle questioni di Shari`ah è equivalente a commettere Shirk.
Sostengono anche che tutti i madhahib, come le scuole Hanafi, Shafi`i, Maliki ed Hanbali, sono stati creati duecento anni dopo il Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) e perciò sono bid`ah (un’invenzione non giustificata dal Corano e dalla Sunnah). Sostengono anche che un musulmano deve trarre la guida direttamente dal Corano e dalla Sunnah, e che non vi è bisogno dell’intervento di alcun Imam per la conoscenza della Shari`ah. Per favore ci spieghi se queste opinioni sono corrette.
(Hussain Ahmad, Londra)

Risposta:
A. Quest’approccio è basato su certe incomprensioni, derivanti da una trattazione superficiale dei complessi aspetti coinvolti. Il completo chiarimento di queste incomprensioni necessiterebbe un articolo dettagliato, ma proverò a spiegare i punti basilari il più brevemente possibile.

1. E’ vero che l'”obbedienza”, nel suo senso precipuo, è dovuta solo ad Allah l’Onnipotente. Egli è Il solo che meriti la nostra obbedienza, e noi non dobbiamo obbedire a nessun altro all’infuori di Lui. Questo è il requisito logico della dottrina del “Tawhid” (credere nell’Unicità di Allah). Anche l’obbedienza al Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa sallam) ci è stata prescritta soltanto perchè egli è il Messaggero di Allah che ci trasmette i comandamenti divini. Altrimenti, egli non ha uno statuto divino che richieda per ciò stesso la nostra obbedienza. Ci è ordinato di obbedirlo e seguirlo soltanto perchè la soddisfazione di Allah è stata riassunta nei suoi detti e nelle sue azioni.
Perciò ci é richiesto di seguire il Santo Corano – essendo questo il diretto comandamento di Allah – e la Sunnah del Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) – essendo egli una via indiretta dei comandamenti divini.

Ma il punto è che l’interpretazione del Corano e della Sunnah non è un lavoro facile. Richiede un intenso ed esteso studio di entrambe le sacre fonti della Shari`ah, che non può venire intrapreso da ogni semplice musulmano. Se fosse reso obbligatorio ad ogni musulmano il consultare il Santo Corano e la Sunnah in ogni singolo problema che ci si trovi davanti, lo si caricherebbe di una responsabilità che è gli è quasi impossibile risolvere, perchè la derivazione delle regole della Shari`ah dal Corano e dalla Sunnah richiede una conoscenza approfondita della lingua araba e di tutto il materiale pertinente, che non ci si aspetta sia posseduta dal semplice musulmano. L’unica soluzione a questo problema è che un gruppo di persone si doti della conoscenza necessaria della Shari`ah, e che gli altri chiedano loro riguardo le ingiunzioni della Shari`ah nella loro vita quotidiana. Questo è esattamente ciò che il Santo Corano ha ordinato ai musulmani nei seguenti versetti:

فَلَوْلاَ نَفَرَ مِنْ كُلِّ فِرْقَة ٍ مِنْهُمْ طَائِفَة ٌ لِيَتَفَقَّهُوا فِي الدِّينِ وَلِيُنذِرُوا قَوْمَهُمْ إِذَا رَجَعُوا إِلَيْهِمْ لَعَلَّهُمْ يَحْذَرُونَ

Perché mai un gruppo per ogni tribù, non va ad istruirsi nella religione, per informarne il loro popolo quando saranno rientrati, affinché stiano in guardia? – Qur’an, IX, 122.

Questo versetto del Santo Corano indica a chiare lettere che un gruppo di Musulmani deve dedicarsi ad acquisire la conoscenza della Shari`ah, e tutti gli altri devono consultarli riguardo le questioni della Shari`ah.

Ora, se una persona chiede ad un `alim autentico (sapiente) riguardo le regole della Shari`ah in una materia specifica, ed agisce conseguentemente al parere ricevuto, può mai una persona ragionevole accusarlo di aver commesso shirk per aver seguito il parere di un essere umano invece del Corano e della Sunnah? Ovviamente no. La ragione è ovvia: egli non ha abbandonato l’obbedienza ad Allah ed al Suo Messaggero; anzi, non vuole far altro che obbedir loro! Però, essendo ignorante dei loro comandamenti, ha consultato un `alim per sapere cosa gli è richiesto da Allah di fare. Egli non ha preso quell’`alim come oggetto della sua obbedienza, ma l’ha preso semmai come interprete dei comandi divini. Nessuno può accusarlo di commettere shirk!
Questo è esattamente ciò che il termine taqlid significa. Una persona che non ha la capacità di comprendere il Santo Corano e la Sunnah consulta un giurista Musulmano, spesso chiamato “Imam”, ed agisce in base alla sua (dell’imam) interpretazione della Shari`ah. Non lo ritiene mai “in sé” degno di obbedienza, ma cerca la sua guida per conoscere gli obblighi della Shari`ah, perchè non ha un accesso diretto al Santo Corano ed alla Sunnah o non ha le conoscenze adeguate per derivarvi le regole della Shari`ah. Questo comportamento è chiamato taqlid di quel giurista o imam. Come si può dire che il taqlid sia equivalente a commettere shirk?

I giuristi e gli imam musulmani qualificati hanno dedicato le loro vite allo studio del Santo Corano e della Sunnah ed hanno raccolto i precetti della Shari`ah; in base alle loro rispettive interpretazioni della Shari`ah, in una forma pressoché codificata. Questa raccolta di regole della Shari`ah secondo l’interpretazione di un certo giurista è chiamata “madhhab” di quel giurista. Perciò il madhhab di un imam non è qualcosa di parallelo alla Shari`ah, o qualcosa di alieno ad essa: esso è piuttosto una particolare interpretazione della Shari`ah ed una raccolta delle maggiori regole della Shari`ah derivate dal Santo Corano e dalla Sunnah ad opera di autentici giuristi ed organizzato in base al soggetto per la convenienza dei seguaci della Shari`ah. Così, chi segue un particolare madhhab in realtà segue il Santo Corano e la Sunnah secondo l’interpretazione di un particolare giurista qualificato che si crede essere il più affidabile ed il più competente nelle questioni di Shari`ah.

Per quanto riguarda le differenze tra i madhahib, esse sono emerse per le diverse possibili interpretazioni delle regole menzionate o dedotte dal Santo Corano e dalla Sunnah.
Per comprendere correttamente questo punto, sarà pertinente notare che le regole menzionate nel Santo Corano e nella Sunnah sono di due tipi differenti. Alcune regole sono menzionate in queste Sacre Fonti con espressioni talmente chiare ed inequivocabili da ammettere una sola interpretazione, e nessun’altra interpretazione è possibile, come nel caso degli obblighi della Salah, della Zakah, del digiuno e dell’Hajj, la proibizione del maiale, del vino etc. etc. Riguardo a questa serie di regole, nessuna divergenza d’opinione ha mai avuto luogo: tutte le scuole di giuristi sono unanimi nella loro interpretazione, per cui non vi è spazio per ijtihad o taqlid in queste materie, e poiché ogni persona può facilmente comprenderle dal Santo Corano e dalla Sunnah, non è richiesto l’intervento di alcun giurista od imam. Ci sono invece altre regole della Shari`ah derivate dal Santo Corano e dalla Sunnah, per le quali può presentarsi una delle due situazioni:

A. L’espressione usata nelle Sante Fonti può ammettere più di un’interpretazione. Per esempio, menzionando il periodo della ‘iddah (periodo di attesa) per le donne divorziate, il Santo Corano ha usato la seguente espressione:

وَالْمُطَلَّقَاتُ يَتَرَبَّصْنَ بِأَنفُسِهِنَّ ثَلاَثَةَ قُرُوء

E le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre Qur’. – Qur’an, II, 228.

Il termine “Qur’” usato in questo versetto ha due significati logici: è usato sia per il periodo delle mestruazione che per il periodo di nettezza (il tuhr). Entrambi i significati sono possibili nel versetto, ed ognuno ha una diversa conseguenza legale. La questione che richiede uno sforzo giuridico è quale dei due significati sia qui inteso. Rispondendo a questa questione le opinioni giuridiche possono naturalmente divergere, e di fatto sono state diverse. L’Imam Shafi`i interpreta il termine “Qur’” come il periodo di tuhr, mentre l’Imam Abu Hanifah lo interpreta come “il periodo del mestruo”. Entrambi hanno un certo numero di argomenti a favore delle rispettive opinioni, e nessuna può essere completamente rigettata. E’ in questo modo che sono emerse le differenze tra i diversi madhahib.

B. Alle volte compaiono delle sorta di contraddizioni tra due tradizioni del Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam), ed un giurista deve conciliarle o preferire una delle due sull’altra. Anche in questo caso, i punti di vista dei giuristi possono divergere.

Ad esempio, vi sono due gruppi di tradizioni presenti nei libri di ahadith, che attribuiscono comportamenti diversi al Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) nell’abbassarsi per il ruku` nella preghiera. Il primo gruppo di ahadith menziona che egli era solito sollevare le mani prima di inchinarsi per il ruku`, mentre le altre tradizioni menzionano che egli non sollevava le mani se non all’inizio della Salah.

I giuristi musulmani, accettando che entrambi i modi sono corretti, hanno espresso idee differenti riguardo a quale di questi due modi sia maggiormente indicato. Questa è un’altra causa delle differenze tra i vari madhahib.

2. Ci sono molti problemi o questioni che non sono state menzionate nel Santo Corano e nella Sunnah con termini specifici od espliciti. La soluzione a tali problemi è cercata o per mezzo dell’analogia o per mezzo alcune espressioni presenti nelle Sante Fonti che abbiano un’attinenza indiretta con il soggetto in questione. Anche qui i giuristi possono avere approcci differenti nel ricavare dal Santo Corano e dalla Sunnah le necessarie soluzioni.

Queste sono le ragioni base delle differenze tra i madhahib. Questa differenza non è in alcun modo un difetto nella Shari`ah; anzi, è fonte di dinamismo e flessibilità e di un vasto campo di ricerca accademica nell’ambito dei principi della Shari`ah definiti dal Santo Corano e dalla Sunnah per tutti i tempi a venire.

Si presuppone che – nella suddetta situazione – un giurista musulmano che abbia tutte le qualifiche necessarie per l’ijtihad, eserciti il massimo dei suoi sforzi per trovare l’effettiva intenzione del Santo Corano e della Sunnah. Se egli fa questo al meglio della sua abilità ed in tutta sincerità, è sollevato dal suo obbligo verso Allah, e nessuno può incolparlo di violare la Shari`ah, anche se la sua opinione può apparire più debole al confronto di altre.

Questo è un fenomeno naturale e logico, che si trova per certo in ogni sistema legale: le leggi approvate in qualsiasi struttura legale non contengono ogni singolo dettagli delle possibili situazioni. Le espressioni usate in uno statuto sono spesso suscettibili di più di un’interpretazione, e differenti corti di giustizia, nell’applicare tali disposizioni alle situazioni pratiche, spesso sono in disaccordo nella loro interpretazione: un tribunale spiega la legge in un certo particolar modo, mentre l’altro tribunale la considera in un senso differente, ma nessuno accusa mai alcuno di essi di aver violato la legge. Nel momento che ogni tribunale intende applicare la disposizione legare al meglio della sua abilità, il suo dovere verso il legislatore è compiuto. Un altro tribunale può divergere dalle conclusioni raggiunte dal precedente, ma i giudici del primo tribunale non possono essere accusati di violare la legge.

Non solo: se il primo tribunale dell’esempio è la Corte Suprema, tutti i tribunali inferiori e tutte le persone che vivono nella giurisdizione di quella Corte Suprema sono obbligati a seguire l’interpretazione da questa stabilita anche se la loro opinione personale non è conforme all’approccio della Corte Suprema. In tal caso, se essi seguono la decisione della Corte di grado superiore nessuno può dire che non stiano seguendo la legge, o che essi considerino la Corte come l’autorità Sovrana invece del vero legislatore, perchè, difatti, essi stanno seguendo la decisione della Corte solo in quanto fidato interprete della legge, e non come legislatore.
Esattamente allo stesso modo, il madhhab di un giurista Musulmano non è altro che un’interpretazione credibile della Shari`ah. Un altro giurista competente può non essere d’accordo con questa interpretazione, ma non può mai accusarlo di violazione della Shari`ah, né alcuna persona può accusare i seguaci di quel particolare madhhab di seguire qualcosa di diverso dalla Shari`ah, o di commettere shirk seguendo l’Imam di quel madhhab invece di obbedire ad Allah ed al Suo Messaggero; non è possibile rivolgere tale accuse, perchè detti seguaci seguono il madhhab come credibile interpretazione della Shari`ah, non come autorità legislatrice.

La domanda successiva che potrebbe sorgere è riguardo a cosa dovrebbe fare un musulmano non qualificato riguardo a questi differenti madhahib, e quale di questi si debba seguire. La risposta a questa domanda è molto semplice: essendo tutti questi madhahib sforzi sinceri e competenti di trovare la vera intenzione della Shari`ah, tutti sono egualmente veri, ed una persona deve seguire il madhhab di quello degli Imam riconosciuti che egli creda essere più competente e pio. Sebbene i giuristi musulmani che abbiano intrapreso l’esercizio dell’ijtihad siano in gran numero, i madhahib dei quattro giuristi sono più completi, ben organizzati e ben conservati fino ad oggi, e l’Ummah Musulmana nell’insieme li ha considerati le interpretazioni più affidabili della Shari`ah. Questi quattro madhahib sono le scuole Hanafi, Shafi`i, Maliki ed Hanbali. Tutti i restanti madhahib non sono completi o perché non comprendono tutti gli aspetti della Shari`ah, o perché non sono stati conservati in forma affidabile. Questo è il motivo per cui la maggior parte della Ummah Musulmana appartiene ad uno tra questi quattro madhahib, e se una persona adotta una di queste scuole nelle questioni di interpretazione della Shari`ah, il suo obbligo di seguire la Shari`ah è soddisfatto.

Questa è la vera immagine del termine “taqlid” a riguardo dei madhahib giuridici riconosciuti. Spero che questa spiegazione sia capace di soddisfare la tua domanda e sufficiente ad accertare che il “taqlid” non ha nulla a che fare con lo shirk, ma è piuttosto un modo semplice e facile di seguire la Shari`ah.

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Il Taqlid e la Falsificazione della Storia Islamica

20 maggio 2010 Lascia un commento

Il Taqlid e la Falsificazione della Storia Islamica

 

Scritto da Mufti Mohammed Sajaad 
 

 24 Ramadan 1429 – 24 September 2008

Articolo originale da: http://www.as-suffa.org/Resources/Articles/taqlid-a-the-falsification-of-islamic-history.html

Traduzione a cura di `Umar Andrea Lazzaro

Taqlid” indica il seguire le opinioni giuridiche di un sapiente senza acquisire la conoscenza delle prove dettagliate per quelle opinioni. Una persona è costretta a fare ciò, non essendo in grado di raccogliere tutte le prove per poter sostenere una propria opinione su ogni particolare dettagliata questione legata al Din [Religione]. Questo affidamento su un gruppo di individui altamente qualificati si può riscontrare in ogni aspetto della vita umana: da quando vogliamo costruire un ampliamento alle nostre case, a quando vogliamo curarci, ci rimettiamo agli esperti senza discutere. Una persona ammalata non tenta mai di auto-diagnosticare la sua malattia, e tanto meno è così audace da auto-prescriversi, in base alla sua sola conoscenza, le medicine di cui ha bisogno; invece, si siede umilmente e accetta tutto ciò che il suo dottore gli dice e gli prescrive. Sembrerebbe che soltanto con l’Islam si faccia eccezione nel fatto che ogni persona non solo si sente in diritto di esercitare le sue capacità mentali (per quanto insufficienti esse siano) per determinare i suoi dettagliati insegnamenti, ma addirittura ciò è definito essere il suo dovere!

E’ un fatto indiscusso che il Taqlid esisteva sin dall’inizio dell’Islam, dato che questa è la procedura normativa per l’apprendimento. I Compagni [Sahabah] ed i Successori (Tabi`in) degli altri Compagni erano costretti a fare Taqlid dei maggiori Compagni: coloro che tra i Compagni ed i Successori non erano dei sapienti, prendevano il loro Din da quelli che lo erano. La base per il loro fare Taqlid, oltre all’ovvia ragione summenzionata, erano le prove che glielo rendevano un obbligo: Allah (SWT) ha detto nel Santo Corano:

Chiedete alla gente del Ricordo se non sapete” (Sura al-Anbiya’, 7).

Altrove nel Santo Corano, Allah (SWT) ha comandato ai credenti:

Obbedite ad Allah, al Messaggero ed a coloro che detengono l’autorità tra di voi”.

Ibn Abbas (R.A.), Mujahid, e molte autorità nel Tafsir (l’Esegesi del Santo Corano) hanno specificato che “coloro che detengono l’autorità tra di voi” sono i Giurisperiti Islamici; si veda il Tafsir Tabari ed Al-Tafsir al-Kabir dell’Imam Fakhr al-Din al-Razi.

Tra i molti ahadith che provano il Taqlid, vi è un hadith riportato in Sunan Abu Dawud, in cui il Profeta (Pace e Benedizioni su di lui) ha detto: “In verità, la cura della non-conoscenza è nel chiedere”.

Il Taqlid all’epoca dei Sahabah

Nei libri di ahadith vi sono molti esempi in cui troviamo i Compagni del Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) che fanno Taqlid di altri Sahabah più sapienti.

[1] Abu Ayyub al-Ansari (R.A.) si trovava una volta sulla strada per l’Hajj, e perse i cammelli che portava per essere sacrificati (e con cui una persona esce dalla condizione dell’Ihram). Il giorno del sacrificio andrò da `Umar (R.A.) e gli chiese cosa dovesse fare. `Umar (R.A.) gli disse di fare come coloro che eseguono l’`Umrah (ovvero, rasarsi o tagliarsi i capelli), e in tal modo sarebbe uscito dalla condizione di Ihram, e poi l’anno successivo compiere l’Hajj ed eseguire il sacrificio. Si noti che né Abu Ayyub (R.A.) chiese una prova, né gli fu data: un chiaro esempio di Taqlid. (Muwatta Imam Malik).

[2] Una volta `Umar vide Talha (R.A.) con indosso un pezzo di stoffa colorata mentre era in stato di Ihram (a condizione che la stoffa non sia profumata, un telo colorato sarebbe permesso nell’Ihram). `Umar (R.A.) gli chiese per quale ragione vestisse quel telo, e Talha (R.A.) gli rispose che quell’indumento era fatto di un materiale non profumato. `Umar (R.A.) gli disse: “Voi siete persone che sono seguite dagli altri. Se una persona che non lo sapeva avesse visto questo indumento, avrebbe pensato che Talha indossasse questo vestito in Ihram (e perciò avrebbe assunto che indossare abiti profumati fosse permesso). Astieniti dall’usare stoffe colorate”. (Muwatta).

Ciò dimostra che non vi è nulla di essenzialmente sbagliato nel seguire i sapienti senza [conoscere le loro] prove; anzi, questo è sempre stato uno dei modi in cui le masse apprendevano il loro Din, come mostrato dall’affermazione di `Umar (R.A.).

[3] Uno dei più ovvi esempi di Taqlid fu quello di quando il Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui) mandò Mu`adh Ibn Jabal (R.A.) in Yemen come insegnante. Quando era in Yemen la gente prendeva esclusivamente ciò che lui insegnava loro, come Din, in questioni vecchie e nuove, e questo non è altro che Taqlid. Ad esempio, gli fu chiesto a proposito di un uomo cui fossero sopravvissute soltanto la figlia ed una sorella, come sarebbe stata distribuita tra loro la sua eredità? Egli decretò che esse ricevessero metà ciascuna, e fece ciò come Mufti, senza menzionare le prove per il suo giudizio. (Sahih al-Bukhari).

[4] Troviamo anche un chiaro esempio di Sahabah che fanno Taqlid Shakhsi (Taqlid specifico [di una sola persona]). E’ riportato nel Sahih al-Bukhari da Ikrimah (R.A.) che la gente di Medina chiese ad Ibn Abbas (R.A.) a riguardo di una donna che fece Tawaf ed ebbe il suo ciclo mestruale: malgrado avesse su di sé il Tawad al-Wida, le era permesso tornare a casa o doveva aspettare finché il suo periodo finisse?. Ibn Abbas (R.A.) rispose: “Lei può tornare”. La gente disse: “Non accetteremo la tua opinione su quella di Zayd (Ibn Thabit)”. (Sahih al-Bukhari).

Due cose diventano molto chiare da questo incidente. La prima è che gli abitanti di Madina fecero Taqlid Specifico (Taqlid Shakhsi) di Zayd Ibn Thabit (R.A.), e di conseguenza non avrebbero accettato le opinioni di altri sapienti tra i Sahabah. E secondo, che lo stesso Ibn Abbas (R.A.) non li rimproverò mai per il loro seguire esclusivamente le sue [di Zayd Ibn Thabit (R.A.)] opinioni.

Sarebbe corretto dire che fino al secondo secolo, erano comuni nella Ummah due tipi di Taqlid: il tipo non-specifico (Taqlid ghayr Shakhsi), ed il Taqlid specifico (Taqlid Shakhsi). La maggior parte dei Musulmani, quando volevano conoscere la regola dell’Islam su una data questione, semplicemente si recavano da un sapiente della loro comunità che consideravano essere un’autorità. Ma si possono trovare anche esempi – come quelli summezionati – di quando i Musulmani facevano Taqlid specifico esclusivamente di un particolare Compagno o Successore. Apprendiamo perciò da questo, che non vi è nulla di essenzialmente biasimevole in qualcuno che sia un Hanafita od un Malikita, perchè vi erano persone che erano “Mas`uditi” (seguaci delle opinioni di Ibn Mas`ud), “Muhaditi”, “Abbasiti”, etc., solo che non erano conosciuti con questi nomi.

Uno dei fattori nel consolidamento del Taqlid Shakhsi e della graduale fine dell’altro tipo di Taqlid, fu l’emergere dei quattro sapienti che conseguirono un tale riconoscimento dalla loro sapienza e pietà, che studenti e persino altri sapienti si affollavano attorno a loro. Tutti e quattro furono benedetti con lunghe vite, così da poter affrontare ogni singola sezione delle regole giuridiche, e soprattutto, furono indiscussi Mujtahid. Un mujtahid è un sapiente di prim’ordine, che ha raggiunto il più alto e più difficile livello di Ijtihad (ragionamento giuridico indipendente). Vi sono molti tipi di sapienti inferiori, ma quello cui è consentito di esercitare l’Ijtihad nell’elaborare responsi giuridici è quello che ha trascorso anni ad acquisire le abilità nelle scienze religiose principali ed in quelle ausiliari, permettendogli così di interpretare accuratamente i Testi Sacri e meritando così di essere considerato un’autorità nelle importanti questioni del Din. In breve, ciò implica:

-Conoscenza profonda della lingua araba; grammatica, semantica e retorica.
-Conoscenza profonda del Santo Corano, il suo Tafsir stabilito, i versetti che sono abrogati e le occasioni di rivelazione.
-Conoscenza profonda degli Ahadith, avendo acquisito le narrazioni dai loro narratori, conoscendo la condizione della catena [di trasmissione] e dei suoi narratori. A questo riguardo, era opinione dell’Imam Ahmad che una persona non può essere considerata un Mujtahid finché non abbia memorizzato trecentomila ahadith.

Gli studenti di questi quattro Imam elaborarono ulteriormente i loro pareri giuridici, i loro principi (gli strimenti d’interpretazione), e soprattutto li preservarono e quindi trasmisero la scuola (Madhhab) del sapiente alla generazione successiva.

Questi quattro sapienti erano:

•Imam Abu Hanifa (R.A.) – 80-150 H.
•Imam Malik Ibn Anas (R.A.) – 93-179 H.
•Imam Muhammad Ibn Idris al-Shafi`i (R.A.) – 150-204 H.
•Imam Ahmad Ibn Hanbal (R.A.) – 164-241 H.

Se scattiamo un’istantanea della Ummah verso la fine del secondo secolo, vediamo che il Taqlid era di altri rispetto a queste quattro scuole sunnite e questi quattro Imam. Col tempo, la maggior parte delle persone finì per fare Taqlid di queste quattro scuole. In virtù del loro essere pienamente formate, propagate e codificate, sempre più sapienti ricevettero la loro istruzione in queste quattro scuole codificate. La convergenza della Ummah sull’approvazione di queste quattro scuole fu per coincidenza, e non divinamente rivelata. Detto questo, non è nascosta la misericordia che risiede nel convergere della Ummah su queste quattro, e fu perciò visto come un intervento divino nell’assicurare la preservazione del Din, come Allah (SWT) ha promesso:

Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi“. (Sura al-Hijr, 9).

Questo non è per dire che ci sono stati solo quattro sapienti nella Ummah che abbiano raggiunto l’alto rango dell’Ijtihad: ce ne sono stati diversi altri, ma le loro scuole non ricevettero lo stesso tipo di attenzione che quelle di questi quattro Imam hanno ricevuto, e perciò non è realmente possibile farne Taqlid. Essi un tempo possono aver avuto un fiorente circolo di studenti, ma questi – per qualunque ragione – non documentarono, codificarono e trasmisero pienamente la loro scuola. Qualcuno può trovare che alcuni dei loro pareri giuridici sono stati preservati, ma ciò non è sufficiente per considerare quella scuola adatta per il Taqlid. Giusto per menzionare un evidente pericolo nel permettere ciò – oltre al fatto che sono solo una manciata dei loro pareri giuridici, quelli che sono arrivati sino a noi – non sappiamo se quella particolare opinione fosse l’opinione finale di quel sapiente, o se egli l’abbia in seguito cambiata nel corso della sua vita. Per sapere ciò servirebbero dei commentari scritti dai suoi studenti, ed una solida trasmissione di tutte le sue opinioni. Al contrario, di questo problema è accuratamente presa cura nelle quattro scuole stabilite.

Perciò le quattro scuole iniziarono di fatto a rappresentare l’Islam Sunnita. Chiunque volesse studiare seriamente la legge Islamica, come principiante, era costretto ad allinearsi con una delle quattro scuole, in virtù della loro indiscussa abilità accademica e della loro preservazione capitolo per capitolo.

E’ per questa ragione che abbiamo un altro fatto che risulta inspiegabile ai non-Muqallid (coloro che negano il Taqlid e lo considerano illecito), che tentano perciò di evitarlo. Si tratta del fatto che la vasta maggioranza dei geni sapienziali sunniti seguivano una delle quattro scuola. Ad esempio, la seguente è solo una selezione di autorità indiscusse del nostro Din, di cui si conosce l’adesione ad uno dei quattro Madhahib:

•Imam Abu Isa al-Tirmidhi (Shafi`i)
•Imam Abu Jafar al-Tahavi (Hanafi)
•Imam Fakr al-Din al-Razi (Shafi`i)
•Imam Ibn Abd al-Bar (Maliki)
•Imam Abu Zakariyya al-Nawawi (Shafi`i)
•Imam Abu Bakr Jassas (Hanafi)
•Imam Ibn al-Hummam (Hanafi)
•Imam Abu Ishaq al-Shatibi (Maliki)
•Imam Ibn Hajr al-Asqalani (Shafi`i)
•Imam Abu al-Abbas al-Qurtubi (Maliki)
•Imam Badr al-Din al-Ayni (Hanafi)
•Imam Jalal al-Din al-Suyuti (Shafi`i)

Certamente, vi è una differenza tra il modo in cui un sapiente segue (fa Taqlid di una scuola, e il modo in cui lo fanno gli altri.
Un vero sapiente versato nelle scienze Islamiche può anche guardare (e guardava) alle prove, e se riteneva che la vera posizione corretta fosse un’altra rispetto a quella insegnata dalla sua scuola, egli lasciava la scuola in quella questione. Ma per le masse, ciò va’ generalmente oltre le loro capacità, né è richiesto ad ogni credente di diventare un `Alim od un Mujtahid, poiché ciò richiederebbe ad ognuno di abbandonare la dedizione ad altre importanti aree accademiche come medicina, ingegneria, etc., ed il cercare dei mezzi di sussistenza, ma la nostra misericordiosa Shari`ah divina non esige intrinsecamente da noi cose che sono impossibili, come dice Allah (SWT):

Allah non carica una persona con più di quanto egli possa sopportare”. (sura Al-Baqara:286)

Perciò il loro dovere è semplicemente quello di seguire dei veri sapienti, come ordinato nel versetto di Sura al-Anbiya’.

E’ interessante notare che sebbene il genere di sapienti menzionati precedentemente si trovavano ad un livello di ijtihad, a loro giudizio non si sentivano in grado di esentarsi dal Taqlid di quello dei quattro Imam che seguivano. La collezione di ahadithAl-Jami`” dell’Imam Tirmidhi è una testimonianza di ciò: se una persona familiare con la scuola Shafi`i sfoglia quest’opera, vedrà che gli ahadith sono portati in supporto di questa scuola, come appare chiaro dai titoli dei capitoli e dal commentario dell’Imam Tirmidhi.

Nel secondo secolo vi era una sorta di consenso dei sapienti sul fatto che fosse interesse del Din che per la gente comune, il Taqlid fosse fatto solo delle quattro scuole. Detto questo, una persona non era limitata a chi chiedere per pareri giuridici tra le quattro scuole codificate. Questo genere di Taqlid non specifico è conosciuto come “Taqlid ghayr Shakhsi”. Data la religiosità generalmente maggiore in quelle prime generazioni, una persona – anche se non era limitata dai sapienti di cui faceva Taqlid – avrebbe cercato il sapiente più pio, e se anche avesse ricavato più di un’opinione, avrebbe propeso per la precauzione nello scegliere un’opinione, e la minaccia del seguire i propri desideri era piccola.

Dal Taqlid ghayr Shakhsi al Taqlid Shakhsi

Più ci allontaniamo nel tempo dalla migliore delle generazioni, in particolare dopo il secondo secolo, mentre l’empietà ed il seguire i desideri divennero più comuni, i sapienti divennero più inequivocabili nell’obbligatorietà per ogni Musulmano del seguire solo una scuola. I fatti storici lo chiariscono abbondantemente e chiunque asserisca il contrario è francamente fuori dal contatto con la realtà: non è consapevole degli innumerevoli illustri giuristi che hanno espresso questa posizione, e sembra ignaro della condizione della gente di quel tempo e tanto più della propria stessa epoca. Perciò il fatto è che verso la fine del secondo secolo, anche la fine delle migliori generazioni, vi fu un cambiamento nell’atteggiamento delle masse, ed i desideri personali iniziarono a divenire determinanti nella decisione di quali opinioni seguire. Il Profeta stesso (Pace e Benedizioni su di lui) aveva preannunciato ciò quando disse: “allora la menzogna (kadhib) diverrà diffusa”. Fu allora che i sapienti concordarono unanimemente che la gente non avrebbe più avuto l’opzione di scegliere le opinioni da seguire, ma avrebbero dovuto seguire solo una qualunque delle quattro scuole. Imam Shah Waliullah dice:

Dopo il secondo secolo apparve tra i Musulmani l’adesione a scuole specifiche (…) E questo fu l’obbligo a quel tempo” (“Al-Insaf fi Bayan Asbab al-Ikhtilaf”, p.70.

Shaikh Wahbah al-Zuhaili in Al-Fiqh al-Islami wa adillatuh, vol.1 p.94, comunque ha dichiarato che la posizione della maggioranza dei sapienti era che solo il Taqlid di qualunque sapiente (Taqlid ghayr Shakhsi) fosse wajib [necessario], e solo qualche sapiente considerasse wajib il Taqlid di una scuola specifica (Taqlid Shakhsi).

Questa affermazione però non solo contrasta con l’evidente bisogno del Din e della Ummah che risiede nel rendere wajib il Taqlid Shakhsi, ma è non è nemmeno corroborato dai fatti, il più incontrovertibile dei qualificati è il gran numero di giuristi che hanno affermato questa opinione [la necessità del Taqlid Shakhsi], come riporteremo qui di seguito. D’altra parte, Shaykh Wahbah ha supportato la sua opinione citando solo due o tre autori, che è difficile dire come possano costituire una maggioranza.

Per essere certi dell’errore di quest’affermazione, l’argomentazione presentato da Shaykh Wahbah, che sottende quest’opinione, vediamo anche che è chiaramente difettoso. La ragione che egli fornisce per affermare che il Taqlid specifico (Taqlid Shakhsi) non possa essere wajib, è, nelle sue parole:

“Allah ha reso obbligatorio solamente il seguire i sapienti, senza specificare di seguire uno e non un altro; Egli ha detto: “Chiedete alla gente del Ricordo se non sapete” (Sura al-Anbiya’, 7)”. (Op. Cit.).

Tuttavia la realtà è che in questo versetto Allah (SWT) ha reso obbligatorio il Taqlid generico o Taqlid in generale (Jins Taqlid o Mutlaq Taqlid). Ora, il Taqlid in questo senso generale ha due, chiamiamole così, componenti, generi o sotto-categorie (Anwa` od Afrad):

Taqlid ghayr Shakhsi (Taqlid non specifico di qualunque sapiente)
Taqlid Shakhsi (Taqlid specifico di un particolare sapiente).

Appare perciò chiaro che il Taqlid in sé è un obbligo, e tutti i tipi di Taqlid che vi rientrano seguono la stessa regola [sono anch’essi obbligatori], perché non sono altro che tipi della stessa cosa. Sebbene certamente vi sia una scelta, nel seguire il Din, su quale dei due tipi praticare.

Così come se una madre ordina al figlio di comprarle della “frutta”, sotto questo termine generale (Mutlaq) rientrano diversi tipi di frutto, ad esempio mele, arance, pere, etc. Sarebbe corretto dire che l’obbligo si applichi a tutti questi frutti, mentre che vi sia una scelta su quale frutto il figlio scelga è un altro discorso. Ciò che importa è che egli sceglie un qualsiasi frutto, e qualunque frutto scelga avrà adempiuto al suo dovere. Ma ciò che non si può dire è che da una parte comprare delle mele sia obbligatorio, mentre comprare delle arance sia semplicemente permesso (e dire che sia illecito sarebbe assurdo). Per fare un altro esempio, questa volta dal Din, se qualcuno infrange un giuramento, deve fare un’espiazione (kaffarah). L’espiazione per avere infranto un giuramento è Fard (obbligatorio), ma sotto questo termine generico/generale (Mutlaq) rientrano tre componenti/generi (afrad): (1) Sfamare dei poveri, (2) Vestire i poveri, (3) Liberare uno schiavo. Ognuno prenderà la regola dell’espiazione, ovvero Fard, e ciò che è Mubah, permesso, è la scelta tra uno di questi tre.

Perciò la conclusione di questa discussione è che il versetto in Sura Anbiya’ di fatto ha reso wajib entrambi i generi di Taqlid, e se una persona segue uno dei due, egli avrà soddisfatto il suo obbligo. E’ per questa ragione che troviamo esempi di entrambi i generi di Taqlid praticati dalle prime generazioni, come menzionato precedentemente. Per quanto riguarda il perchè i sapienti abbiano proibito l’opzione del Taqlid Ghayr Shakhsi, ciò fu dovuto ad un cambiamento nella condizione della gente, e ne discuteremo il fondamento giuridico qui di seguito.

La Maggioranza degli `Ulama’ sul Taqlid Shakhsi

In questa sezione del saggio il mio scopo principale è portare citazioni da indiscussi esperi del Din che dimostrano come l’obbligatorietà del Taqlid Shakhsi sia divenuta opinione comune tra i sapienti per la gran parte della Storia Islamica. Detto questo, ho pure colto l’occasione per aggiungere qualche altra citazione, non specificamente sul Taqlid Shakhsi, per confutare due altre opinioni che vengono promosse oggigiorno, che sebbene marginali, la loro fallacia e la loro natura eretica ne obbligano la confutazione.
La prima è l’idea che il Taqlid, di qualunque genere sia, sia illecito e che sia invece obbligo di ogni Musulmano derivare da sé stesso tutte le regole dettagliate dal Corano e dalla Sunnah. Quest’opinione è portata avanti da gruppi conosciuti come “Ahle-hadith” o “Salafiti”. Una delle ragioni per cui essi sono riusciti a convincere la gente a credere a tali pretese infondate e stravaganti è che hanno falsamente dato l’impressione che questa fosse anche l’opinione della maggioranza dei grandi sapienti Islamici nel passato. In realtà, la vera posizione dei sapienti classici dell’Islam, come provato dalle seguenti citazioni, è molto differente. Inoltre, è alquando sorprendente che un sapiente su cui essi stessi fanno grandissimo affidamento, il defunto Shaykh Salih bin Uthaymin, ha inequivocabilmente dichiarato nel suo “Al-Usul min `ilm al-Usul” che chi non è un sapiente deve fare Taqlid dei sapienti. Nelle sue lezioni registrate di questa stessa opera egli afferma che per il Musulmano comune tentare di avventurarsi nel Santo Corano e nella Sunnah per derivarvi regole è come nuotare in mare per chi non ha mai imparato a nuotare: ciò porterà soltanto alla sua distruzione. Sua è la citazione finale in questa selezione.

La seconda opinione è meno eretica e pericolosa, perché almeno ammette che il sacro Din non può essere lasciato nelle mani di assoluti neonati in termini di istruzione Islamica. I proponenti di quest’opinione affermano che è permesso seguire qualunque sapiente, anche se questi fosse da altro che le quattro scuole. Ma ovviamente lo scopo principale dietro i seguenti testi è il mostrare che l’opinione della vasta maggioranza dei Sapienti di Ahl as-Sunnah era ed è che il Taqlid Shakhsi in particolare è wajib. I sapienti che citiamo sono delle tali autorità nella Conoscenza Sacra del Din, che non è irragionevole ritenere che questa regola, che determina come obbligatorio il Taqlid Shakhsi, fosse anche l’opinione dei loro molti eminenti insegnanti, studenti, e dell’intera scuola cui appartenevano.

Imam Ibn al-Hummam, autore di molte opere uniche in Giurisprudenza e Dottrina, registra l’opinione dei sapienti Hanafiti sul Taqlid di un singolo Mujtahid nel commentario dell’Hidayah, Fath al-Qadir:

(Quanto al profano), è obbligatorio per lui (al-wajib alayh) fare Taqlid di un singolo Mujtahid. (…) I giuristi hanno affermato che colui che passa da un Madhhab ad un altro di suo Ijtihad e prova è un peccatore meritevole di essere punito. Perciò chi lo fa senza Ijtihad né prova ne è ancora più meritevole”. (vol. 6, p. 360).

Imam Nawawi scrive in Al-Majmu` Sharh Al-Muhadhdhab:

La seconda opinione è che è obbligatorio (yalzimuhu) per lui seguire una scuola particolare, e questa era la posizione definitiva secondo Imam Abul—Hassan (il padre dell’Imam al-Haramayin Al-Juwayni). E ciò si applica a chiunque non abbia raggiunto il livello di Ijtihad dei giuristi e dei sapienti di altre discipline. Il ragionamento per questa regola è che se fosse permesso seguire qualunque scuola si volesse, ciò porterebbe a raccogliere le dispensazioni delle scuole, seguendo i propri desideri, a scegliere tra Halal e Haram, tra obbligatorio e permesso. In definitiva, ciò porterebbe a rinunciare all’onere della responsabilità. Questo non è lo stesso che durante le prime generazioni, perché le scuole che allora erano sufficienti in termini delle loro regole per le nuove questioni, non erano né codificate né divennero popolari. Perciò su questa base è obbligatorio per una persona sforzarsi di scegliere un Madhhab da seguire esclusivamente”. (Vol. 1, p. 93).

Imam Sha`rani, un’autorità indiscussa nella scuola Shafi`i scrive in “Al-Mizan al-Kubra”:

…A te (O studente) non è rimasta alcuna scusa per non fare Taqlid di un qualsiasi Madhhab che tu voglia tra le scuole dei quattro Imam, perché sono tutti sentieri per il Paradiso…” (p. 55, vol. 1).

Shaykh Salih al-Sunusi scrive in “Fath al-`Alee al-Malik fil-Fatwa `ala Madhab al-Imam Malik“:

Per quanto riguarda il sapiente che non abbia raggiunto il livello di Ijtihad ed il non-sapiente, essi debbono fare Taqlid del Mujtahid (…) E l’opinione più corretta è che sia obbligatorio (wajib) aderire ad una scuola in particolare tra le quattro scuole…” (Sezione sugli Usul al-Fiqh).

In “Tuhfa al-Muhtaj fi Sharh al-Minhaj”, Shaikh al-Islam Ahmad Ibn Hajr al-Haytami scrive:

L’affermazione che il profano non ha Madhhab è proscritta, piuttosto è necessario (yalzamuhu) per lui fare Taqlid di una scuola riconosciuta. (Per quanto riguarda l’affermazione: “i sapienti non hanno obbligato a seguire una scuola), questo era prima della codificazione e della costituzione delle scuole”. (vol. 12, p. 491 – Kitab al-Zakah).

Nel famoso compendio Malikita di Fatawa in 12 volumi, “Al-Mi`yar al-Mu`rib an Fataawa ahl al-Ifriqiyya wa al-Andalus wa al-Maghrib”, Imam Ahmad al-Wanshirisi riporta la Fatwa sul Taqlid:

Non è permesso (la yajuzu) al seguace di un sapiente scegliere la scuola che gli è più gradevole e con la quale concorda maggiormente. E’ suo dovere fare Taqlid dell’Imam la cui scuola egli crede essere corretta a confronto con le altre scuole”. (vol. 11, p. 163-164).

La grande autorità in Usul, Imam Aamidi, scrive in “Al-Ihkam fi Usul al-Ahkam”:

Il profano e chiunque non sia capace di Ijtihad, anche se abbia acquisito padronanza di alcune delle discipline (`Ulum) legate all’Ijtihad, è obbligato (yalzimuh) a seguire le posizione degli Imam Mujtahid e a prendere le sue opinioni giuridiche, e questa è l’opinione degli esperti tra i sapienti dei principi (Al-Muhaqqiqin minnal-Usulyyin). Era la Mu`tazila di Baghdad che proibì ciò, eccetto se la solidità del suo Ijtihad gli apparisse chiara”. (vol. 4, p. 278).

Imam Zahid al-Kawthari, giurista Hanafita e consigliere giuridico supremo dell’ultimo Shaykh al-Islam dell’Impero Ottomano, scrisse in un appassionato articolo contro la crescente tendenza moderna del non-Madhhabismo, intitolato “Al-La Madhhabiyya Qantara al-La Diniyya” (“Il non-Madhhabismo è il ponte per l’ateismo”):

Coloro che chiamano le masse a disfarsi dell’adesione ad un Madhhab dei Madhahib degli Imam seguiti, le cui vite abbiamo brevemente menzionato precedentemente, sono di due gruppi: coloro che ritengono che tutte le opinioni derivate del Mujtahid sono corrette, per cui sarebbe permesso al profano seguire qualsiasi opinione di qualunque Mujtahid, non limitarsi alle opinioni di un singolo Mujtahid che si fosse scelto di seguire: tale pensiero appartiene alla Mu`tazila. Il (secondo gruppo) sono quei Sufi che considerano tutti i Mujtahid essere nel corretto, nel senso che cercano le opinioni più dure tra le loro posizioni, senza limitarsi a seguire in Mujtahid.” (Pubblicato in Maqalaat al-Kawthari, p.224-225).

Imam Al-Jalaal Shams al-Din al-Muhalli scrive nel commentario del testo Shafi`ita “Jam` al-Jawami“:

E la posizione più corretta (Wal-Asahh) è che sia obbligatorio (yajibu) per il non-sapiente/profano ed oltre a lui per coloro che non hanno raggiunto il livello di Ijtihad, l’adesione ad una particolare scuola tra i Madhahib degli Imam Mujtahid (iltizam Madhhab Muayyan min madhahib al-Mujtahidin) che egli creda essere preferibile ad un’altra scuola od eguale”. (Kitab al-Ijtihad, p.93)

Imam Rashid Ahmad Gangohi, il Faqih del XIX Secolo, scrive in “Fatawa Rashidiyya”:

Quando la corruzione che deriva dal Taqlid non-specifico diviene palese, e nessuno negherà ciò se è onesto, quando poi il Taqlid viene definito obbligatorio per altro che sé stesso (Wajib li-ghayrihi), ed il Taqlid non-specifico viene definito illecito, ciò non sarà per mera opinione, ma piuttosto per l’ordine del Messaggero di Allah (Pace e Benedizioni su di lui), perché egli ha comandato che rimuovere la corruzione è un obbligo per ogni individuo”. (p. 205).

Imam Abd al-Hay al-Lakhnawi scrive nel suo “Majmuat al-Fatawa“, dopo aver menzionato le varie opinioni dei sapienti sul Taqlid:

Su questo argomento l’opinione più solida è che alla gente comune sia impedito tale (scegliere) tra differenti opinioni, e specialmente alla gente di quest’epoca, per la quale non vi è cura se non nel seguire un particolare Madhhab. Se a queste persone fosse consentito scegliere tra il loro Madhhab ed un altro, ciò farebbe sorgere grandi tribolazioni”. (vol. 3, p. 195).

Imam Rajab al-Hanbali scrive nella sua opera: “Confutazione di chi segua altro rispetto alle quattro scuole”:

…che è il Mujtahid, assumendo la sua esistenza, il suo dovere (Farduhu) è seguire ciò che gli si manifesta della Verità. Mentre per il non-Mujtahid, il suo dovere è il Taqlid”. (p. 6).

Nel ben conosciuto testo Malikita “Maraqi al-Saud”, si afferma:

(Il Taqlid) è necessario (yalzimu) per chiunque non abbia raggiunto il livello di assoluto ijtihad, anche se egli è un (Mujtahid) limitato che è incapace (di eseguire l’Ijtihad assoluto)”. (Punto 957, p.39). E’ scritto in seguito: “Ogni scuola delle scuole dei (quattro) Mujtahid è un mezzo che fa raggiungere il Paradiso”.

In uno dei più autorevoli commentari giuridici del Santo Corano, “Al-Jami` li-ahkam al-Qur’an“, del sapiente Imam Qurtubi, commentando il versetto 7 di Sura Anbiya’, scrive:

I sapienti non discordarono sul fatto che sia obbligatorio per i non-sapienti (al-`Aamah) fare Taqlid dei loro sapienti, che sono indicati nel versetto: “Chiedete alla Gente del Ricordo se non sapete”. Ed i sapienti per consenso (Ajma`u) hanno dichiarato necessario (la budda) per chi è incapace di vedere, di fare Taqlid di qualcun altro che gli dica la direzione della Qiblah se ciò gli diviene difficile. In maniera simile, a chi non possieda la conoscenza o la sapienza di ciò che il Din insegna è necessario (la budda) fare Taqlid del sapiente che la possieda.”. (p. 181, vol. 11).

Il sapiente famoso a livello mondiale, Mufti Taqi Uthmani scrive nel suo commentario al libro: “Al-Misbah fi Rasm al-Mufti wa Manaahij al-Ifta”.

L’opinione corretta, sulla quale concorda la maggioranza dei sapienti, è che sia obbligatorio (Yajibu) per tutti coloro che non abbiano raggiunto il livello di Ijtihad l’aderire ad una precisa scuola tra le quattro celebri, codificate e decisamente trasmesse. Ciò per regolare le azioni di una persona e controllarne le relazioni mondane in una maniera che lo protegga da confusione ed errori, e che ne soddisfi le impellenti necessità”. (vol. 1, pp. 251-252).

Shaykh Salih bin al-Uthaymin scrive nel suo “Al-Usul min `ilm al-Usul”, nel capitolo sul Taqlid:

Il Taqlid ha luogo in due modi; il primo è che la persona che fa Taqlid sia un profano, incapace di derivare da sé la regola, perciò il suo dovere (Farduhu) è di fare Taqlid, in base all’affermazione di Allah (SWT): “Chiedete alla Gente del Ricordo se non sapete” (Sura al-Nahl, 43)” (p. 68).

Shaykh al-Uthaymin inoltre delinea nel capitolo precedente a questo ciò che è necessario perché una persona sia in grado di ricavare le regole dai Testi Sacri, ovvero i pre-requisiti dell’Ijtihad. Egli riporta sei condizioni, la prima delle quali è la condizione di conoscere tutti i versetti e gli ahadith pertinenti al soggetto. Già questo primo ostacolo scarterebbe la maggior parte di noi che non ha imparato -e tanto meno ne è esperto- la lingua araba. Le traduzioni non possono mai esprimere le complessità linguistiche, gli artifici retorici e le sfumature semantiche dell’originale arabo, ed inoltre un vasto numero di ahadith non sono nemmeno stati ancora tradotti in inglese.

La base giuridica per cui solo il Taqlid Shakhsi è obbligatorio

E’ importante elaborare in dettaglio cosa abbia condotto al cambiamento di regola dalla liceità del chiedere a qualsiasi sapiente tra quelli delle quattro scuole, al(l’obbligatorietà del) seguirne esclusivamente una sola. Come già detto, entrambi i generi di Taqlid (non-specifico e specifico) erano obbligatori per il musulmano comune, ma egli aveva aperta davanti a sé l’opzione di seguire una scuola, come facevano alcuni, e se non era particolarmente acuto come è la persona media comune, chiedeva semplicemente a qualsiasi sapiente considerasse affidabile, a prescindere dalla sua scuola. Il primo genere di Taqlid [quello non-specifico] produceva però un pericolo che col passare del tempo divenne sempre più reale; ovvero, che la gente andasse a fare “shopping” di opinioni: ponendo la stessa domanda a diversi sapienti per poi seguirne uno in base ai propri desideri, soltanto per la comodità della sua opinione. Le prime benedette generazioni erano in gran parte preservate da ciò. Di fatto, tutti i sapienti islamici, per consenso, considerano assolutamente proibito che una persona voglia fare una determinata cosa e quindi ne cerchi poi una giustificazione tra i testi e le opinioni dei sapienti. Lo stesso Santo Corano biasima coloro che agiscono in questo modo, quando dice:

Non ha visto quello che assume a divinità le sue passioni?” (Surah Al-Jathiyah, 23)

Il grande giurista della scuola Hanafi, Imam Ibn `Abidin riporta il seguente incidente rivelatore, che ci mostra la gravità di questo problema. C’era uno studente dell’Imam Abu Hanifa che un giorno si rivolse agli Ashab al-Hadith (coloro che pretendono di seguire soltanto gli ahadith), per chiedere la mano della figlia. Il suocero lo respinse, e gli disse che gli avrebbe concesso sua figlia in matrimonio solo se avesse iniziato ad alzare le mani (raf` al-yadayn) durante la Salah [prima e dopo il ruku`], a recitare [il Corano] dietro l’Imam [durante la preghiera congregazionale] ed a pronunciare “Amin” ad alta voce [dopo la recitazione di Surah al-Fatihah nelle preghiere congregazionali ad alta voce – queste tre questioni sono questioni sulle quale vi è divergenza di opinione tra le scuole, NdT]. Lo studente acconsentì e fu così sposato a sua moglie. Quando il giurista Hanafita Abu Bakr al-Jawzajani fu informato di ciò, rispose: “Per quanto riguarda il nikah [matrimonio], esso è valido, ma temo che egli (lo studente) possa aver lasciato il Din, poiché ha abbandonato ciò che riteneva essere la verità per i suoi desideri personali”.

Imam Shatibi, tra gli altri giuristi, ha spiegato ulteriormente il pericolo insito nel lasciare il Fiqh non regolamentato, dicendo: “In definitiva lo scopo stesso della Shari`ah, che è il Taklif – ovvero l’incaricare le persone di doveri e responsabilità e allontanarli dal mero seguire i loro desideri, con tutta la corruzione ed i danni che ciò comporta – verrebbe liquidato, poiché la gente comune si rifugerebbe nelle opinioni deboli di sapienti minori o delle altre tre scuole”.

Perciò, per sbarrare le porte dell’irreligione, i sapienti concordarono che fosse allora obbligatorio seguire una qualunque scuola tra quelle che sono state accuratamente discusse, documentate e trasmesse dai geni della Ummah. Non vi è dubbio che tali elevate credenziali appartenessero esclusivamente alle quattro scuole.

Fu solo in base ai pericoli precedentemente menzionati insiti nel permettere il Taqlid ghayr-Shakhsi, che i sapienti lo hanno dichiarato illectio. Quale fu la prova o la base giuridica per cui hanno effettivamente dichiarato illecito qualcosa che era precedentemente chiaramente lecito?

I giuristi sono ben consapevoli che le regole cambiano con il tempo, e vi sono molti esempi nella Shari`ah di qualcosa che in un’epoca era permessa, che fosse in seguito resa illecita e viceversa, in considerazione di altri principi maggiori del Din. Vendere armi in uno Stato Islamico è qualcosa di lecito, ma i giuristi lo hanno dichiarato proibito in tempi di guerra civile, perché togliere la vita ad un credente -da qualsiasi parte stia- è tra i più gravi peccati. Un altro esempio è l’intervento di `Uthman (R.A.) nello standardizzare le recitazioni del Santo Corano. Il Messaggero di Allah, Pace e Benedizioni su di lui, pregò Allah (SWT) che il Santo Corano venisse rivelato nei sette dialetti indipendenti degli arabi, in modo che gli fosse facile recitarlo; durante la vita del Messaggero (Pace e Benedizioni su di lui) gli arabi delle diverse tribù recitavano il Corano in uno di questi dialetti. Subito dopo la morte del Messaggero (Pace e Benedizioni su di lui) l’Islam si diffuse per tutta la Persia, l’Asia e l’Africa: la diffusione dell’Islam comportò che i nuovi Musulmani di queste terre non arabe imparassero e recitassero di Libro di Allah. Fu allora, durante il califfato del Califfo `Uthman, che l’esistenza di diversi dialetti divenne causa di confusione per quei nuovi Musulmani. Ciò che era inizialmente nato allo scopo di facilitazione e comodità stava divenendo, in questo nuovo contesto, strumento di difficoltà e confusione. Perciò `Uthman (R.A.) dichiarò illecita la trascrizione, la recitazione e l’insegnamento di sei dialetti del Santo Corano, e ciò avvenne in presenza dei Compagni, che furono d’accordo con lui. Perciò, ciò che era un tempo permesso venne reso illecito.

In maniera simile, quando i giuristi videro la varietà di opinioni esistente nella comunità e la minaccia del seguire le passioni e dell’irreligione, resero obbligatorio il Taqlid delle sole quattro scuole. Quando poi la rettitudine morale divenne sempre minore tra le masse ed aumentò la tendenza a seguire i propri desideri nelle opinioni giuridiche, fu data la regola che al profano è permesso solo il Taqlid di una sola scuola: questa regola venne data sulla base del prevenire il male del seguire i desideri, [principio] tecnicamente definito “blocco dei mezzi”, e per preservare l’obbligo dei doveri e delle responsabilità di cui i credenti sono stati incaricati.

Qualcuno potrebbe qui obiettare che altri giuristi non accettano il principio giuridico del blocco dei mezzi, ma la realtà è che tutti i giuristi hanno riconosciuto questo principio, anche se eventualmente lo hanno fatto usando altri nomi per definirlo. Imam Shatibi nel suo Muwafaqat, vol. 4, p.66., riporta che Imam Qarafi ha detto che vi è Ijma` (Mujma` alayh) dei sapienti nell’accettare questo principio. Imam Abu Zahra, nel suo Usul al-Fiqh, p. 253, ha confermato che questa è l’opinione di tutte e quattro le scuole. La ragione della generale accettazione di questo principio è che si tratta in realtà di una legge basata sul senso comune di guardare al risultato finale di un’azione. Se qualcosa è un male od è illecito, è privo di senso pensare che non vi sia nulla di male nella presenza di quelle cose che conducono direttamente a quel male. Difatti, lo vediamo in pratica nelle nostre vite quotidiane, in ogni aspetto della vita. Se impediamo ai nostri figli di uscire da soli, sebbene loro possano non comprenderlo, non è perché uscire è proibito in sé stesso, ma semmai è per il rischio che essi vengano rapiti o altro. E’ logico ed ovvio che le cose che conducono a qualcosa di illecito, sono anch’esse proibite.

Le leggi fatte dall’uomo non sono in grado di riconoscere questa verità, tanto che sebbene degli studi provino che la pornografia conduce a stupri ed altri reati sessuali, non fanno nemmeno un debole tentativo per frenarla. La Legge Divina di Allah Onnipotente e Saggio non potrebbe mai essere così difettosa, e per questa ragione vediamo che molte delle leggi dello Stato Islamico sono basate su questo principio.

Un altro principio giuridico simile al principio del “bloccare i mezzi”, è il principio dell’“acquisizione dei mezzi”, con cui solo un obbligo può essere adempiuto. I libri di Usul ne parlano come “Muqadimat al-wajib wajib”, o “ma la yutimmu al-wajib illa bihi fa huwa wajib”. In questo caso qualche azione dev’essere eseguita per comando di Allah (SWT), ma per realizzarla a volte potrebbe esserci bisogno di qualcos’altro, perciò per adempiere all’ordine, anche questo qualcos’altro diventerà obbligatorio, anche se non è stato esplicitamente comandato dal Legislatore [Allah].

Un esempio di questo secondo principio (dell’acquisizione dei mezzi) è l’ordine nel Santo Corano di donare la Zakah. Ora, è ovvio che una persona sarà in grado di compiere propriamente questo comando soltanto se ha una conoscenza dettagliata delle regole della Zakah, di cosa sia il Nisab, su quali proprietà vada data la Zakah, cosa rende una persona esentata dal dare la Zakah e così via. Perciò, sebbene non vi sia alcun testo che dichiari specificamente wajib per un Musulmano imparare il fiqh della Zakah o addirittura frequentare un corso che lo insegni, tenuto in un Istituto in particolare nella sua località.

Perciò la conseguenza illecita che le persone seguano i loro desideri, che è qualcosa di chiaramento proibito nel Santo Corano, stabilisce l’illiceità del Taqlid non-specifico (Taqlid Ghayr Shakhsi). In maniera simile, l’obbligo di preservare la Shari`ah da distorsioni e corruzione, stabilisce l’obbligo dell’aderenza al Taqlid Shakhsi. Inoltre si noterà che, mentre nel caso di altre questioni, le regole sono stabilite o da uno o dall’altro di questi due principi di usul, qui la necessità del Taqlid Shakhsi è stabilita su entrambi i principi.

Ci sono altri aspetti legati a questa questione che meritano una discussione, ma sono oltre gli scopi di questo articolo, come quali siano le condizioni sotto le quali si abbandona un Madhhab, e la risposta alle prove solitamente citate contro il Taqlid. Per questi ed altri aspetti, le opere che possono essere consultate sono: “Jawahir al-Fiqh” di Mufti Muhammad Shafi, vol. 1; “Qawaid fi `Ulum al-Fiqh” di Shaykh Habib Ahmad al-Kairawani (pubblicato come introduzione al “Ila al-Sunnan” di Imam Zafar Ahmad Uthmani); “Al-Kalam al-Mufid fi Ithbat al-Taqlid” di Maulana Muhammad Sarfraz Khan Safdar; “The Legal Status of Following a Madhhab” di Mufti Taqi Uthmani; “Al-Laa Madhabiyya Akhtar Bida`h tuhaddi al-Shariat al-Islamiyya” di Shaykh Ramadan al-Buti.

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