I Musulmani, la “Modernità”, l’Imitazione dei Kuffar, le Nostre Responsabilità

Già molte volte abbiamo denunciato la pedissequa imitazione delle mode, dei costumi, delle ideologie dei kuffar da parte dei Musulmani (e come potremmo fare altrimenti, quando il Profeta stesso (sallallahu `alayhi wa sallam) ci ha avvisato che chi imita un popolo verrà considerato uno di loro (e quindi risorto con loro nel giorno del giudizio).

L’imitazione dello “stile di vita occidentale” viene mascherata come “modernità” e quindi resa un idolo invisibile e mascherato di “ineluttabilità”; l’imitazione di una determinata cultura viene mascherata come “progresso”; dal campo spaziale viene spostata sul campo temporale, e quindi considerata presupposto necessario del miglioramento, del “progresso” dei paesi Musulmani.

I costumi, le abitudini, le Leggi e l’ideologia dell’Islam, invece, vengono legati al “passato”, a qualcosa di “retrogrado”, “antico”, “vecchio”, “non più attuale”, ed ancora all’inciviltà, alla povertà.

Tale invenzione del concetto di “modernità” e di “progresso” è dunque il congegno attraverso il quale l’occidente ha potuto esportare ed imporre il suo specifico modello in tutti il mondo, per di più nel visibilio generale di masse che adorano la “modernità” ed ambiscono esse stesse ad essere “modernizzate”.

Nei paese Musulmani, in particolare, ciò è un modo estremamente utile per evitare di dover contrastare ed opporre in maniera diretta l’Islam; uno schermo per evitare di dover dire apertamente “abbandonate l’Islam, cambiate Din, adottate il Din dell'”Occidente”” (ed il capitalismo, il liberismo, la democrazia sono un Din, alternativo, differente ed opposto al Din dell’Islam), e dunque di rischiare le ovvie reazioni cui ciò porterebbe.
E allora, si utilizza invece il termine “neutro” di “modernità”, con la sua spinta di irrinunciabilità, il sapore di eterea ineluttabilità, l’immagine di variopinta internazionalità: i “tempi moderni”, “siamo nel 2012..”.

Infatti, un’invasione armata straniera può essere respinta ed opposta (e molto probabilmente verrà respinta ed opposta), ma come opporsi alle lancette dell’orologio ed all’inesorabile fluire del tempo? Sono “i tempi”! Nozione che sposta sul piano temporale un particolare dominio spaziale ed ideologico.

Così, ad esempio, nelle pubblicità di molti paesi Musulmani, si contrappongono in maniera efficace la figura della nonna “conservatrice”, “velata”, povera e stracciona, a quella della giovane donna disinibita, progredita, emancipata e svestita.

L’abbandono della pratica dell’Islam è quindi dipinto come condizione imprescindibile per poter essere puliti, dignitosi e benestanti; “moderni” (qualunque cosa significhi).

Questo fenomeno – “occidentalizzazione” mascherata come “modernizzazione”, sulla base del meccanismo appena descritto – ha preso da tempo piede in quasi tutti i paesi Musulmani, appoggiato prima dalle armi e dagli eserciti degli invasori colonialisti, poi da appositi e specializzati think tank, ed in ultimo dallo zelo “progressista” delle stesse “élite culturali, economiche e politiche” dei paesi Musulmani.

Particolarmente pernicioso è dunque quando siano gli stessi Musulmani a “mettere i bastoni tra le ruote” ad altri Musulmani che cercano di implementare sempre più e meglio il Din di Allah nelle loro vite, ed oppongono loro un ampio genere di “consigli”, “raccomandazioni”, “ammonimenti”, spingendo sull’acceleratore del tanto necessario progresso al quale – chissà perché mai – un loro fratello sembra non prestare attenzione – “è forse pazzo, o cieco, che non vuole prender parte in tanto gloriosa civiltà?“.

Tutto questo discorso serve ad introdurre due brevi citazioni di episodi che spero avranno un impatto sul nostro modo di ragionare, sulle nostre priorità, sul nostro re-impossessarci della piena dimensione del nostro Din.

Il primo episodio racconta di una sorella in niqab che fa la spesa al supermercato in una cittadina francese.

Finito il giro per i vari reparti, si mette in coda alla cassa per pagare, finché arriva il suo turno.
La cassiera è una ragazza nordafricana Musulmana (perlomeno di origine), che inizia a passare gli articoli, e guarda male la sorella in niqab con arroganza finché non riesce più a trattenersi, e sbotta: “Qui in Francia abbiamo tanti problemi, il tuo niqab è uno di essi! Noi immigrati siamo venuti qui per lavorare e non per fare mostra della nostra religione o della nostra storia! Se vuoi praticare la tua religione ed indossare il Niqab tornatene nel tuo paese arabo e fai quello che vuoi!“.

La sorella in niqab smette di mettere la spesa nei sacchetti e solleva il niqab di fronte alla cassiera, che resta completamente shockata..

La sorella in niqab ha i capelli biondi e gli occhi azzurri, e le risponde: “Sono una ragazza francese, non un’immigrata araba. Questo è il mio paese e questo è il mio Islam! Voi siete nati Musulmani e avete venduto il vostro Din, e noi l’abbiamo comprato da voi, ed Allah dice: “Se volgerete le spalle, [Allah] vi sostituirà con un altro popolo e costoro non saranno uguali a voi“” [Sura 47, 38]“.

Ovviamente, ciò non è inteso fomentare un attacco in un’inutile guerra “nati-Musulmani” contro “convertiti perfetti e praticanti”; la dicotomia è piuttosto tra coloro che cercano di praticare il Din, e chi mette loro i “bastoni tra le ruote”, spinto dalla fascinazione negli idoli colorati della “modernità” e del “progresso”.
In questo caso, il fatto che la sorella ostacolata fosse una convertita del luogo rende ancora più stridente il contrasto e ancora più evidente la stupidità e l’ignoranza delle argomentazioni degli “ostacolatori”.

Il secondo punto è soltanto una breve – ma forte – citazione tratta dal discorso che una ragazza [non so se Musulmana] ancora una volta francese diede di fronte alle ragazze dell’Università Islamica di Aligarh, in India:

State leccando tutto ciò che noi abbiamo iniziato prima ad odiare e poi sputato o vomitato“.

Le parole sono forti, ma questa è un’altra verità cui riflettere.

Uomini e donne in “Occidente” avvertono oggi un enorme vuoto, che tutto il precario benessere materiale raggiunto da questa civiltà (al costo dell’oppressione e dello sfruttamente di miliardi di altri esseri umani, non va’ dimenticato) non riesce a colmare.
Molti sono stufi di tutti i discorsi e le ideologie propagandate in questa società, e sono alla ricerca di un’alternativa, sono alla ricerca di ciò che manca loro: un significato nella vita, la pace interiore, la comprensione della verità.

Noi Musulmani abbiamo nell’Islam tutte le risposte che queste persone cercano, abbiamo nell’Islam l’alternativa di cui essi vanno in cerca e di cui hanno disperato bisogno, ma invece di correre in loro soccorso ed offrirgli questa autentica medicina, molti di noi sono abbagliato dai miti della “modernità occidentale”, devono ancora svegliarsi dall’insolazione, sono ancora inebetiti, e dunque adottano spesso meccanismi in stile “più realista del re” (vedi quanto già detto a riguardo di alcuni giovani Musulmani e dell’integrazione), facendo di tutto per essere “più occidentali degli occidentali”; basti vedere l’insana fissazione di tanti “immigrati nuovi Italiani” per “la bandiera”, “le istituzioni”, etc., quando all’italiano medio tutto ciò importa ben poco. O basti vedere le insane posizioni di tanti “Musulmani moderati” sulla “superiorità della civiltà occidentale”, le “missioni di pace”, “il diritto all’esistenza dello Stato d’Israele”, etc., quando moltissimi italiani non-Musulmani hanno posizioni molto più coraggiose, corrette e sensate.

Ahimé, non solo tanti di noi si astengono dall’offrire agli “occidentali” la medicina, l’elisir di cui siamo in possesso (l’iman in “la ilaha illa Allah, Muhammad Rasul Allah“), ma addirittura, tentano di stravolgerlo, annacquarlo, modificarlo per “adattarlo ai tempi” e per “non spaventare gli europei”, proprio quegli europei che invece ne hanno oggi più che mai un assoluto bisogno, per questa e soprattutto per l’altra vita..

E’ allora il caso di decidere da che parte stare: tra coloro che invitano le genti ad Allah ed alla salvezza in questa e nell’altra vita, o tra gli inebetiti che leccano ciò che gli stessi kuffar hanno da tempo ormai “sputato o vomitato”, correndo dietro ad illusioni e false speranze.

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