Taqlid, o del Seguire un Imam in Tutte le Questioni della Shari`ah

Taqlid: Seguire un Imam in Tutte le Questioni della Shari`ah

 
Del Giudice Maulana Mufti Muhammad Taqi Usmani

  
Traduzione a cura di ‘Umar Andrea Lazzaro

 
Domanda:
Ci sono persone che dicono che il Taqlid – ovvero il seguire il madhhab di un’Imam – è haram (proibito) nella Shari`ah. Essi insistono nel dire che un vero Musulmano dovrebbe seguire solo il Corano e la Sunnah, e che seguire un essere umano nelle questioni di Shari`ah è equivalente a commettere Shirk.
Sostengono anche che tutti i madhahib, come le scuole Hanafi, Shafi`i, Maliki ed Hanbali, sono stati creati duecento anni dopo il Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) e perciò sono bid`ah (un’invenzione non giustificata dal Corano e dalla Sunnah). Sostengono anche che un musulmano deve trarre la guida direttamente dal Corano e dalla Sunnah, e che non vi è bisogno dell’intervento di alcun Imam per la conoscenza della Shari`ah. Per favore ci spieghi se queste opinioni sono corrette.
(Hussain Ahmad, Londra)

Risposta:
A. Quest’approccio è basato su certe incomprensioni, derivanti da una trattazione superficiale dei complessi aspetti coinvolti. Il completo chiarimento di queste incomprensioni necessiterebbe un articolo dettagliato, ma proverò a spiegare i punti basilari il più brevemente possibile.

1. E’ vero che l'”obbedienza”, nel suo senso precipuo, è dovuta solo ad Allah l’Onnipotente. Egli è Il solo che meriti la nostra obbedienza, e noi non dobbiamo obbedire a nessun altro all’infuori di Lui. Questo è il requisito logico della dottrina del “Tawhid” (credere nell’Unicità di Allah). Anche l’obbedienza al Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa sallam) ci è stata prescritta soltanto perchè egli è il Messaggero di Allah che ci trasmette i comandamenti divini. Altrimenti, egli non ha uno statuto divino che richieda per ciò stesso la nostra obbedienza. Ci è ordinato di obbedirlo e seguirlo soltanto perchè la soddisfazione di Allah è stata riassunta nei suoi detti e nelle sue azioni.
Perciò ci é richiesto di seguire il Santo Corano – essendo questo il diretto comandamento di Allah – e la Sunnah del Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) – essendo egli una via indiretta dei comandamenti divini.

Ma il punto è che l’interpretazione del Corano e della Sunnah non è un lavoro facile. Richiede un intenso ed esteso studio di entrambe le sacre fonti della Shari`ah, che non può venire intrapreso da ogni semplice musulmano. Se fosse reso obbligatorio ad ogni musulmano il consultare il Santo Corano e la Sunnah in ogni singolo problema che ci si trovi davanti, lo si caricherebbe di una responsabilità che è gli è quasi impossibile risolvere, perchè la derivazione delle regole della Shari`ah dal Corano e dalla Sunnah richiede una conoscenza approfondita della lingua araba e di tutto il materiale pertinente, che non ci si aspetta sia posseduta dal semplice musulmano. L’unica soluzione a questo problema è che un gruppo di persone si doti della conoscenza necessaria della Shari`ah, e che gli altri chiedano loro riguardo le ingiunzioni della Shari`ah nella loro vita quotidiana. Questo è esattamente ciò che il Santo Corano ha ordinato ai musulmani nei seguenti versetti:

فَلَوْلاَ نَفَرَ مِنْ كُلِّ فِرْقَة ٍ مِنْهُمْ طَائِفَة ٌ لِيَتَفَقَّهُوا فِي الدِّينِ وَلِيُنذِرُوا قَوْمَهُمْ إِذَا رَجَعُوا إِلَيْهِمْ لَعَلَّهُمْ يَحْذَرُونَ

Perché mai un gruppo per ogni tribù, non va ad istruirsi nella religione, per informarne il loro popolo quando saranno rientrati, affinché stiano in guardia? – Qur’an, IX, 122.

Questo versetto del Santo Corano indica a chiare lettere che un gruppo di Musulmani deve dedicarsi ad acquisire la conoscenza della Shari`ah, e tutti gli altri devono consultarli riguardo le questioni della Shari`ah.

Ora, se una persona chiede ad un `alim autentico (sapiente) riguardo le regole della Shari`ah in una materia specifica, ed agisce conseguentemente al parere ricevuto, può mai una persona ragionevole accusarlo di aver commesso shirk per aver seguito il parere di un essere umano invece del Corano e della Sunnah? Ovviamente no. La ragione è ovvia: egli non ha abbandonato l’obbedienza ad Allah ed al Suo Messaggero; anzi, non vuole far altro che obbedir loro! Però, essendo ignorante dei loro comandamenti, ha consultato un `alim per sapere cosa gli è richiesto da Allah di fare. Egli non ha preso quell’`alim come oggetto della sua obbedienza, ma l’ha preso semmai come interprete dei comandi divini. Nessuno può accusarlo di commettere shirk!
Questo è esattamente ciò che il termine taqlid significa. Una persona che non ha la capacità di comprendere il Santo Corano e la Sunnah consulta un giurista Musulmano, spesso chiamato “Imam”, ed agisce in base alla sua (dell’imam) interpretazione della Shari`ah. Non lo ritiene mai “in sé” degno di obbedienza, ma cerca la sua guida per conoscere gli obblighi della Shari`ah, perchè non ha un accesso diretto al Santo Corano ed alla Sunnah o non ha le conoscenze adeguate per derivarvi le regole della Shari`ah. Questo comportamento è chiamato taqlid di quel giurista o imam. Come si può dire che il taqlid sia equivalente a commettere shirk?

I giuristi e gli imam musulmani qualificati hanno dedicato le loro vite allo studio del Santo Corano e della Sunnah ed hanno raccolto i precetti della Shari`ah; in base alle loro rispettive interpretazioni della Shari`ah, in una forma pressoché codificata. Questa raccolta di regole della Shari`ah secondo l’interpretazione di un certo giurista è chiamata “madhhab” di quel giurista. Perciò il madhhab di un imam non è qualcosa di parallelo alla Shari`ah, o qualcosa di alieno ad essa: esso è piuttosto una particolare interpretazione della Shari`ah ed una raccolta delle maggiori regole della Shari`ah derivate dal Santo Corano e dalla Sunnah ad opera di autentici giuristi ed organizzato in base al soggetto per la convenienza dei seguaci della Shari`ah. Così, chi segue un particolare madhhab in realtà segue il Santo Corano e la Sunnah secondo l’interpretazione di un particolare giurista qualificato che si crede essere il più affidabile ed il più competente nelle questioni di Shari`ah.

Per quanto riguarda le differenze tra i madhahib, esse sono emerse per le diverse possibili interpretazioni delle regole menzionate o dedotte dal Santo Corano e dalla Sunnah.
Per comprendere correttamente questo punto, sarà pertinente notare che le regole menzionate nel Santo Corano e nella Sunnah sono di due tipi differenti. Alcune regole sono menzionate in queste Sacre Fonti con espressioni talmente chiare ed inequivocabili da ammettere una sola interpretazione, e nessun’altra interpretazione è possibile, come nel caso degli obblighi della Salah, della Zakah, del digiuno e dell’Hajj, la proibizione del maiale, del vino etc. etc. Riguardo a questa serie di regole, nessuna divergenza d’opinione ha mai avuto luogo: tutte le scuole di giuristi sono unanimi nella loro interpretazione, per cui non vi è spazio per ijtihad o taqlid in queste materie, e poiché ogni persona può facilmente comprenderle dal Santo Corano e dalla Sunnah, non è richiesto l’intervento di alcun giurista od imam. Ci sono invece altre regole della Shari`ah derivate dal Santo Corano e dalla Sunnah, per le quali può presentarsi una delle due situazioni:

A. L’espressione usata nelle Sante Fonti può ammettere più di un’interpretazione. Per esempio, menzionando il periodo della ‘iddah (periodo di attesa) per le donne divorziate, il Santo Corano ha usato la seguente espressione:

وَالْمُطَلَّقَاتُ يَتَرَبَّصْنَ بِأَنفُسِهِنَّ ثَلاَثَةَ قُرُوء

E le donne divorziate osservino un ritiro della durata di tre Qur’. – Qur’an, II, 228.

Il termine “Qur’” usato in questo versetto ha due significati logici: è usato sia per il periodo delle mestruazione che per il periodo di nettezza (il tuhr). Entrambi i significati sono possibili nel versetto, ed ognuno ha una diversa conseguenza legale. La questione che richiede uno sforzo giuridico è quale dei due significati sia qui inteso. Rispondendo a questa questione le opinioni giuridiche possono naturalmente divergere, e di fatto sono state diverse. L’Imam Shafi`i interpreta il termine “Qur’” come il periodo di tuhr, mentre l’Imam Abu Hanifah lo interpreta come “il periodo del mestruo”. Entrambi hanno un certo numero di argomenti a favore delle rispettive opinioni, e nessuna può essere completamente rigettata. E’ in questo modo che sono emerse le differenze tra i diversi madhahib.

B. Alle volte compaiono delle sorta di contraddizioni tra due tradizioni del Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam), ed un giurista deve conciliarle o preferire una delle due sull’altra. Anche in questo caso, i punti di vista dei giuristi possono divergere.

Ad esempio, vi sono due gruppi di tradizioni presenti nei libri di ahadith, che attribuiscono comportamenti diversi al Santo Profeta (SallaLlahu `alayhi wa Sallam) nell’abbassarsi per il ruku` nella preghiera. Il primo gruppo di ahadith menziona che egli era solito sollevare le mani prima di inchinarsi per il ruku`, mentre le altre tradizioni menzionano che egli non sollevava le mani se non all’inizio della Salah.

I giuristi musulmani, accettando che entrambi i modi sono corretti, hanno espresso idee differenti riguardo a quale di questi due modi sia maggiormente indicato. Questa è un’altra causa delle differenze tra i vari madhahib.

2. Ci sono molti problemi o questioni che non sono state menzionate nel Santo Corano e nella Sunnah con termini specifici od espliciti. La soluzione a tali problemi è cercata o per mezzo dell’analogia o per mezzo alcune espressioni presenti nelle Sante Fonti che abbiano un’attinenza indiretta con il soggetto in questione. Anche qui i giuristi possono avere approcci differenti nel ricavare dal Santo Corano e dalla Sunnah le necessarie soluzioni.

Queste sono le ragioni base delle differenze tra i madhahib. Questa differenza non è in alcun modo un difetto nella Shari`ah; anzi, è fonte di dinamismo e flessibilità e di un vasto campo di ricerca accademica nell’ambito dei principi della Shari`ah definiti dal Santo Corano e dalla Sunnah per tutti i tempi a venire.

Si presuppone che – nella suddetta situazione – un giurista musulmano che abbia tutte le qualifiche necessarie per l’ijtihad, eserciti il massimo dei suoi sforzi per trovare l’effettiva intenzione del Santo Corano e della Sunnah. Se egli fa questo al meglio della sua abilità ed in tutta sincerità, è sollevato dal suo obbligo verso Allah, e nessuno può incolparlo di violare la Shari`ah, anche se la sua opinione può apparire più debole al confronto di altre.

Questo è un fenomeno naturale e logico, che si trova per certo in ogni sistema legale: le leggi approvate in qualsiasi struttura legale non contengono ogni singolo dettagli delle possibili situazioni. Le espressioni usate in uno statuto sono spesso suscettibili di più di un’interpretazione, e differenti corti di giustizia, nell’applicare tali disposizioni alle situazioni pratiche, spesso sono in disaccordo nella loro interpretazione: un tribunale spiega la legge in un certo particolar modo, mentre l’altro tribunale la considera in un senso differente, ma nessuno accusa mai alcuno di essi di aver violato la legge. Nel momento che ogni tribunale intende applicare la disposizione legare al meglio della sua abilità, il suo dovere verso il legislatore è compiuto. Un altro tribunale può divergere dalle conclusioni raggiunte dal precedente, ma i giudici del primo tribunale non possono essere accusati di violare la legge.

Non solo: se il primo tribunale dell’esempio è la Corte Suprema, tutti i tribunali inferiori e tutte le persone che vivono nella giurisdizione di quella Corte Suprema sono obbligati a seguire l’interpretazione da questa stabilita anche se la loro opinione personale non è conforme all’approccio della Corte Suprema. In tal caso, se essi seguono la decisione della Corte di grado superiore nessuno può dire che non stiano seguendo la legge, o che essi considerino la Corte come l’autorità Sovrana invece del vero legislatore, perchè, difatti, essi stanno seguendo la decisione della Corte solo in quanto fidato interprete della legge, e non come legislatore.
Esattamente allo stesso modo, il madhhab di un giurista Musulmano non è altro che un’interpretazione credibile della Shari`ah. Un altro giurista competente può non essere d’accordo con questa interpretazione, ma non può mai accusarlo di violazione della Shari`ah, né alcuna persona può accusare i seguaci di quel particolare madhhab di seguire qualcosa di diverso dalla Shari`ah, o di commettere shirk seguendo l’Imam di quel madhhab invece di obbedire ad Allah ed al Suo Messaggero; non è possibile rivolgere tale accuse, perchè detti seguaci seguono il madhhab come credibile interpretazione della Shari`ah, non come autorità legislatrice.

La domanda successiva che potrebbe sorgere è riguardo a cosa dovrebbe fare un musulmano non qualificato riguardo a questi differenti madhahib, e quale di questi si debba seguire. La risposta a questa domanda è molto semplice: essendo tutti questi madhahib sforzi sinceri e competenti di trovare la vera intenzione della Shari`ah, tutti sono egualmente veri, ed una persona deve seguire il madhhab di quello degli Imam riconosciuti che egli creda essere più competente e pio. Sebbene i giuristi musulmani che abbiano intrapreso l’esercizio dell’ijtihad siano in gran numero, i madhahib dei quattro giuristi sono più completi, ben organizzati e ben conservati fino ad oggi, e l’Ummah Musulmana nell’insieme li ha considerati le interpretazioni più affidabili della Shari`ah. Questi quattro madhahib sono le scuole Hanafi, Shafi`i, Maliki ed Hanbali. Tutti i restanti madhahib non sono completi o perché non comprendono tutti gli aspetti della Shari`ah, o perché non sono stati conservati in forma affidabile. Questo è il motivo per cui la maggior parte della Ummah Musulmana appartiene ad uno tra questi quattro madhahib, e se una persona adotta una di queste scuole nelle questioni di interpretazione della Shari`ah, il suo obbligo di seguire la Shari`ah è soddisfatto.

Questa è la vera immagine del termine “taqlid” a riguardo dei madhahib giuridici riconosciuti. Spero che questa spiegazione sia capace di soddisfare la tua domanda e sufficiente ad accertare che il “taqlid” non ha nulla a che fare con lo shirk, ma è piuttosto un modo semplice e facile di seguire la Shari`ah.

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