“Nessuno mi può giudicare”: Cuore, Intenzioni ed “Apparenze”

Di questi tempi, è praticamente impossibile iniziare un qualsiasi discorso sulla religione – sia la sua dottrina che la sua pratica – senza sentire frasi come “non ti voglio giudicare, però…” – “non giudicatemi” – “non è per giudicare” – “nessuno mi può giudicare!“.

La diffusione di queste espressioni tradisce un più ampio fenomeno sociale, che affonda le sue origini nella cultura consumistica del secondo dopoguerra (o anche prima); la celebre canzone “nessuno mi può giudicare” non è un caso che accompagnasse rivoluzioni nei costumi e nella morale dell’Italia degli anni ’60, all’insegna della legittimazione e della relativizzazione.

Ed in quanto fenomeno sociale e rappresentazione dell’ideologia dominante, è essenziale verificare la compatibilità di tali espressioni (e ancor di più, del messaggio ad esse sottostante) con il messaggio ed il metodo islamico, in modo da rendere chiaro se tale modo di ragionare e pensare sia compatibile con gli insegnamenti e lo spirito del nostro Din (religione e stile di vita), o se non sia piuttosto il risultato dell’influenza di modelli extra-islamici degenerati e sovversivi.

E la realtà è che tale espressione viene utilizzata da diverso tempo da chi spinge alla vasta accettazione sociale di determinate pratiche e, “avendo la coda tra le gambe” sapendo di essere nel torto, salta subito alla gola di chiunque intenda porre un freno ad esse, accusandolo, appunto di “giudicarli senza averne alcun diritto“.

Insomma, queste persone scaricano i loro stessi dilemmi morali ed i sensi di colpa con “un attacco preventivo” ai loro critici e censori, e li intimano a “non giudicarli” perchè sanno benissimo di essere in una posizione moralmente svantaggiosa ed in difetto, e di essere giudicabili e condannabili per il loro comportamento; è per questo che vorrebbero sfuggire al giudizio,  perché lo temono e vogliono evitarne l’esito, che sanno loro stessi sarebbe a loro sfavorevole.

Non giudicarmi!” diventa allora l’unico possibile grido disperato di chi sa di essere in torto, e non ha altra difesa che l’attacco e l’arroganza, ed eleva la sua difesa alla non-necessità di difendersi, visto che attaccarne l’errore viene dipinto come “insopportabile ed ingiusta ingerenza” morale: “non lo si può giudicare!“.

E’ appunto per l’uso retorico che queste persone fanno del concetto di “giudicare”, che mi oppongo al fatto di utilizzarlo anche noi Musulmani, perchè ciò va’ in ultimo a favorire la loro arroganza nell’esporre senza vergogna i loro peccati attaccando preventivamente chiunque li intenda correggere con questi slogan in stile “nessuno mi può giudicare“, “non giudicatemi“, e così via, al punto di arrivare ad impedire di chiamare “peccato” il peccato, “proibito” ciò che è proibito, “obbligatorio” ciò che è obbligatorio, “kufr” ciò che è kufr, e così via, e quindi di sdoganare e legittimare ciò che è peccato, ciò che è proibito e ciò che kufr, etc., spingendo i Musulmani all’accettazione di tutto ciò come qualcosa di “normale” che non può venire criticato come invece dovrebbe.

Siccome tale “ragionamento” ha tre principali applicazioni, cerchiamo di dare delle risposte chiare e dettagliate ad ognuna di esse, e quindi:

-nella dottrina;
-nella pratica religiosa.
-nell’implementazione della Legge Sacra

1. Nella dottrina; l’affermazione: “Dio scruta il cuore degli uomini e saprà cosa fare. Non spetta a noi giudicare“. 

Risposta:

Certo, noi non siamo nessuno per “giudicare”, ma Allah ci ha informato su quali siano i criteri con cui ci giudicherà nel giorno del giudizio, ed è stato molto chiaro sul fatto che l’Islam è l’unica religione da Lui accettata.

E’ dunque il massimo dell’ipocrisia affermare che “non spetta a noi giudicare” nel senso di “non possiamo sapere qual’è la verità, per cui andiamo avanti ognuno per la propria strada senza farci problemi“, se si afferma di credere in Dio, e Dio stesso ha affermato chiaramente quali sono i Suoi criteri per concedere il Paradiso ai Suoi servi.

Dio ci ha dato dei Libri e delle rivelazioni nelle quali ci ha detto chiaramente cosa dobbiamo fare e da cosa dobbiamo astenerci, e quali sono i criteri per poter sperare di ottenere la salvezza ed andare in Paradiso. Non ha alcun senso (nemmeno dal punto di vista logico) dire di credere in Dio e poi dire che la Sua parola, le Sue promesse e le Sue minacce “non siano importanti” ed ignorare il fatto che Egli abbia già “anticipato” quali saranno i criteri in base ai quali avrà luogo il Suo giudizio.

Non ha alcun senso, a meno che non si sia decisi di seguire i propri desideri e condurre la propria vita “come ti pare”, coltivando però al tempo stesso l’illusione di potersi salvare pur sapendo di agire in aperta violazione ai comandi di Dio. E questa si chiama pura illusione.

Se vado da un avvocato e gli chiedo “cosa succede se rapino un supermercato” lui mi risponde citando la pena prevista dall’ordinamento italiano, non mi dice “ci penserà il giudice, non spetta a noi giudicare”.
Se ti dicesse così, non ti consiglierei proprio di prendertelo come avvocato.

E dunque, Dio ci ha informati chiaramente su quali sono i criteri in base ai quali Egli giudicherà i Suoi servi nel Giorno del Giudizio; fingere che non tali criteri non ci siano noti e pretendere di avere una possibilità di salvezza pur violandoli apertamente, significa coltivare illusioni infondate, e rigettare il Suo messaggio.

2. Nelle azioni e nella pratica della religione: “Ho fatto x, ma non dovete giudicarmi“.

Risposta:

Da cosa deriva questo tabù sul giudicare?

A noi pare dalla società del liberismo che promuove le “libertà personali” come requisito del sistema di profitto e consumo.

Riproponiamo un collage di quanto già chiarito in alcuni post sul forum “Discussioni sull’Islam“, in risposta a diverse affermazioni che hanno comune corso tra diversi Musulmani d’oggi; ad esempio, sul tema tipico dell’hijab femminile, una sorella ha scritto:

hai ragione quando dici che una ragazza che non porta il velo non è peggiore di una che lo porta anche perchè noi non siamo nessuno per giudicare la fede di una persona..

Ebbene, questa frase è scorretta dal punto di vista della Shari`ah: una persona che adotta l’hijab è migliore di una che non lo adotta, in questo aspetto.
Così come una persona che esegue la Salah e paga la Zakah è migliore di chi non esegue la Salah e non paga la Zakahin questi aspetti.
Un uomo che non lascia scendere il proprio izar, i propri pantaloni o il proprio qamis sotto la caviglia, è migliore di un uomo che li lasci scendere al di sotto, in questo aspetto.

Un uomo con la barba sarà -a questo riguardo- migliore di un uomo rasato, ma possiamo dirlo con certezza solo al riguardo della specifica regola della barba, mentre il giudizio su chi sia complessivamente migliore di chi, spetta soltanto a Dio, e solo lui conosce i nostri cuori.

I primi eseguono un ordine di Allah e del Suo Profeta (sallallahu `alayhi wa sallam), i secondi no (per quanto riguarda gli aspetti menzionati).
Poi, ognuno di essi potrebbe essere peggiore di qualcun altro in qualche altro aspetto, ma ciò non toglie che in quel determinato aspetto, loro compiono la cosa giusta.

Diciamo che in un determinato aspetto, chi rispetta il comando x che stiamo di volta in volta analizzando è migliore di chi non lo rispetti, a riguardo di questo stesso comando specifico; ma chi sia complessivamente “migliore”, non è facile dirlo.

L’importante è non estrarre un singolo aspetto del Din di testa propria, e basare solo su di esso il proprio giudizio su qualunque altro Musulmano, per cui chi non vi si conformi è automaticamente peggio di chi vi si conforma, su ogni piano;  ma questo è un problema che riguarda solo della gente molto superficiale che riduce l’Islam solo e soltanto al niqab o ai vestiti.

Che sono importanti e necessari, ma non sono tutto.

Per cui, non si potrebbe dire che una donna che adotti l‘hijab sia automaticamente migliore in tutto di una donna che non lo adotta: magari per quella che non lo adotta questo è l’unico peccato che compie, mentre quella che lo adotta ne compie altri mille e non se ne pente..

Ma questo non significa:
-né che l’hijab non sia importante o sia “relativo” (visto che stiamo parlando di questo, ma lo stesso vale per qualunque altro aspetto del Din),
-né che chi lo adotta non sia comunque migliore di chi non lo adotta, sotto questo aspetto (e sotto gli altri, dipende).

Per cui, giudichiamo solo in base a ciò che è apparente, sul metro di giudizio chiaro del Qur’an e della Sunnah, e non neghiamo la superiorità del servo obbediente sul servo peccatore (nello specifico punto che si analizzi di volta in volta), ma al tempo stesso non ci limitiamo ad un solo punto per esprimere una valutazione complessiva che spetta solo a Dio.

E’ un po’ come il discorso della persona che si astiene da ogni cibo illecito, e dell’altra persona che puntualmente ricasca nell’abitudine di consumare alcolici: non si può in alcun modo affermare che -al riguardo delle regole sul consumo di cibi e bevande- essi siano sullo stesso piano: il primo è chiaramente “migliore” del secondo in questo aspetto, ma ciò non esclude la possibilità che il cuore della prima persona sia gonfio di orgoglio, arroganza ed altre nefande malattie spirituali e che egli dunque possa essere mandato all’inferno per un certo periodo di tempo, mentre il secondo sia una persona sincera che si pente ogni volta in maniera tanto forte che Dio cancelli tutti i suoi peccati e lo ammetta direttamente in paradiso! A riguardo del solo aspetto delle prescrizioni alimentari, il primo resta comunque migliore del secondo, ma nel complesso, è stato il secondo a risultare in fin dei conti migliore!

In questo modo si evita sia di cadere nell’esteriorismo per cui bastano due o tre elementi “esteriori” per essere migliori degli altri e si riduce l’Islam ad una serie di “precetti esteriori”, sia di cadere nell’antinomismo per cui si afferma falsamente che una persona che esegua un obbligo non sia migliore di chi non lo esegue -almeno a quel riguardo.

Quindi, suggerirei di evitare tutti questi giri di parole sul “senza giudicare“, “non mi giudicare“, “non ti giudico“, che sento spesso ultimamente, ma che non riesco proprio a capire che significhino. Che intendete per “giudicare“, e perchè “vi giustificate” così tanto dall’accusa preventiva di star “giudicando” qualcuno?

Il giudice ultimo è Allah, ma è Lui stesso che per questa vita ci ha dato delle leggi, dei precetti, degli obblighi e delle proibizioni, e ci ha ordinato di giudicare in base ad essi, e di distinguere in base ad essi il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso, il corretto dallo scorretto.

Non riguardo i cuori delle persone, perchè non li possiamo conoscere, ma riguardo la loro esteriorità, che si prende in considerazione, eccome, nei testi di Fiqh e nelle corti islamiche: sappiamo ad esempio che un uomo non può vestirsi da donna, o che una donna non può vestirsi da uomo, o che un uomo non può esporre la sua `awra (delle donne abbiamo già parlato abbastanza, direi), etc., e tutto ciò non riguarda altro che “l’esteriorità”, così come mille altri precetti islamici, che sono tanto importanti quanto quelli “interiori”; anzi, sono la loro base essenziale.

Se una persona, invece di fare tre raka`at per il Maghrib, ne fa cinque, fa o non fa un errore? Lo fa! E se poi ci venisse a dire che l’importante è ciò che c’è nel cuore, “avere un cuore puro“, e che non può essere “giudicato” per questo, avrebbe forse ragione?
Chiaro che no! E perchè? Perchè Allah ha stabilito il numero delle raka`at per le Salawat quotidiane, ed è Lui il Giudice, e noi dobbiamo mostrare a Lui la nostra obbedienza, attraverso l’obbedienza ai Suoi ordini, non con discorsi vuoti ed inverificabili su un presunto “cuore” che però è così debole da non avere alcun effetto su ciò che è evidente esteriormente.

Facciamo un altro esempio sulla questione del “giudicare”, quello della testimonianza: perchè una testimonianza sia accettabile, il testimone, tra le altre cose, non deve essere un fasiq (aperto peccatore, ribelle). Siccome solo Allah può conoscere i nostri cuori, il giudizio di fisq, così come tutti i giudizi della Shari`ah in questo mondo, si esercita sull’esteriore, per cui chiunque commetta apertamente (in pubblico) dei peccati maggiori, è definito fasiq, e la sua testimonianza in generale non è accettata.
Un ubriacone che beve per strada, è un fasiq (non lo è ad esempio chi beve nel privato di casa sua, senza che nessuno lo sappia, anche se chiaramente ciò è comunque un peccato).
Un/a musulmano/a che non esegue la Salah, è un fasiq/ah, nella “migliore” delle ipotesi.
Un uomo che si rade la barba o la taglia della lunghezza inferiore ad un pugno, è un fasiq.
Una donna che non adotta l’hijab, è una fasiqah.
Etc.
Ed è così, dobbiamo chiamare le cose con il loro nome, un peccato è un peccato, un atto virtuoso è un atto virtuoso, e così via.

Vengono in mente quelle persone che dicono che non si può chiamare “kafir” un cristiano, un buddhista od un ateo, con il ragionamento che “magari il giorno dopo questo persona può fare Shahadah, diventare un ottimo musulmano e conquistarsi un posto in paradiso“. Dimostrando con tale ragionamento di non avere capito nulla, perchè chiamare “kafir” un kafir non significa emettere un giudizio sulla sua destinazione finale, significa semplicemente giudicare la sua condizione attuale (in base agli stessi criteri che Dio ha rivelato per distinguere i credenti dai miscredenti). Se poi il giorno dopo questa persona accetterà l’Islam pronunciando la Shahadah, non sarà più un “kafir“, sarà un “muslim“. Ma ciò non vuol dire che prima di essa egli non fosse e non sia mai stato un kafir (non-Musulmano), perché la Shahadah avrà effetto a partire da quel momento, non retroattivamente!
Idem per un “fasiq”: se il giorno dopo si pente, può anche diventare un wali, ciò non è affatto escluso dal fatto di definirlo un fasiq quando è un fasiq!

Tutto ciò non significa che a chi commette un atto di fisq si debba sputare in faccia quando lo si incontra, o che lo si debba maledire ed augurarsene il peggio possibile o addirittura la morte, o che lo si debba odiare, o che lo si condanni all’inferno (intendete forse questo, quando parlate di “giudicare”?), niente di tutto ciò..

Tutto ciò non attiene al puntare il dito, al voler umiliare, pensar male di, od insultare una persona; attiene semmai al chiamare le cose col loro nome, ed anche al dimostrare misericordia verso i peccatori, proprio per mezzo del chiarir loro l’errore che stanno commettendo ed invitandoli al bene, alla correzione ed al pentimento. Se invece si tacesse e non si affermasse la natura di peccato dei peccati, ciò non significherebbe far loro un favore; il vero favore è aiutarli ad avere piena consapevolezza della natura di ciò che fanno, e trasmettere (o ricordare) loro il giudizio che Allah ha dato a riguardo di ciò.

Nessuno si è mai sognato di obiettare che un qadi [giudice islamico] non dovrebbe “giudicare” queste persone, perchè qui nessuno sta dicendo che questa persona andrà sicuramente all’inferno (potrebbe pentirsi il giorno dopo e diventare migliore agli occhi di Allah dello stesso qadi), si sta semplicemente mettendo in atto un giudizio secondo i metri che Allah l’Altissimo ci ha fornito, non secondo qualche “moralismo conservatore” da beghina.

Insomma, se va’ evitato il moralismo fariseo da “sepolcri imbiancati”, allo stesso modo va’ evitato l’antinomismo anti-moralista ipocrita e relativista che diventa un moralismo al contrario, ché entrambi sono estremi, e l’Islam, grazie a Dio, è la via mediana e la religione della moderazione – moderazione calcolata sul metro del Qur’an e della Sunnah, chiaramente, e non sul metro delle ideologie del kufr.

Ancora una volta si fa chiara l’importanza della via mediana ( giudicare solo le apparenze,  ignorarle completamente), e dell’unione di atti esteriori (rispetto della Shari`ah in ogni ambito, compreso l’abbigliamento e l’aspetto esteriore) e disposizioni interiori (cuore pulito, purificazione interiore).

Ed un cuore davvero puro è quello che si adatta alla Shari`ah; così come il vero credente è colui che adatta le sue dispozioni interiori allo spirito ed alla lettera della Shari`ah.
Non si tratta soltanto di essere delle “buone persone“, “gentili“, etc: ciò è sì necessario, ma non è sufficiente alla salvezza, per essa ci vuole anche l’iman ed il rispetto della Shari`ah data al Migliore della Creazione, sallallahu `alayhi wa sallam. [Si veda: Requisiti minimi per accedere al Jannah]”.

[Fonti: 1, 2, 3, 4].

Dovrebbe dunque a questo punto essere chiaro che c’è una differenza enorme tra il rispettare la dignità di ogni Musulmano, anche il peggior peccatore, ed il chiamare ciò che è proibito/riprovevole/kufr con il suo nome; tra il “semplice” peccato, ed il disinteresse completo per il Din che sconfina spesso e volentieri nel kufr.

Finché non si avrà chiara tale differenza, qualunque parola di verità verrà letta come un “illegittimo giudizio” etc. etc., e rimarrà impossibile discutere di qualunque problema per cercare di risolverlo, perchè “non si può giudicare“; quando Allah ed il Suo Profeta (sallallahu `alayhi wa sallam) invece ci hanno dato i criteri per giudicare e distinguere il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso.

3. Nell’implementazione della religione: “Perchè dovremmo elargire punizioni al posto di Dio, non sarebbe meglio se pensasse a tutto Lui? Come mai i musulmani fanno le veci di Allah quando c’è da condannare o seviziare qualcuno che abbia commesso un furto, un adulterio o qualsiasi altra cosa? “

Risposta:

Nessuno di sostituisce a Dio, bensì si seguono le Leggi che Lui stesso ci ha ordinato di implementare.

Non è in alcun modo un paragone, ma se il tuo datore di lavoro ti ordina di posteggiare la sua macchina, stai “facendo le sue veci arrogandoti il suo diritto di guidare la sua auto“, o stai semplicemente seguendo il suo ordine?

“L’applicazione dei castighi” non è stata decisa da qualche “Mullah” (per usare la retorica che piace a certa gente), ma è l’ordine di Allah l’Altissimo sancito nel Corano e messo in pratica dallo stesso Profeta (Pace e Benedizioni su di lui), o vorremmo dare a intendere che egli abbia “malcompreso” la rivelazione a lui destinata (wa na`udhubiLlah!)?!

La questione dei “castighi” è già stata abbondantemente affrontata in questo forum: alla tesi (frutto di una completa incomprensione, quando non di cattiva fede) secondo la quale le pene – sancite nel Corano e nella Sunnah stessi! – sarebbero “un’indebita intromissione dell’uomo in ciò che spetta solo a Dio“, la risposta è molto semplice:

Dio stesso ci ha ordinato di applicare le Sue leggi in questo mondo.

La Legge di Allah sulla terra di Allah.

Da un altro post, in risposta ad una domanda simile:

“Faremmo le veci di Allah se ci arrogassimo la pretesa di conoscere quale sarà il destino ultra-terreno di Tizio o di Caio, o di condannarlo noi al Paradiso od all’Inferno, visto che in realtà il giudizio ultra-terreno spetta solo ad Allah, ed a Lui spetta la decisione di ricompensare una persona con il Paradiso o di punirla con l’Inferno.

Ma infatti nessuno afferma che possiamo noi umani condannare qualcuno all’inferno od al paradiso; a noi umani spetta l’amministrazione della Legge di Dio in questo mondo, non il giudizio riguardo l’Aldilà.

Le condanne e le pene cui alludi (peculiare che tu ti concentri solo sulla parte delle pene corporali) vengono invece impartite come punizione temporanea in questa vita, per ordine di Dio e del Suo Profeta: Dio stesso ha stabilito queste condanne nel Suo Libro; con quale contorta logica puoi affermare che mettere in pratica la Legge che Dio stesso ha stabilito venga applicata da noi esseri umani in questo mondo, significhi “fare le veci di Allah“?“.

L’argomento è comunque stato ampiamente sviluppato in questi post, ai quali rimando:

http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=42541&mforum=islam#42541
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?t=2705
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=26678&mforum=islam#26678
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=17828&mforum=islam#17828
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=18818&mforum=islam#18818

4. Un altro punto, infine, è quello di chi pretende di giustificarsi buttandola su “ciò che c’è nel cuore“, stabilendo quindi una rottura, una dicotomia, tra l'”interiorità” e l'”esteriorità”, come se Allah avesse ordinato soltanto di nutrire il primo, e chi invece prestasse attenzione ad entrambi i piani dovesse essere tacciato di “ipocrisia“, “formalismo“, “letteralismo farisaico“. 

Invece, Allah ci ha ordinato di agire su entrambi i piani: sia di pregare con sincerità e concentrazione, sia di farlo in determinati e precisi momenti della giornata; sia di essere modesti e casti, sia di vestirci secondo precise regole (sia uomini che donne); sia di lasciar crescere la barba, sia di essere onesti nelle nostre transazioni.

Quella della dicotomia interiore/esteriore è una caratteristica di altre religioni attuali, che non ha nulla a che fare con l’Islam; l’Islam ci invita semmai a nutrire entrambi i piani contemporaneamente, ed entrambi sono essenziali per l’accettazione delle nostre azioni.

Anche questo punto è già stato discusso in altri post, come quando, alla sorella che ha detto:

penso che è verpo che non possiamo cambiare la religione a nostro piacimento ma è anke vero che Allah swt è misericordioso e compassionevole e se noi crediamo davvero in lui lo sa xkè è l’ unico in grado d leggere nei nostri cuori“,

abbiamo risposto così:

“Questo è un modo di ragionare estremamente pericoloso che può portare a gravi eresie, come quella degli antinomisti; ovvero, “non serve per forza stare seguire i dettagli la Legge, basta ciò che c’è nel cuore, e Dio vede ciò che c’è nel cuore, etc.“. Purtroppo, vivendo a contatto con i post-cristiani di oggi, certi Musulmani subiscono l’influenza del loro modo post-cristiano di pensare, e difatti questo è proprio il modo di pensare di tanti “cristiani” contemporanei, che non hanno una Legge Sacra.

Certamente Iddio è il più Misericordioso e Perdonatore, ma al tempo stesso è anche Colui che punisce severamente, e ci sono molti ahadith che illustrano chiaramente la punizione per chi non esegua la Salah nel suo orario.

I Sahabah (radiyallahu `anhum) erano coloro che più e meglio avevano comprensione di Allah e dei Suoi attributi di Misericordia e Perdono, ma mai nessuno di loro ha usato questa come “scusa” per cercare di giustificare le violazioni della Legge che Lui stesso ci ha dato, nemmeno nel più “piccolo” comando.
E figuriamoci allora se si tratta di non eseguire la Salah nel suo orario, che è uno dei peccati più gravi”.

In riferimento poi al tentativo di “scardinare” precetti “esteriori” pretendendo di dare la “priorità” a “ciò che c’è nel cuore“, abbiamo risposto:

“Questo genere di ragionamenti (in cui si giudica quale azione haram sia migliore di quale) è assolutamente privo di senso, è come quelli che dicono:

Sì io non indosso l’hijab, ma non è meglio chi non indossa l’hijab e “non è ipocrita” di chi magari lo indossa però poi fa il peccato x?”,

O:

Sì, io non faccio la Salah, però mi comporto bene con i miei genitori; c’è tanta gente che fa la Salah ma poi tratta male i genitori“.

Tutti questi discorsi sono assolutamente privi di senso e gravi giustificazioni di aperte violazioni della Shari`ah in nome di presunte “priorità” stabilite senza alcuna base; ed è un po’ come dire “ho rapito una persona, non è meglio che gli taglio tre dita del piede sinistro, invece che tre dita della mano destra?” (scusate l’esempio), quando invece dovrebbe essere ovvio che ciò che è meglio è non torcergli un capello e liberarlo!

Anzi, il tuo esempio è ancora più grave, perchè viene paragonato qualcosa di chiaramente haram con qualcosa di “non ottimale” e soprattutto invalutabile dall’esterno; come dicono gli inglesi, è come paragonare mele ed arance.

E questo è un modo per giustificare la violazione di un aperta e chiara violazione della Shari`ah in nome di fattori che – a differenza di essi – non sono verificabili in alcun modo dall’esternosolo Allah sa se una persona che esegue la Salah è concentrata durante di essa o no; o vorremmo forse dire che c’è un principio per il quale fare la Salah nel suo orario impedirebbe di concentrarsi, ed al contrario solo nel riunirle tutte la sera si possano raggiungere il kushu’ durante la Salah?..

Il punto è che quello è che è davvero meglio, è fare le cose giuste, al momento giusto, e nel modo corretto, e questo dev’essere l’unico obiettivo!

Così, quello che è davvero meglio, è fare la Salah nel suo tempo e con concentrazione: così come non c’è nessuno che ti punti la pistola alla testa se preghi nell’orario corretto, allo stesso modo non c’è nessuno che te la punti se quando esegui la preghiera nel suo tempo ti impegni anche a concentrarti; o è forse un’equivalenza dimostrata quella per la quale pregare nel suo tempo impedisca la concentrazione?

Allah ci ha ordinato la preghiera in tempi stabiliti, ovunque siamo e qualunque cosa stiamo facendo; non ci ha ordinato “fate la preghiera quando vi sentite e quando trovate tempo nel comfort della vostra casa, anche a costo di non eseguirla nel suo orario, così che possiate concentrarvi meglio“; tutte queste non sono altro che giustificazioni che ci tentano per legittimare gravi peccati ed aperte violazioni della Shari`ah.

Per cui ognuno di noi deve impegnarsi a seguire le regole al 100% (e quando si scivola, si chiede perdono al Misericordioso e ci si rialza), e a farlo con le migliori intenzioni e con sincerità; nessuno ha detto che si debba scegliere “o regole o intenzioni”, se non chi, con questa scusa, vorrebbe disfarsi delle “regole” in nome del suo presunto “cuore puro” e della sua “perfezione interiore”.

O ancora, all’affermazione secondo cui:

Vedere una persona che invece ne salta qualcuna [preghiera] ma quando prega stringe gli occhi per l’emozione, concentrazione, amore di Dio, è una cosa che mi smuove molto di più..

La risposta è stata:

“Questo sono dicotomie assolutamente errate.

Chi ha detto che la scelta è tra o il fare le cinque Salawat nel loro orario ma in modo meccanico ed insincero, o farle tutte in una volta ma con sincerità e concentrazione? Sulla base di che cosa si dovrebbe scegliere o l’uno o l’altro, e non sarebbe possibile unire sincerità e tempo corretto?

Allah ci ha ordinato entrambe le cose: sia di pregare con sincerità e concentrazione, sia di farlo in determinati e precisi momenti della giornata.

Quella della dicotomia interiore/esteriore è una caratteristica di altre religioni attuali, che non ha nulla a che fare con l’Islam; l’Islam ci invita semmai a nutrire entrambi i piani contemporaneamente, ed entrambi sono essenziali per l’accettazione delle nostre azioni”.

Si veda ancora:

http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=47508&mforum=islam#47508
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?p=9072&mforum=islam#9072
http://islam.forumup.it/viewtopic.php?t=915

Molto chiaro anche il modo in cui un fratello risponde a chi dice cose tipo: “Ho visto donne con l’hijab che però non praticano altri aspetti del Din“; “Allah guarda e giudica le tue intenzioni“; “Non indossare l’hijab non mi rende meno Musulmana“; “La quantità di corpo che copriamo non mostra la quantità di iman che abbiamo“; “Spetta solo ad Allah giudicare“; “Ho visto una donna col foulard ma con vestiti stretti ed una donna senza foulard ma con vestiti larghi“, etc. etc.

Risposta:

“Allah non giudica solamente le nostre intenzioni ma anche le nostre azioni. Percui coloro che dicono che Egli  giudica solo le intenzioni sta cercando di indurre alla deviazione. Non solo, ma qual’è allora l’intenzione di chi non indossi l’hijab? Non è forse la loro intenzione di disobbedire volutamente al proprio Signore? Ed in tal caso, come pensa che Egli  potrà giudicarla? La scusa “quello che conta sono le intenzioni” potrebbe venire sfruttata per qualsiasi cosa: potrei rubare ciò che ti appartiene e dire “quello che conta sono le intenzioni”, ma ciò non rende lecito il furto.

E quando dicono che “Non indossare l’hijab non mi rende meno Musulmana“, ciò è vero: esse non diventano miscredenti, però ciò le rende delle Musulmane fasiqat (aperte peccatrici) agli occhi della Shari`ah, e chiunque si senta a posto e si accontenti di essere un aperto peccatore ha delle priorità completamente scombinate”.

[ahmad12; fonte]

In un altra discussione, due interventi condensano molto bene quanto detto sinora:

“I fratelli devono realizzare che il nostro Din ci comanda di ordinare il bene e proibire il male. Se un munkar [male] viene commesso pubblicamente, di esso si dovrà parlare e confutare in pubblico. Tutto queste frasi senza senso tipo “non giudicarmi” e “chi sei tu per dirmi questo?” sono il risultato del crescere in “Occidente” ed adottare valore che sono a volte diametralmente opposti a quelli dell’Islam”

[godilali; fonte]

Non giudicare gli altri!“… “Solo Allah ha il diritto di giudicare!“, etc., sono solo slogan ingannevoli come “Fintanto che il mio cuore è pulito…” o “L’importante è quello che c’è nel cuore”, al solo scopo di trovare scuse per non seguire l’Islam. Sì, soltanto Allah è il vero e massimo giudice di ogni cosa, ma Egli ci ha concesso una guida nella forma del Qur’an e della Sunnah, tramite i quali noi possiamo distinguere il giusto dallo sbagliato. Se nessuno avesse il diritto di “giudicare” gli altri, allora non dovremmo mai criticare od odiare le azioni di qualsiasi stragista, serial killer, pedofilo, terrorista o qualsiasi altro nauseabondo individuo colpevole di un crimine atroce”.
[[Mufti] Javed12345; fonte]

Nel thread da cui è stata tratta la prima citazione, vi è anche la risposta di una muridah di Shaykh Yunus Patel (rahimahullah), che contiene anche due brevi brani dai suoi discorsi, e val la pena di copiare anche qui:

“Dear Sister in Islam,

1.) Having read your post, and the different excuses presented by some women (which are common excuses) – and I thought of sharing two excellent analogies conveyed to us by my respected teacher, Shaykh Yunus Patel (RA) :

Hazrat Maulana had presented the example of a bird. If a bird has a sound heart, but its wings are clipped, it will never soar.

Similarly, if a Muslim claims to have a “sound” or “clean” heart, but does not have the attire and identity of the Muslim, then that Muslim will never soar spiritually.

Hazrat Maulana (RA) also gave the example: If there is a brand new Boeing on the tarmac and passengers have boarded for flight, and the engine is in perfect condition, but just one small wheel is punctured, the plane will never take off.

Similarly, if a Muslim claims to have an excellent heart, but his or her ‘zaahir’ is not right, then the person will not take flight, spiritually. Because he or she has punctured the Zaahir (outward appearance)”.

2.) There are so many valid points to counter those reasons and excuses.

It takes perhaps a few minutes to put the Zaahir right : How long does it take us to wear a burqa, niqaab, jilbaab? – just a few minutes.

But it takes, sometimes, a lifetime, to work on the Baatin – i.e. to reform the nafs and to purify the heart. Correcting the Zaahir, facilitates ease in correcting the Baatin. This is the great impact our clothing has on our spirituality.

If a woman is in Hijaab and Niqaab, or a man wears the Sunnah Libaas, she or he will think many, many times before going to a venue of sin, i.e. if there is that temptation. The dressing thus becomes a barrier between the Muslim and sins : A barrier between us and cinemas, clubs, casinos, and other Haraam establishments.

We would not want to be seen at such venues because of what our dressing represents.

And when we stay away from the venues of sins, we stay away from sins, and when we stay away from sins, we improve on our Taqwa. SubhanAllah.

3.) The Hadeeth makes clear that Hayaa (shame and modesty) is a branch of Imaan – highlighting the great importance of modesty – in our dress, in our speech, in our actions, in our heart and mind – in everything. It is not confined to just one aspect of our lives. It covers the entire spectrum of our lives. But the easiest to start with is our dressing – which then influences everything else.

4.) Another point comes to mind: My respected Shaykh presented the example of 400 men in a gathering and ONLY ONE is wearing a kurta, topee and has a fist length beard, etc. The rest are all in suit and tie. If you were to tell a 4 year old child : Make Salaam to the ones you recognize as Muslims.

The 4 year old will make Salaam first and foremost to the one whom he RECOGNIZES as a Muslim – the one who is dressed in the Sunnah Libaas. He will, in all probability, not even consider the rest.

So even if the 399 in suit and tie are Muslim, they will not be recipient to that Salaam because they have not been recognized as Muslim.
The same with women.

5.) The different excuses by women, not to wear the Hijaab, are the excuses of nafs and the whisperings of Shaytaan. The condition of a true and sincere Muslimah is the deep-hearted aspiration to conform to the Pleasure of Allah Ta’ala. May Allah Ta’ala make us true and sincere.

In the time of Rasulullah (Sallallahu ‘alayhi waSallam), not one of his pure wives, his chaste daughters or the pious Believing women who were part of his noble company, understood Hijaab as something other than veiling. They were all veiled and their garments were modest and loose.

Then which one of us today, can be so bold and audacious to claim to have a purer heart than the Ummahatul Mu`mineen? And can thus walk about without Hijaab?

The need is to acknowledge weakness and not justify it.

It is only when in Hijaab, does a woman realize its beauty, its protection, its benefits, its blessings.

6.) Every aspect and every teaching of Islam is BEAUTIFUL beyond words. The weakness is with us – Never with Islam.

May Allah Ta’ala give us all the understanding and appreciation”.
[munawwarah; fonte]

Non è un caso che si sia finiti per parlare di Salahhijabniqab e barba, perchè tutti questi discorsi sorgono proprio nel momento in cui si deve applicare il Din e passare dalle parole ai fatti, ed è proprio questo il momento in cui si va’ alla ricerca di qualsiasi scusa e pretesto per non impegnarsi e fare sacrifici – e, quel che peggio, lo si fa sull’influenza di ideologie extra-islamiche che contrastano apertamente il messaggio e la metodologia dell’Islam.

  1. Hind
    16 agosto 2012 alle 15:14

    Subhanallah!
    Dovrebbero leggerlo tutti!

    Mi piace

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